Settimo incontro Forza dall’Alto

Atti 2,1-12

Sventura grande nella scrittura non avere profeti, non sapere leggere ciò che accade con il pensiero di Dio. Lo Spirito Santo, ti trova così come sei: stanco, impaurito, cieco, zoppo ma se sei aperto alla Grazia, alla Forza dall’alto, la vita te la restituisce come Lui la sogna, felice, libera, consegnato, nuovo, eterna.  Il corpo del Risorto è grondante di Spirito Santo: per 50 giorni incontra, parla, mangia con i suoi: Gesù è venuto a liberare la nostra libertà e vuole che restiamo liberi. Quando se ne và, non ci lascia orfani, ma figli di Dio, invasi dallo Spirito Santo, riempiti dal vento Santo. Invasione, pienezza che è liberante perché dove c’è lo Spirito, c’è libertà, come dice Paolo. Invasione, pienezza che ci rende dedicati al Vangelo, ai fratelli, al Regno di Dio! È lo Spirito il grande protagonista della storia della salvezza. È lo Spirito che vuole invadere te, riempire la tua storia di figlio amato: allora “lascia che la grazia del tuo battesimo fruttifichi in un cammino di santità, lascia che tutto sia aperto a Dio e a tal fine, scegli Lui, scegli Dio sempre di nuovo. Non ti scoraggiare, perché hai la forza dello Spirito Santo” (Gaudete et Exultate 15).

Bellissima la domanda finale del brano ascoltato: Cosa significa questo? Che cosa significa tutto questo per noi? Dio vuole stringere una alleanza con te, un patto d’amore e lo fa attraverso lo Spirito Santo: come? Lo Spirito Santo dona doni!

SAPIENZA: “Questo, però, non nel senso che ha una risposta per ogni cosa, che sa tutto, ma nel senso che «sa» di Dio, sa come agisce Dio, conosce quando una cosa è di Dio e quando non è di Dio. Il cuore dell’uomo saggio in questo senso ha il gusto e il sapore di Dio” (Papa Francesco). Che belli i cristiani così! Sapienza non è erudizione ma è il sapere mettere insieme le perlelegandole, per evitare che vadano a perdute. Leggere questo tempo (ma sempre) con la sapienza di Dio e unificare con un filo d’oro le perle che Dio ci ha regalato, imparando da tutto. Il cuore di Maria è un cuore sapiente perché è un laboratorio della fede: mette insieme una ad una le perle, custodendo anche ciò che non comprende ora! Chi ha perso la sapienza? Adamo perché il serpente ha tagliato i fili che tenevano insieme le perle e quindi perdendo l’amicizia con Dio, perde la felicità e diventa saccente à crede di sapere lui ciò che è bene e male. Sapienti sono Pietro e Paolo che si fermano per verificare e pregare dove andare, cosa fare, il senso di un fallimento. INTELLETTO: il dono dell’intelletto permette di “intus legere”, cioè di “leggere dentro”, leggere nelle profondità: questo dono ci fa capire le cose come le capisce Dio. Noi sempre volgiamo capire: capisco, quindi controllo, quindi sto tranquillo! Ma alcune cose non le capiremo mai: Papa Benedetto parlava di intelletto d’amore e la scuola francescana non lasciava mai alla sola ragione umana la comprensione delle verità. Ci vogliono insieme ragione, fede e affetti! Come diceva bene Pascal: “Le cose umane bisogna capirle per amarle: le cose di Dio bisogna amarle per capirle”. Noi conosciamo quello che impariamo ad amare. Pietro e Paolo sono stati formati nelle loro interiorità a conoscere in un altro modo, con la Forza dall’alto: tutti vedevano persecuzione e fine, loro vedevano fecondità, possibilità, occasione. CONSIGLIO: Questo dono dello Spirito Santo aiuta l’arte della decisione. È il dono necessario per saper scegliere: scegliere è preferire e, dunque, saper perdere qualcosa. La vita è gioia di cose che ricevi e di cose che ti prepari a perdere. L’avaro è colui che non vuole perdere nulla, è l’immagine di chi non si decide mai. S. Francesco era povero per lucidità, per esercitare il consiglio, per essere libero e non dover difendere nulla. “Il consiglio è il dono con cui lo Spirito Santo rende capace la nostra coscienza di fare una scelta concreta in comunione con Dio, secondo la logica di Gesù e del suo Vangelo” (Papa Francesco). Chiedi a Dio il dono di un accompagnatore spirituale perché ti aiuti a guarire la memoria, ad allargare lo sguardo, a perdere per trovare e imparare a riconoscere-interpretare-decidere: è un processo per non rimanere in eterno nella rotonda. Le paure del futuro rivelano spesso le ferite del passato. Pietro e Paolo ascoltano la realtà, la valutano a partire dall’esperienza di Gesù e scelgono come far lievitare la Chiesa. Stai attento: oggi tanti che ti dicono la loro opinione, idea…il dono del consiglio per come stare oggi dentro questo tempo per sceglierlo e non subirlo: le cose accadono ma tu puoi scegliere come starci dentro! Che libertà! FORTEZZA: Lo Spirito Santo ti mette dentro la forza per vivere con coraggio e audacia; non trascinandoti. La fortezza è per tirare fuori la tua bellezza. Dio cerca il tuo aspetto più alto, più nobile perché è la tua verità. Come fai a vedere se hai fortezza? Affrontando i problemi: le fatiche ci sono e sono date per crescere, per tirare fuori il meglio di te. Ciò che ti resiste ti è utile, ciò che ti resiste ti struttura! Perché tu viva una vita alta, nobile, bella tu puoi essere riempito di parresia (franchezza, il coraggio, la verità con carità!). Lo Spirito Santo è il nostro allenatore. Ti chiede di fare fatica, ti incita al sacrificio ma per una gran bella vittoria! Giovanna d’Arco: Bisogna dare battaglia perché Dio doni vittoria!       Serve la fortezza per portare ardore e fuoco dove c’è grigiore. Chi ha la parresia non segue solo la pista ma la inventa, accoglie la sfida della la porta stretta. La debolezza di Pietro e Paolo vissuta per Cristo, con Cristo e in Cristo è diventata passione missionaria: perché “Tutto posso in Colui che mi dà la forza!” (Fil 4,13). SCIENZA: questo dono ci apre alla contemplazione del creato, della casa comune, allo sguardo di Dio che vede in tutto bellezza. “Il dono della scienza ci pone in profonda sintonia con il Creatore e ci fa partecipare alla limpidezza del suo sguardo e del suo giudizio” (Papa Francesco). Vedere nella bellezza del creato le tracce del Bellissimo. C’è un fine grandioso e nobile nelle cose: l’uomo immagine di Dio à riuscire a vedere in te, nell’altro, nella creazione il piano segreto di Dio, il suo sogno: la fraternità universale. Il mondo creato nato dalla creatività di Dio. Nella Laudato si’ Papa Francesco 5 anni fa richiamava tutti a una conversione ecologica che non è solo essere green ma è un metodo per abitare la realtà; è ciò che ci ha poi detto il 27 marzo 2020 in Piazza San Pietro, sotto la pioggia in quella serata unica: “In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato”. Non ci salviamo da soli! È lo sguardo di Pietro e Paolo sulle persone malate, ferite, tribolate dalla vita: dare loro quello che hai; dare con qualità! PIETA’: è il dono che suscita un affetto filiale con il Signore, un’amicizia intima. È una tenerezza che provi per Dio, un senso di dolcezza e di gioia nel pensare a Gesù, il sentirti onorato di essere Suo figlio. Porta ad avere il senso della figliolanza. “Si tratta di una relazione vissuta col cuore: è la nostra amicizia con Dio, donataci da Gesù, un’amicizia che cambia la nostra vita e ci riempie di entusiasmo, di gioia. Per questo, il dono della pietà suscita in noi innanzitutto la gratitudine e la lode” (Papa Francesco). Ma se siamo figli, siamo fratelli tra noi. Pietro e Paolo non possono più pensarsi senza le comunità dei fratelli e sono molte le lacrime versate mentre seminano la Parola, ma più grande è la gioia nel raccogliere i covoni! Il card. Comastri racconta di aver chiesto a Madre Teresa: “Perchè i suoi occhi sorridono tanto?”. La risposta fu semplice: “Perché le mie mani hanno asciugato molte lacrime!”. Vuoi avere un cuore di carne, vuoi avere la pietas? Sporcati le mani con le lacrime, le sofferenze e i sorrisi dei poveri. E fallo presto prima che la durezza del cuore ti prenda tutto. Alda Merini scrisse: “Chi regala le ore agli altri vive in eterno”. Perché: Tutto ciò che è fatto nell’amore, non muore mai! TIMOR DI DIO: non è la paura di Dio ma l’abbandono alla bontà del Padre che ci vuole tanto bene. È il dono dello Spirito che ci ricorda quanto siamo piccoli di fronte a Dio e al suo amore e che il nostro bene sta nell’abbandonarci con umiltà, con rispetto e fiducia nelle sue mani. L’abbandono è la fine di tutte le paure mi dice sempre il mio padre spirituale! Commossi e conquistati dal suo amore Pietro e Paolo, sono figli della Luce pasquale, splendono e fanno splendere la luce della fede, la gioia del Vangelo. È irresistibile la forza dell’amore e ti porterà dove tu non andresti mai: ma l’amore di Dio fa fare follie oltre il proprio interesse! Avrete forza dall’altro e mi sarete testimoni fino ai confini della terra. In Gaudete et Exultate, c’è un passaggio che ti consegniamo: Più vivi, più umani. G.E. 32. Non avere paura della santità. Non ti toglierà forze, vita e gioia. Tutto il contrario, perché arriverai ad essere quello che il Padre ha pensato quando ti ha creato e sarai fedele al tuo stesso essere….33. Ogni cristiano, nella misura in cui si santifica, diventa più fecondo per il mondo. 34. Non avere paura di puntare più in alto, di lasciarti amare e liberare da Dio. Non avere paura di lasciarti guidare dallo Spirito Santo. La santità non ti rende meno umano, perché è l’incontro della tua debolezza con la forza della grazia. In fondo, come diceva León Bloy, nella vita «non c’è che una tristezza, […] quella di non essere santi».

Domanda. Al termine di questo percorso Forza dall’alto, riconosci e interpreta cosa questo tempo di pandemia ha evidenziato come potenzialità e limite in te. Covid 19, come un evidenziatore, può farti un servizio per diventare più adulto nella umanità e nella fede. Alla luce di questo discernimento personale, decidi con il tuo accompagnatore, cosa lasciare e cosa coltivare per entrare nella tua vocazione e missione.

—oOo—oOo—oOo

Siamo nel 1224. Sul monte della Verna Francesco aveva ricevuto nella carne le stimmate che lo rendevano del tutto somigliante a Cristo crocifisso. Spossato dai digiuni e dalle malattie, cieco e quasi agonizzante, Francesco soffriva in tutto il corpo e forse ancor più nell’anima. I valori evangelici che aveva cercato di vivere, venivano contestati a volte perfino tra i suoi frati. Nella vita di Francesco, scende la sera.

Tornando dalla Verna, Francesco si fermò nel monastero di San Damiano. Le sofferenze non davano tregua a Francesco. Una notte, riflettendo alle tante tribolazioni che aveva, Francesco disse in cuor suo: “Signore, vieni in soccorso alle mie infermità, affinché io sia capace sopportarle con pazienza!”» (F.F. 1614). E nel corso di tanta agonia «subito gli fu detto in spirito: “Fratello, dimmi: se uno, in compenso delle tue malattie e sofferenze, ti donasse un grande prezioso tesoro, come se tutta la terra fosse oro puro e tutte le pietre fossero pietre preziose e l’acqua fosse tutta balsamo: non considereresti tu tutte queste tribolazioni come un niente, come cose materiali, terra, pietre e acqua, a paragone del grande e prezioso tesoro che ti verrebbe dato? Non ne saresti molto felice?”. Rispose Francesco: “Signore, questo sarebbe un tesoro veramente grande e inestimabile, prezioso e amabile e desiderabile”. E gli disse: “Allora, fratello, rallegrati e giubila pienamente nelle tue infermità e tribolazioni; d’ora in poi vivi nella serenità, come se tu fossi già nel mio Regno”» (F.F. 802). Una gioia soprannaturale invade in un istante l’anima di Francesco: la gioia della certezza del regno […]» (F.F. 90). La mattina seguente, Francesco chiamò i compagni e, non stando più in sé dalla gioia, si mise a cantare loro il Cantico delle Creature che aveva appena composto.

Altissimu, onnipotente, bon Signore,
Tue so’ le laude, la gloria
e l’honore et onne benedizione.
Ad Te solo, Altissimo, se konfane,
e nullu homo ène dignu Te mentovare.

Laudato si’, mi’ Signore,
cum tutte le Tue creature,
spezialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno
et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante
cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significazione.

Laudato si’, mi’ Signore,
per sora Luna e le stelle:
in celu l’ai formate
clarite e preziose e belle.

Laudato si’, mi’ Signore,
per frate Vento
e per aere e nubilo
e sereno e onne tempo,
per lo quale a le Tue creature
dai sustentamento.

Laudato si’, mi’ Signore,
per sor’Acqua,
la quale è multo utile et humile
e preziosa e casta.

Laudato si’, mi’ Signore,
per frate Focu,
per lo quale ennallumini la notte:
et ello è bello e iocundo
e robustoso e forte.

Laudato si’, mi’ Signore,
per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta e governa,
e produce diversi frutti con coloriti fiori et herba.

Laudato si’, mi’ Signore,
per quelli ke perdonano per lo Tuo amore
e sostengo infirmitate e tribulazione.
Beati quelli ke ‘l sosterrano in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’, mi’ Signore,
per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po’ skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue santissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà male.

Laudate e benedicete mi’ Signore et rengraziate
e serviateli cum grande humilitate.

Grazie a questo guardare negli occhi ogni cosa e ogni persona, nel 1224 comincia con il Cantico delle creature la nostra letteratura: comincia bene-dicendo, all’opposto del nostro spesso quotidiano dire-male di cose e persone, o male-dirle di continuo. Dal Cantico impariamo che chi loda non odia, chi stima ama. Il Cantico delle creature è il recupero in profondità di quello che le cose sono: segni che manifestano Dio: nasce da una contemplazione del cuore. Francesco canta la creazione sentendola con gli occhi interiori, gli occhi dello Spirito. La creazione più che vivere fuori, vive dentro di lui…che bellezza! Il Cantico di Frate Sole celebra una riconciliazione totale dell’uomo con il mondo, con sé stesso e con Dio. E il segreto di tale riconciliazione è una fraterna comunione con le cose più umili, quelle alle quali siamo legati in maniera vitale e che “vivono a portata di mano e di sguardo”: l’acqua, il fuoco, l’aria, la luce… Francesco entra nella fraternità delle creature. Diventa egli stesso “uomo di sole, d’acqua…”

Proviamo a mettere in relazione i doni dello Spirito Santo e questo divenire di Francesco un tutt’uno col creato, in una comprensione unificante del reale.

Sapienza. È la grazia di poter vedere ogni cosa con gli occhi di Dio. Vedere il mondo, vedere le situazioni, le congiunture, i problemi, tutto, con gli occhi di Dio. Francesco è tutto proteso verso l’Altissimo, unificato in una sola direzione (quante volte noi ci disperdiamo). Quello diventa il suo punto di vista!
Intelletto. È la capacità di scrutare le profondità del pensiero di Dio e del suo disegno di salvezza. Dono strettamente connesso alla fede. Francesco discende nel grembo di Madre Terra che custodisce il segreto della sua fecondità. Come il seme, Francesco marcisce, sa aspettare, si lascia curare…per diventare frutto per gli altri.
Consiglio. Attraverso il dono del consiglio, è Dio stesso, con il suo Spirito, a illuminare il nostro cuore e rende capace la nostra coscienza di fare una scelta concreta in comunione con Dio Francesco è il sole: la sua anima è il punto di irradiazione della luce divina che lo abita. Francesco è il vento: la sua vita è una danza tra il cielo e la terra. È aperto all’imprevedibilità della vita e ai suoi continui mutamenti…
Fortezza. Il dono che libera il cuore dal torpore, dalle incertezze, dagli impedimenti e da tutti i timori che possono frenarlo. Francesco è il fuoco: si accende di passione e zelo per tutto ciò che vive, una passione che scalda e illumina.
Scienza. Fa cogliere, attraverso il creato, la grandezza e l’amore di Dio e la sua relazione profonda, traboccante, con ogni creatura. Francesco è l’acqua: il suo cuore è una sorgente traboccante di quell’amore prezioso e casto che accoglie dall’Alto, trasformandolo in un corso d’acqua capace di irrigare il mondo…
Pietà. È il nostro legame profondo con Dio, un legame che dà senso a tutta la nostra vita e che ci mantiene saldi, in comunione con Lui, anche nei momenti più difficili e travagliati. Rende capaci di gioire con chi è nella gioia, di piangere con chi piange… Francesco è la luna: accetta le fasi di decrescenza e di buio. Francesco sa rallegrarsi con semplicità nel contemplare la luce riflessa nel volto delle altre creature e ne accetta con umiltà la mediazione. Francesco è perdono: attraverso il mistero della croce, vede in ogni prova, sofferenza e lacerazione, la possibilità di protendere le braccia al di là delle ferite, per ristabilire la comunione e offrire la rigenerazione.
Timore di Dio. Fa prendere coscienza che la nostra vera forza sta unicamente nel seguire il Signore Gesù e nel lasciare che il Padre possa riversare su di noi la sua bontà e la sua misericordia: siamo figli infinitamente amati. Francesco nella morte è come il sole al tramonto: si abbandona nell’attesa serena del nuovo giorno che non muore: il giorno senza fine, la vita eterna!

 L’essere umano che rinasce dallo Spirito, dalla “forza dall’alto”:

1.Sa fraternizzare con tutte le creature con tutta la sua umanità. Ha cura e responsabilità verso la natura (cf. papa Francesco, Laudato si). È sensibile alla bellezza e libero da atteggiamenti di consumo, dominio, sfruttamento.

2.Sa lodare e ringraziare e si apre al perdono e alla pace. Scomparsi ogni disprezzo e ogni aggressività e perfino il turbamento, non si turba né si irrita per nulla, neppure per l’errore altrui. Anche in mezzo alle tensioni egli custodisce la pace. È qualcosa che non si ottiene a comando non basta deciderlo con la volontà: sgorga dal profondo: dalla relazione intima con Dio.

3.È guarito dalla cecità. La testimonianza cristiana ha più che mai oggi bisogno di “un’ecologia dello sguardo” per rileggere la realtà come luogo della solidarietà di Dio col mondo, col creato.

 

A laude di Cristo e del poverello di Assisi!