Arrivo della XXXIV Marcia Francescana: “Cento per uno”

1750 giovani ci dicono che il pellegrinaggio ed il Perdono non sono “passati di moda”

«Voglio mandarvi tutti in paradiso e vi annuncio l’indulgenza che ho dalla bocca del sommo pontefice e tutti voi che oggi venite e tutti quelli che verranno ogni anno in questo giorno con cuore buono e contrito ottengano l’indulgenza di tutti i loro peccati».

Oggi sembrano risuonare queste parole di Francesco nella presenza del suo successore, p. Michael Perry, che, con grande gioia, ha accolto numerosi giovani pellegrini provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo per ricevere l’Indulgenza plenaria.

La marcia francescana è nata dall’esigenza di alcuni giovani toscani che, nel 1980, si sono messi in cammino volendo ripercorrere l’ultimo tragitto che Francesco ha compiuto da La Verna ad Assisi prima di morire. Gli organizzatori si aspettavano pochi giovani e invece il loro numero sfiorò i 100 partecipanti e da allora ogni anno aumentano.

Una domanda sorge spontanea: che esigenza può esserci oggi nel compiere un pellegrinaggio?

È qualcosa che appartiene alla devozione passata, potremmo pensare. Il pellegrinaggio rappresenta simbolicamente il cammino di sequela verso Gesù Cristo ed è un tempo che il pellegrino sceglie per entrare in una relazione più profonda con il Signore.

È un tempo limitato in cui ci si discosta dalla frenesia ordinaria per mettersi in ascolto e per gustare la bellezza che avvolge il creato. Il pellegrino è colui che si fa straniero e porta su di sé le fatiche fisiche e interiori come offerta a Dio.

Ogni pellegrinaggio ha una meta. Oggi la meta di questi giovani e di molti altri fedeli è la Porziuncola, una piccola porzione di terreno su cui è costruita una chiesetta che manifesta la misericordia di Dio Padre. Nel 1216 Francesco ebbe una visione in cui Gesù e Maria gli chiesero che cosa desiderasse per la salvezza delle anime. «La risposta di Francesco fu immediata: “Santissimo Padre, benché io sia misero e peccatore, ti prego che a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe.”».

Dopo 800 anni il sogno di Francesco continua a realizzarsi. La piazza di Santa Maria degli Angeli oggi è divenuta luogo di accoglienza per tanti pellegrini. Dopo tanto cammino, hanno potuto baciare la terra che tanto hanno desiderato raggiungere e uniti, come un solo corpo, hanno percorso tutta la piazza per entrare nella Porziuncola e nella Misericordia di Dio.

I volti radiosi e commossi esprimono la preziosità del cammino percorso con il Signore. Tutte le fatiche fisiche sembrano essere scomparse. È come in un parto: il dolore lascia spazio alla vita nuova che è nata. Dopo che tutti i pellegrini sono entrati in Porziuncola, il ministro generale ha espresso la sua gioia nel vedere così tanti giovani. E, indossando una T-shirt verde dei marciatori del gruppo Toscana, li ha invitati tutti a continuare a vivere questa esperienza nel quotidiano e li ha salutati assicurando loro la sua preghiera.

La piazza, la stessa che accolse lo scorso 4 ottobre 2013 l’amato Papa Francesco, è divenuta una grande assemblea di fedeli che si è rivolta a Dio pregando per la Chiesa e secondo le intenzioni del Papa.

L’abbraccio del Perdono di Dio è stato quel “cento per uno” che i marciatori hanno ricevuto per aver accolto la Parola di Dio ed essersi fidati di Lui.

“Cento per uno”, infatti, è la Parola che ha accompagnato i pellegrini in questa XXXIV Marcia francescana. E come il Padre misericordioso nella parabola del Figliol prodigo, anche loro hanno voluto festeggiare il ritorno nella casa del Padre. Canti, balli, colori, … hanno impreziosito questo momento, espressione della gioia che ognuno ha vissuto interiormente.

I festeggiamenti (per oggi …) sono terminati solo esteriormente, perché ognuno sa non solo di aver vissuto un bel momento, ma è certo di essere finalmente tornato a Casa.

5° giorno di Marcia per giungere a Montefalco

Una pioggia abbondante ci accoglie, una pioggia di Misericordia ci ridà vita

Prevista già dalla giornata di ieri, quando marciavamo in direzione San Terenziano, oggi la pioggia è arrivata, causando qualche piccolo disagio, mentre procedevamo verso Montefalco.

Qui sosteremo anche domani per un importantissimo incontro che i ragazzi faranno con la Misericordia del Padre: la penitenziale, cuore di questi giorni di cammino.

L’ascolto delle parabole del Regno allargano poco alla volta il nostro cuore a ricevere il dono della Sua Presenza nella nostra vita e rafforzano il nostro desiderio di esserne fedeli servitori.

Di grande aiuto al cammino è la fraternità che di giorno in giorno si va costruendo, favorita anche da momenti ludici, come il workshop della serata di lunedì, e da altri nei piccoli gruppi, come è avvenuto ieri sera.

Che tutto sia impegnato da Dio affinché il Suo seme in noi porti frutto, al Cento per Uno, per essere parte così anche noi allo splendore del Regno dei Cieli.

Terzo giorno di marcia verso la Misericordia

Sono perché pensato, sono perché amato

Prosegue il cammino dei marciatori verso la Porziuncola.

Partiti ieri da Amelia, dopo la sosta a Sambucetole in cui siano stati calorosamente accolti dal vicario generale della diocesi di Terni-Narni-Amelia, siamo giunti fino a Montecastrilli, concludendo così la prima tappa, accompagnati dal riparo delle nubi e dalla Parola di grazia.

Nella serata un momento di festa con la gente del posto ci ha fatto dimenticare della fatica fatta e ancora da fare.

Oggi Desiderosi di proseguire nel cammino, abbiamo mosso i primi passi in concomitanza con le prime luci dell’alba. Ci attendeva Massa Martana, dove si è tenuta la catechesi di questa seconda tappa.

Uno dei pensieri più belli che oggi ci è stato consegnato è che possiamo e dovremmo dire “Cogitor ergo sum” e non “Cogito ergo sum”, ovvero non sono perché penso ma sono, e continuo ad essere, perché pensato, pensato perché amato: è la misericordia di Dio che ci fa essere e ci fa crescere.

La Misericordia di Dio che chi prepariamo a ricevere!

Vincenzo ne “Il cammino si fa incontro”

Vi offro il sunto di ciò che ho vissuto e provato e per cui ancora oggi benedico

Vincenzo:

Santa Maria degli Angeli (PG) – L’arrivo è di quelli che ti lasciano senza fiato, con gli occhi lucidi, le gambe tremanti, il cuore che batte a mille. Gli abbracci e tutta la gioia che ne consegue non sarebbe possibile nè comprensibile se alle spalle non ci fosse il cammino che ognuno porta con sè, nello zaino, nella polvere, nel sudore e nelle vesciche dei piedi che – chi più chi meno – caratterizzano il corpo come segno indelebile di una strada che stravolge e coinvolge tutto te stesso.

Poche immagini rubate all’arrivo dei circa 1200 giovani, pellegrini più che marciatori, sulle strade di Cristo e sull’esempio di Franceco d’Assisi, il 2 agosto presso la Porziuncola in Santa Maria degli Angeli di Assisi.

Da tutta Italia in marcia dal 25 luglio per la festa del Perdono di Assisi, il giubileo francescano che ogni anno rende questa piccola cappella – un tempo nel cuore di un bosco di querce – la porta privilegiata per entrare nella misericordia di Dio Padre.

Alle spalle centinaia di chilometri macinati grazie al passo della fede, corroborati dalla preghiera e dalla voglia di essere pellegrini che ritornano alla casa del Padre, in attesa di quell’abbraccio d’Amore grande che ogni pellegrino porta con sé nel cuore all’inizio del viaggio verso la Porziuncola.

Anche noi ci siamo fatti pellegrini insieme ad un gruppo di giovani, per entrare nel pieno dello spirito che ogni anno – questa è la ventottesima marcia – muove i passi sulle strade di Francesco, il poverello umbro.

L’Umbria e la Toscana sono le terre che ci accolgono per questo pellegrinaggio che raccoglie circa 300 giovani di tutta Italia. E’ la marcia dell’Umbria, una delle tante che si snodano sui percorsi pensati dai religiosi francescani nelle varie regioni italiane. Ci si raduna a Cortona per poi proseguire lungo i pendii dolci, ma non troppo, della Toscana e sbucare nella terra del Santo fino alla basilica di Santa Maria degli Angeli, scrigno che custodisce la cappella della Porziuncola, dove si celebra il Perdono d’Assisi, dopo circa 150 chilometri di piedi e cuore.

E’ una comunità in cammino. Italiani, da un po’ tutte le regioni (sette sono i calabresi che vi prendono parte), ma anche messicani e francesi. La preghiera scandisce il passo, con le lodi, il rosario, la messa, che accompagnano la preparazione al sacramento della riconciliazione, uno degli ultimi atti di questo camminare verso… l’incontro con il Padre misericordioso.

La strada è faticosa, la fatica è ambiente privilegiato per capire e ascoltare il mistero di Cristo Crocifisso, la solidarietà e l’attenzione verso i fratelli in difficoltà lo spirito che unisce, fortifica, fa cadere le maschere e fa essere se stessi.

Una esperienza significante e significativa che regala attimi unici. Il tempo del silenzio è l’ambiente in cui rileggere, passo dopo passo, la propria esistenza alla luce della Parola, guida, maestra e compagna di strada. La sera, poi, l’animazione nei paesi toccati dalla marcia è la testimonianza viva e bella di una Chiesa pellegrina, gioiosa, e capace di rinnovare e rinnovarsi lungo le strade del mondo, per farsi segno visibile dell’Amore, che è Vita, Verità, Via nel ritmo dei giorni che vanno.

Per i giovani pellegrini non c’è attimo di tregua. I ritmi sono serrati. Sveglia la mattina alle cinque, colazione in mezz’ora e poi subito in marcia, zaino in spalla lungo strade bianche o carrozzabili a cavallo di Umbria e Toscana. A guidarli sono i frati e le suore francescane che abitano i conventi della regione del Santo d’Italia, che, come attenti “padri” e “madri” sostengono spiritualmente il cammino di questi pellegrini dal cuore attento, in cerca del senso pieno della vita.

Dieci giorni ricchi di ogni cosa: festa, sudore, preghiera, gioia, canto, difficoltà, sconforto, imprevisti, allegria, bellezza, morte, risurrezione. Il cammino è metafora della vita e lungo le strade di questi giovani è davvero accaduto di tutto. Personaggio guida, per la riflessione e le catechesi, curate da padre Francesco Piloni, è Pietro, il peccatore che lo sguardo di Dio misericordioso trasforma nel pescatore di uomini che tutti conosciamo.

I giovani lo scrutano, lo rileggono alla luce della loro esperienza di vita, lo riconoscono come l’immagine di loro stessi: fragile, contradditorio, coraggioso, traditore, bello, pieno di speranze, al quale Cristo affida la missione più grande: “pascere il suo gregge”. Il gesto d’Amore che va oltre ogni limite, schema, che la mente umana possa pensare, immaginare. Quell’Amore che a guardare gli occhi di questi giovani – alla fine dell’esperienza della marcia francescana – ha davvero incontrato, attraverso Cristo, il cuore dei pellegrini lungo le strade della loro vita e per Lui sono pronti a spendersi nella quotidianità.

Allora lo slogan della XXVIII Marcia Francescana “Il cammino si fa incontro” ti accorgi che è davvero una realtà, una bella realtà di questi tempi, in cui ancora esistono giovani che non hanno paura di scendere per strada alla ricerca di quella verità che li renderà liberi, per sempre.

(dedicato a tutti i marciatori, frati, suore e guastatori della XXVIII Marcia Francescana – Umbria)

Primo giorno di Marcia: il ritiro

Diario di un marciatore

“Cento per uno” è il titolo della marcia francescana 2014, che ha come protagonista il buon Seminatore.

Ha avuto inizio ieri la marcia organizzata dai Frati minori di tutta Italia: ciascun gruppo si è messo in cammino nella propria Regione per poi confluire tutti insieme, nel pomeriggio del 2 agosto – giorno del Perdono di Assisi – a Santa Maria degli Angeli per ricevere l’abbraccio del Padre all’interno della Porziuncola.

Il gruppo di Umbria e Sardegna, che quest’anno inizia il proprio cammino da Amelia (TR), sfidando le apparentemente autunnali condizioni atmosferiche, raggiungerà la Porziuncola percorrendo 130 km circa tra le verdi e fiorite colline e i borghi medievali umbri.

In tutto, tra marciatori, giovani in servizio e consacrati siamo in 270, qui convocati per chiedere al Signore di farci portare a frutto il seme che la grazia ha riposto in noi.

La giornata di oggi, dedicata ad un ritiro che potesse dare il giusto tono al nostro incedere, ha già messo in movimento i nostri cuori ed il nostro spirito. Domani mattina, quando molti ancora dormiranno, la sveglia ci avviserà che è ora di iniziare il cammino verso Assisi.

Un Canto nella Notte 2014

De noche iremos, de noche,
que para encontrar la fuente:
solo la sed nos alumbra,
solo la sed nos alumbra

Di notte andremo, di notte,
per trovare la fonte:
solo la sete c’illumina,
solo la sete c’illumina.

Le parole di questo canto di Taizè mi sono ritornate più volte nel cuore nella notte tra sabato e domenica, mentre attraversavo il silenzio della prima, tiepida notte d’estate, per le strade della campagna distesa tra Assisi e Santa Maria degli Angeli. 9198Parole che fanno eco a quelle di tanti salmi, nei quali la notte è il tempo in cui la preghiera si fa più intensa, la nostalgia di Dio più struggente, l’abbandono più fiducioso, la fede, vagliata al fuoco, più pura; è l’esperienza del salmista, che si ripropone in due millenni di vita ecclesiale. Non stupisce, dunque, il fascino, anche spirituale, che la notte esercita; non stupisce che anche quest’anno oltre trecento giovani, da diverse regioni d’Italia, abbiano voluto mettersi incammino, in questo Canto nella Notte 2014, trovando in Francesco d’Assisi la sentinella capace di annunciare l’irrompere della novità di Dio nella storia: “Francesco, quanto resta della notte?”.

9194E’ stato un mettersi sulle orme di Francesco, lasciandosi guidare nella ricerca di Dio, in questo notturno pellegrinaggio che ha voluto ripercorrere i luoghi e gli eventi principali della sua giovinezza e della sua conversione. Ci siamo ritrovati alle 18 alla Rocca di Assisi, simbolo del potere imperiale ed  aristocratico contro cui insorse l’emergente ceto borghese dell’inizio del Duecento; si arrivò ad una guerra civile che vide tra i suoi combattenti il giovane Francesco, fatto prigioniero e incarcerato a Perugia dopo la sconfitta di Collestrada. P. Francesco Pioni ha così introdotto il tema della profezia, richiamando i desideri di giustizia e di verità che attraversano il nostro cuore, l’importanza del deserto, come luogo di purificazione e di maturazione, e indicando le direzioni di marcia per smetterla di vivere “a casaccio”.

9185Dopo una cena al sacco, ci siamo portati a Chiesa Nuova, che custodisce la casa paterna di Francesco. Prendendo spunto dal tormentato rapporto di Francesco con suo padre, Pietro di Bernardone, p. Gianluca ha affrontato la crisi della paternità che colpisce la società contemporanea, e ha annunciato la paternità di Dio, che rende i suoi figli capaci di una vita feconda nel dono totale di sè. Abbiamo quindi raggiunto santa Maria Maggiore, presso l’episcopio, dove Francesco restituì i beni e le vesti al padre, dichiarando la scoperta della paternità di Dio e incontrando la maternità della Chiesa nel vescovo Guido. Qui p. Vittorio ci ha condotto nel cuore del “mistero nascosto da secoli nella mente di Dio” (Ef 3,9), del disegno salvifico della Santissima Trinità: l’amore ineffabile che muove il Figlio a spogliare se stesso, assumendo la condizione di uomo e di servo, e facendosi obbediente fino alla morte di croce; e ha mostrato come Francesco avesse compreso il valore paradossale della povertà, e l’importanza di condividere la vita dei poveri per poter fare un’esperienza autentica di Dio; un’esperienza che non nasce da un interminabile lavoro introspettivo, ma da un’estrema docilità al Vangelo, continuamente sperimentato nella concretezza della vita. 9175In pochi minuti abbiamo poi raggiunto la basilica di santa Chiara, dove p. Francesco ci ha introdotti alla contemplazione del Crocifisso di san Damiano: in un prolungato, intenso tempo di preghiera, abbiamo potuto contemplare l’amore di un Dio che ha scelto di salvarci senza mettersi in salvo; un Dio che ha preso di sé le nostre piaghe, trasformandole in segni d’amore; un Dio nel cui sguardo non c’è condanna, non c’è competizione, ma solo compassione e perdono.

Era quasi mezzanotte quando siamo usciti per raggiungere san Damiano, dove i giovani del servizio ci hanno regalato un po’ di ristoro con panini, cioccolato e bevande fresche. Sulla piazzetta del santuario p. Giancarlo ha parlato di Francesco e di Chiara, della loro amicizia, della gioia e della fecondità spirituale delle loro vite. Abbiamo ricordato in modo particolare l’ardente fede eucaristica di Chiara, che proprio questo luogo ha ottenuto la salvezza della propria comunità dalla violenza saracena rivolgendo fervide suppliche a Gesù Sacramentato;  e, già entrati nella solennità del santissimo Corpo e Sangue di Cristo, abbiamo potuto sostare in adorazione davanti al Sacramento.

Nel cuore della notte abbiamo ripreso il cammino, alla volta della Porziuncola, assaporando la compagnia di Maria nella meditazione del Rosario. Intorno alle due siamo arrivati in Basilica, e p. Fabio ha indicato nella Porziuncola il luogo del Vangelo, del perdono e della vita eterna: qui, nell’ascolto del Vangelo, il cuore di Francesco ha vibrato dei desideri di Dio; qui Francesco ha voluto che ogni pellegrino potesse immergersi nella misericordia di Dio che lui stesso aveva sperimentato; qui Francesco ha voluto morire, con lo sguardo rivolto a Gesù crocifisso ed il cuore colmo delle lodi del Cantico delle Creature, desideroso di vedere il volto di Dio.

Dopo qualche ora di riposo, il pellegrinaggio si è concluso nella mattina di Domenica, con la condivisione della colazione e la celebrazione della S. Messa, presieduta dal neo-eletto ministro provinciale p. Claudio Durighetto.

9174“Voglio mandarvi tutti in Paradiso”: così disse san Francesco a quanti erano accorsi alla Porziuncola per l’annuncio dell’indulgenza accordata da papa Onorio III; un desiderio che supera le capacità umane, che assume le proporzioni del cuore di Dio, e per questo attraversa otto secoli di storia, e fa storia: è il desiderio di Dio riversato nel cuore di Francesco che accolto nella basilica piena di luce e di canti i giovani pellegrini della notte. Il Signore porti a buon frutto i tanti semi di Vangelo che ha posto nei loro cuori!