Sesto incontro Forza dall’Alto

Atti 18, 1-11

Paolo viene dal fallimento di Atene: il fallimento ci fa accorgere che la realtà non corrisponde alle nostre idee ma è necessario per imparare il principio di realtà. Il tempo di crisi mondiale che viviamo va ascoltato e interpretato: peggio di questa crisi c’è solo il dramma di sprecarla, chiudendoci in noi stessi o in letture superficiali. “Ci voleva un male comune per dirci cosa è il dimenticato e deriso bene comune” (L. Bruni).

Paolo a Corinto: è una città popolosa, ricca di commerci, multietnica, diversa da Atene; sembrerebbe poco disponibile, scarsa predisposizione a ricevere l’annuncio del Vangelo, tanti culti religioso che sembrano togliere la ricerca della verità. Eppure qui Paolo con la forza dall’alto, mette in piedi una delle comunità cristiane più numerose! I nostri piani-progetti pastorali: lo Spirito Santo è oltre!

Questa sera vediamo il Vangelo nel vissuto quotidiano attraverso 3 parole: lavoro, casa, famiglia. Paolo riprende il contatto con la realtà, dopo il fallimento di Atene, attraverso il suo lavoro. Fabbricare tende. Paolo non perde tempo a fare analisi per capire dove ha sbagliato, che serve ma non è il punto di arrivo, ma attraverso il lavoro cerca di sanare la ferita che si è creata tra: come sarebbero dovute andare le cose e come sono andate veramente! Più stai sulle immagini di vita perfetta che la tua testa produce, più ti allontani dalla vita vera: ma la realtà è l’unico posto dove puoi essere felice.

Paolo per sanare questa ferita lavora. Affronta una fatica: serve a Paolo per aderire alla realtà. Se ti capita di fallire, la tentazione sarà ritirarsi nei perché; invece obbedisci alla realtà, fai quello che sei chiamato a fare, lo studio, il lavoro, il servizio ai poveri: questo non solo ti riconnette alla realtà ma ti da la fibra e la connessione ultra veloce. Chiedi al tuo parroco di sporcarti le mani. Attento a non essere pieno di propositi e vuoto di scelte!

Paolo va a casa di tizio Giusto, cioè entra in relazione con lui. Quello che ha fatto Gesù con Zaccheo, con me e con te: che bello il nostro Dio, sempre fedele all’Incarnazione! Andare dietro a Cristo è tornare a casa, sempre: la Pentecoste, è aria di casa perché ti porta a casa, nella relazione con il Padre e comprendi ogni lingua del fratello.

Gesù dice a Paolo “continua a parlare, non tacere”. Non più a spiegare o convincere ma parlare; la cosa più importante è la narrazione. In questi mesi ti sarai accorto che dopo il quarto Tg la narrazione di numeri, curve di contagi e percentuali con i quali ti veniva raccontata la pandemia non ti bastava? Allora magari un bel libro, una canzone, una poesia, una pagina del Vangelo è riuscita ad arrivare lì a colmare quel vuoto. Abbiamo bisogno di una narrazione diversa. Nelle dittature c’è la narrazione unica. La vita a senso unico, con una sola spiegazione è l’inganno più grande nel quale puoi cadere. La Parola di Dio è pericolosa, per questo in tante parti del mondo i cristiani vengono uccisi, perché dà un’altra lettura, alta e profonda, delle cose, come Gesù fa con i discepoli di Emmaus. C’è la prosa e la poesia: servono entrambe! Accanto a Paolo, a Corinto, è insieme a una famiglia: Aquila e Priscilla. Una coppia che da colleghi di lavoro di Paolo, diventano amici, fratelli e poi collaboratori del Vangelo. Per contagio di bellezza, si evangelizza; essere sale, luce, lievito, profumo a partire dalla tua famiglia. Bastano gesti semplici ma non scontati o dovuti: quelli che stupiscono, quelli che dicono cura e attenzione. Che bella questa Chiesa che è sempre più comunione di stati di vita, di carismi, di espressioni che insieme collaborano per portare la Gioia del Vangelo!

Tre immagini per essere testimone della Forza dall’alto nel tuo quotidiano!

1.Soldato: “ho combattuto la buona battaglia, ho mantenuto la fede”; la descrizione del soldato in Ef 6,10-20. Paolo sa di essere dentro una lotta tra il vecchio e il nuovo e sceglie di lottare, di combattere per la fede, unica ricchezza.

2.Atleta: Paolo corre. “dimentico del passato, proteso verso il futuro, corro…”; Paolo descrive il cristiano come uno sportivo che partecipa alla gara, riceve la corona, il premio che non si corrompe. Ma la vittoria non è per merito ma per Grazia!

3.Contadino. Il cristiano come Paolo, mette il seme della Parola ovunque, in ogni situazione per non cadere nel peccato di omissione, non averci provato. “Chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà” (2Cor 9,6-7).

Corinto: una missione impossibile secondo la logica umana. Ma non c’è nulla di impossibile per Dio! Nessuno, dico niente e nessuno può impedire all’amore di Dio di trasformare l’impossibile per gli uomini, possibile per Dio. Ascoltiamo cosa scriverà anni dopo Paolo alla comunità di Corinto: “Fratelli, considerate la vostra vocazione; non ci sono tra di voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili; ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti; Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti; Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessuno si vanti di fronte a Dio” (1Cor 1,26-29).

Sai perché Dio ti sceglie? Perché ti chiede di essere, soldato, atleta e contadino. Perché il Suo Cuore, il Cuore di Dio ha a Cuore il popolo numeroso di questo mondo disperso nei pensieri del proprio piccolo cuore indurito e fragile: ho un popolo numeroso su questa terra! Ascolta il Suo Cuore, poi il tuo! Il Suo Cuore batte per ogni fratello e sorella che abita sulla faccia della terra. La salvezza dell’uomo, di ogni uomo: questo sta a Cuore a Dio! Fai silenzio e ascolta.

SI CERCA PER LA CHIESA UN UOMO

Don Primo Mazzolari

“Si cerca per la Chiesa un uomo capace di rinascere nello Spirito ogni giorno. Si cerca per la Chiesa un uomo, senza paura del domani, senza paura dell’oggi, senza complessi del passato. Si cerca per la Chiesa un uomo che non abbia paura di cambiare, che non cambi per cambiare, che non parli per parlare. Si cerca per la Chiesa un uomo capace di vivere insieme agli altri, di lavorare insieme, di piangere insieme, di ridere insieme, di amare insieme, di sognare insieme. Si cerca per la Chiesa un uomo capace di perdere senza sentirsi distrutto, di mettere in dubbio senza perdere la fede, di portare la pace dove c’è inquietudine, e inquietudine dove c’è pace. Si cerca per la Chiesa un uomo che sappia usare le mani per benedire e indicare la strada da seguire. Si cerca per la Chiesa un uomo senza molti mezzi, ma con molto da fare, un uomo che nelle crisi non cerchi altro lavoro ma come meglio lavorare. Si cerca per la Chiesa un uomo che trovi la sua libertà nel vivere e nel servire e non nel fare quello che vuole. Si cerca per la Chiesa un uomo che abbia nostalgia di Dio, che abbia nostalgia della Chiesa, abbia nostalgia della gente, nostalgia della povertà di Gesù, nostalgia dell’obbedienza di Gesù. Si cerca per la Chiesa un uomo che non confonda la preghiera con le parole dette d’abitudini, la spiritualità col sentimentalismo, la chiamata con l’interesse, il servizio con la sistemazione. Si cerca per la Chiesa un uomo capace di morire per lei ma ancora più capace di vivere per la Chiesa, un uomo capace di diventare ministro di Cristo, profeta di Dio, un uomo che parli con la sua vita”.

Domanda.

Dio con pazienza ti cerca e ti dona la Chiesa per formarti come cristiano: cosa significa ad oggi per te essere soldato, atleta e contadino?

Dalle Fonti Francescane

Francesco ricordò che il Signore aveva detto di andare per il mondo a due a due, per predicare la buona Novella. Così Bernardo e Pietro andarono in Toscana; Francesco ed Egidio vennero nelle Marche. Ad Assisi da pochi anni il Console Tancredi aveva fatto scrivere su Porta dell’Archetto: QUESTA E’ LA PORTA PER LA QUALE SI VA NELLE MARCHE…Intanto crescevano, nei piccolini di Cristo, le virtù e i meriti, diffondendo tutt’intorno il profumo della loro buona fama. Perciò molti accorrevano dalle varie parti del mondo, nel desiderio di vedere di persona il padre santo. Fra gli altri, un estroso compositore di canzoni secolaresche, che era stato incoronato poeta dall’imperatore e da allora veniva chiamato RE DEI VERSI si propose di recarsi dall’uomo di Dio, così noto per il suo disprezzo degli onori mondani. Lo trovò nel castello di San Severino, mentre predicava in un monastero; e allora la mano di Dio venne su di lui (Ez 1,3) mostrandogli in visione quel medesimo Francesco, che stava predicando sulla croce di Cristo, segnato da due spade splendentissime, disposte in forma di croce: una delle spade si estendeva dalla testa ai piedi e una da una mano all’altra, attraverso il petto. Egli non conosceva di faccia il servo di Cristo, ma lo riconobbe immediatamente, quando gli fu indicato da un così grande prodigio. Stupefatto per quella visione, si propose subito di intraprendere una vita migliore e, infine, convertito dalla forza delle sue parole e come trafitto dalla spada dello spirito che usciva dalla sua bocca, si unì al beato padre mediante la professione, rinunciando totalmente agli onori vani del mondo. Il Santo, vedendo che si era perfettamente convertito dall’inquietudine del mondo alla pace di Cristo, lo chiamò frate Pacifico.

Sta crescendo in maniere sempre più evidente il desiderio di stare tra la gente ed annunciare la notizia bella del Vangelo. L’abbiamo ascoltato anche lo scorso martedì con le prime esperienze di missione, ed ora lo vediamo anche in un squarcio di quotidianità, il desiderio dei frati di essere LIEVITO.

Perciò quello che accade a Pacifico è qualcosa di molto ordinario: Francesco era andato a predicare in un paese delle Marche, San Severino, si era sparsa la voce che lui era lì, così accorrono dai paesi vicini per ascoltarlo. Se noi incontrassimo oggi frate Pacifico e gli chiedessimo, ma cosa ti ha portato a lasciare tutto e andare dietro un poveraccio?

Se avete letto bene, lui Pacifico, non ha nome, era per tutti il re dei versi, cioè quello che sapeva fare. Finisce il brano con il re dei versi che prende il nome di Pacifico, quello che lui era, la versione 2.0. Come sarebbe liberante essere cercati non per quello che sappiamo fare ma per quello che siamo: problematici, complicati, ansiosi…come ti pare, ma forse va bene anche se siamo così.

Perciò se Pacifico dovesse risponderti alla domanda di prima, cosa hai trovato di speciale in Francesco, ti direbbe che ha scoperto di avere un nome. E come l’ha scoperto? Cosa ha usato Francesco? La parola di Dio. La stessa che usava Paolo. Perché semplicemente dice la verità.

Francesco predica virtù e vizi. Le virtù ti ricordano che c’è del bello per cui spendersi. Il vizio ti ricorda che c’è del marcio, che ti fa brutto, e per questo puoi diventare bello. Virtù e vizi ti spiegano che ci sono due poli che magnetizzano il cristiano? Misericordia e Bellezza.

1.La misericordia da chiedere sui propri vizi, i propri ritardi nell’amare…

2.La bellezza, per intrattenersi con i regali di Dio

Questa è la nuova cosmesi che usa Francesco per rimettere in ordine le persone. Qualcuno lo seguiva, altri restavano lì e fondavano nuovi conventi, nuovi poli attrattivi, cosmetici. E lì dove arrivava questo annuncio, fatto di gesti piccoli ma che ricordavano l’essenziale, nasceva qualcosa di nuovo.

E che potenza doveva avere la parola annunciata? Bhè Pacifico te lo dice bene, è come una spada. Nella lettera agli Ebrei al capitolo 12, è scritto che la Parola è come una spada a doppio taglio “Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore”.

 Allora quando incontri una parola che dice la verità, che ti ricorda la misericordia di Dio, che ti intrattiene con la bellezza ti ricordi che sei fatto per il meglio. Don Oreste nella sua semplicità diceva: Gesù Cristo non è venuto a portare una devozione ma una rivoluzione. Ed è così. Quando le persone incontravano Francesco, al vederlo e all’ascoltarlo venivano rivoluzionate. Ed ancora, queste spade avevano la forma della croce. Dio ti tratta da persona seria e ti racconta la verità, non propone vite scontate, con i saldi a metà prezzo. Non dice che toglierà il pianto, l’angoscia, l’oppressione, ma ti promette che non finisce lì la tua storia perché c’è una vita beata preparata. La vita migliore, che sceglie Pacifico, non passa per maggior agio, per un compromesso, per convenienza, ma per un di più. Ti accorgi che sei nel meglio, quando trovi il di più anche dentro il di meno.

C’è un ultimo passaggio che compie Pacifico, si converte dall’inquietudine del mondo alla pace di Cristo. Possiamo dirla in questa maniera: il mondo ti lascia l’amaro, Cristo di lascia la dolcezza.

Il mondo con la sua scenografia, ti dice che se non possiedi, se non sai fare qualcosa…se non sei il re dei versi, non sei adatto. Francesco, dice ai suoi frati “nulla di voi trattenete per voi”…provaci, c’è una dolcezza dietro.

Il mondo ti dice che devi essere adeguato. Francesco ti dice che “l’uomo vale tanto quanto vale davanti a Dio”… prova a crederci, scopri che dolcezza.

Il mondo ti dice che la libertà passa anche nel mettere da parte la fede, Dio etc..Francesco, che mi sembra un tipino abbastanza libero, diceva “Mio Dio, mio tutto”.

Qui dalla Porziuncola parte un’epoca nuova, una rivoluzione, perché un giovane ha dato spazio a Dio. È iniziato tutto da un ragazzo che si è fidato di Dio. La Porziuncola partorisce vangelo. Perdono, pace, bellezza da portare ovunque. Il filo rosso della storia di Dio passa tra gli uomini, per questo nessuno cammina da solo, per questo Francesco pensa la fraternità…Perciò come ricorda papa Francesco, “Voglia il cielo che tu possa riconoscere qual è la parola che Dio desidera dire al mondo con la tua vita”.

Domanda

Quale Vangelo, notizia bella, nuova, viva, vuoi portare al mondo con la tua vita?