Quarto incontro Forza dall’alto

Atti degli Apostoli (9, 1-19)

Nuovo compagno di viaggio: San Paolo. Nasce a Tarso all’inizio del I secolo, capitale della Cilicia (Turchia), è una città di grande importanza commerciale e culturale (At 9,11; 21,39; 23,3; 23,34).  Egli proviene da una famiglia giudaica, discendente dalla tribù di Beniamino, che osserva le tradizioni del suo popolo, è circonciso l’ottavo giorno (Fil 3,5; 2Cor 11,22; Rom 11,1). La sua educazione, in famiglia è rigorosamente giudaica e viene allevato secondo l’interpretazione farisaica della legge (Fil 3,5); per completare la sua formazione è mandato a Gerusalemme, alla scuola del Rabbi Gamaliele (At 22,3). Lo incontriamo come persecutore dei cristiani, per la prima volta:

a) Durante il martirio di Stefano al capitolo At 7, 58b; e 8, 1.3;

b) Dove si sottolinea che ne approvava l’uccisione e…

c) Cercava di distruggere la Chiesa.

Ma la sua vicenda è introdotta/ripresa in modo solenne al capitolo 9, 1-19.

Brano comunemente conosciuto come la conversione di san Paolo, ma in realtà il testo degli Atti ci parla di “illuminazione” e di “vocazione”. Sarà lo stesso S. Paolo ricordando questo evento a sottolinearne un altro aspetto: quello di “rivelazione del Figlio di Dio”.

Tutti i dettagli del brano si riferiscono al centro dell’avvenimento: il Cristo risorto appare come una luce splendida e parla a Saulo, trasforma il suo pensiero e la sua stessa vita ed è lo splendore del Risorto che lo rende cieco: cioè appare così anche esteriormente ciò che era la sua realtà interiore, la sua cecità nei confronti della verità, della luce che è Cristo.

La chiamata di Saulo è narrata per ben tre volte negli Atti:

– all’inizio, (9, 1-19).

-poi quando Paolo va verso Gerusalemme dove è stato ucciso Gesù (22,5-16).

-poi quando deve partire per Roma (26, 9-18, ripresa in Gal 1, 12-17).

Perché riproporre a intervalli la sua chiamata (9, 1-19, 22,5-16, 26, 9-18, ripresa in Gal 1, 12-17)? Per ricordare e sottolineare che è iniziativa di Dio, e soprattutto per capirne meglio la portata: Dio è veramente padre di tutti e suo Figlio è fratello di ogni uomo.

La trasformazione Paolo, di tutto il suo essere venne dall’esterno: fu il frutto dell’incontro con Cristo Gesù. In questo senso non fu semplicemente una conversione, una maturazione del suo “io”, ma fu morte e risurrezione per lui stesso: morì una sua esistenza e un’altra nuova ne nacque con il Cristo Risorto.

Come Paolo è stato conquistato da Cristo? Paolo è il prototipo degli apostoli, colui che ha portato il Vangelo a tutti, colui che ha compreso il mistero di Cristo nascosto dall’eternità e l’ha capito subito, folgorato in un istante “grazie” alla sua esperienza di persecutore, amato non perché buono e bravo, come pensava di essere, ma perché perseguitava Gesù che ha dato la vita per lui. Paolo è il seme del sangue del martirio di Stefano…la realtà che stai distruggendo quella ti genera all’uomo nuovo…Come una folgore, una stella cadente illumina nella notte il cielo, Paolo in questa folgorazione ha visto davvero tutta la bellezza di Dio e di Cristo in un istante.

Il testo un po’ più da vicino:

«Spirando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore»: uno vive dell’aria che mette dentro e l’aria, la vita che Paolo mette dentro, è la minaccia e la strage contro i discepoli di Gesù. Lui vive per ammazzarli, non per cattiveria, ma per zelo di Dio, perché questi distruggono la religione dei padri, distruggono la sua cultura nella quale era il più bravo. Come Gesù dà la sua eredità ai lontani, il primo a riconoscerlo sulla croce è il centurione, colui che lo ha ammazzato, così il primo grande apostolo sarà quello che voleva far fuori la Chiesa.

«All’improvviso lo avvolse una luce dal cielo»: “gli sfolgorò intorno una luce dal cielo” e una voce gli chiede «Perché mi perseguiti»: gli ha chiesto il perché…il vero problema è quello del perché, la questione del senso. In ciò che dici di amare trovi il tuo compimento? La tua pienezza? Qui Paolo ha capito tutto il senso della sua vita e cioè che: Gesù che perseguita è vivo, non è quello morto, si identifica con i discepoli, è presente in tutti gli uomini che credono in lui, e ora è presente anche in lui che era colui che voleva ucciderli tutti, chiamava anche lui alla vita.

«Chi sei Signore?» … «Io sono Gesù»: sono quel Signore che è presente nella storia, in tutti gli uomini, in particolare in coloro che tu vai perseguitando e che vuole essere presente anche in te; io sono per tutti. Paolo in un istante capisce che Gesù, il Crocifisso, non è maledetto da Dio, ma la rivelazione dell’amore di Dio per tutti i lontani, per tutti i perduti e anche per l’universo intero. «Cristo che mi ha amato e ha dato sé stesso per me». È la scoperta che quel Gesù non è solamente vivo, ma ha il volto di coloro che lui sta andando a catturare per portare a Gerusalemme. È questo il bagliore: questa luce sfolgorante è l’identificazione di Gesù con la sua Chiesa…identificazione accecante, da non consentire a Paolo di stare in piedi…Gesù non gli dice quello che deve fare, glielo dirà un altro. Il diventare ciechi, sapere di essere ciechi è la vera luce.

«Per tre giorni non vedente, non mangiò e né bevve»: sono i tre giorni della morte e del sepolcro di Gesù…nel sepolcro c’è il Signore della vita! E così in lui, nella sua cecità, c’è ormai questa luce interiore. Ha già dentro tutto, il resto si è oscurato momentaneamente, poi vedrà in modo diverso anche la realtà.

«Anania» = «Dio è misericordia». È bella questa mediazione che viene da un altro, che è perseguitato e che è chiamato a cercare Saulo. «Saulo, fratello, mi ha mandato a te il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada che percorrevi, perché tu riacquisti la vista e sia colmato di Spirito Santo». Quindi va a comunicargli, come fratello, la vista. Paolo ha già la vista interiore, ha già capito tanto; ora attraverso il gesto del fratello, gli si aprono gli occhi sulla fraternità.

Come per Paolo, l’incontro con il Risorto mi fa scoprire il più profondo mistero di me stesso. E fa sì che io venga fuori chiaramente dal caos dei miei molteplici pensieri e sentimenti, dalla confusione dei miei ruoli e delle mie maschere, dei miei infiniti progetti (“Sono più i progetti che ho che la vita che ho a disposizione per realizzarli” (Leopardi, dice nel so diario, “Lo Zibaldone”) e acquisti sempre più la mia vera identità, la chiamata alla pienezza del mio essere.

La vocazione è “il progetto” che Dio ha pensato perché ognuno di noi arrivasse alla pienezza del proprio essere ed è solo nel rapporto con Dio possiamo “renderla vera” perché in gran parte dipende da Lui che ce la rivela. Infatti:

a)Vocazione come “aderire a un progetto”: per Paolo è stato riconoscere Gesù come “Signore” della vita e della morte. Incontrare il Risorto. Per Paolo l’originalità del rapporto con il Signore sta nell’essere trovato in Lui (cf. Is 49, 1).

b)Vocazione come “entrare nella comunione”: Paolo da persecutore “solitario” della Chiesa diviene autentico figlio e membro della Chiesa. La vocazione ti fa uscire dall’individualismo, dall’egocentrismo e ti fa vivere in un “Corpo”, nel “Corpo di Cristo” dove Egli fa fiorire appieno i tuoi carismi (cf. Mt 25, 14-30).

c)Vocazione come “entrare nella libertà e generosità dell’uomo nuovo: riconoscenza e gratitudine perché “Cristo ci ha liberati per la libertà” (cf. Gv 6, 68).

Ognuno ha una “storia vocazionale”: diventa importante la figura di un mediator che aiuti in un buon cammino di discernimento:

Papa Francesco dà indicazioni concrete per un discernimento vocazionale:

1.Silenzio che non è isolamento ma ascolto orante della Parola;

2.Disponibilità a rinunciare “alle proprie certezze e sicurezze”;

3.Disponibilità a “porsi delle domande”, a chiedersi come posso servire meglio in questo mondo (cfr. CV 283-285). «Tante volte, nella vita, perdiamo tempo a domandarci: “Ma chi sono io?”. Tu puoi domandarti chi sei tu e fare tutta una vita cercando chi sei tu. Ma domandati “Per chi sono io?» (Francesco, Christus vivit, 286).

Domanda: Cosa abita il tuo cuore in questo tempo? Prova a rispondere alla domanda “Per chi sono io?”. Scegliti un’ora in questa settimana per recarti nella Chiesa più vicina e stare davanti a Gesù Eucarestia.

 

Fonti Francescane (1403) -1411-1412 

E da quell’ora smise di adorare sé stesso, e persero via via di fascino le cose che prima amava. Il mutamento però non era totale, perché il suo cuore restava ancora attaccato alle suggestioni mondane. Ma svincolandosi man mano dalla superficialità, si appassionava a custodire Cristo nell’intimo del cuore, e nascondendo allo sguardo degli illusi la perla evangelica, che intendeva acquistare a prezzo di ogni suo avere, spesso e quasi ogni giorno s’immergeva segretamente nell’orazione […]. Aveva sempre beneficato i bisognosi, ma da quel momento si propose fermamente di non rifiutare mai l’elemosina al povero che la chiedesse per amore di Dio, e anzi di fare largizioni spontanee e generose […]. Trascorsero pochi giorni. Mentre passava vicino alla chiesa di San Damiano, fu ispirato a entrarvi. Andatoci prese a fare orazione fervidamente davanti all’immagine del Crocifisso, che gli parlò con commovente bontà: “Francesco, non vedi che la mia casa sta crollando? Va dunque e restauramela”. Tremante e stupefatto, il giovane rispose: “Lo farò volentieri, Signore” […]. In seguito a questa visione, il suo cuore si struggeva, come ferito, al ricordo della passione del Signore. Finché visse ebbe sempre nel cuore le stimmate di Gesù il che si manifestò mirabilmente più tardi, quando le piaghe del Crocifisso si riprodussero in modo visibile nel suo corpo […].

C’è anche per Francesco di Assisi una via di Damasco? Come stava il cuore di Francesco prima dell’incontro con Gesù? Francesco è un uomo che desidera, un cercatore; cuore che non si accontenta, vuole di più. Il cuore di Fra è inquieto: il tuo? Lo è ancora? Togli i desideri e un uomo è morto. A Francesco capita la cosa più bella che potesse accadergli: di colpo si è accorto che le cose non gli bastano più. Ma nel cuore non ci sono solo desideri: nel cuore dell’uomo parla il peccato (Sal. 35,1) c’è una radice-matrice del peccato e si chiama amore sbagliato a sé stessi, philautia: cioè adorare se stessi! Io al centro. Self made men!

Cuore di Francesco: lui è figlio di mercante (stoffe-abiti) ma desidera essere cavaliere: vuole vestire i panni di un altro! Vuole un’altra storia, vuole vestire i panni del cavaliere, recitare una parte di vita più interessante. Sta sbagliando? Nooooo anzi…Dio è alleato dei suoi sogni. Nel cuore di Fra desideri e sogni di grandezza si impastano! Il cuore tribolato è una grazia! Ti ricordi Lucia, l’addio ai monti? “Dio non turba mai la gioia dè suoi figli, se non per prepararne una più certa e più grande”.

Come per Saulo così per Francesco, così per te: una caduta a terra! Presa di contatto con la realtà. Dai sogni di grandezza alla grandezza di un sogno. Questa caduta si chiama lebbroso: da loro Fra conosce l’abito vero dell’uomo à le ferite; conosce l’abito mortale della condizione dell’uomo. Ferite dell’esistenza; ferite morali, le tenebre del cuore; ferite della psiche, di chi non fida più di niente e nessuno. Crollo doloroso di un ideale di vita staccato dalla realtà: che Grazia se ti è successo in questo tempo e hai aperto gli occhi, le orecchie, la mente e il cuore.

Ciò che si converte non è Francesco ma il gusto di Francesco: la pasqua del gusto! Da amaro in dolce, dolcezza di animo e di corpo. Incomincia a usare misericordia cioè a dare loro il suo cuore, la verità che lo abita! Inizia a uscire da sé stesso, vincere se stesso perché nel povero, nel lebbroso, nella vita in rovina, c’è una parola per lui; una calamita che lo attira e non sa perché. Quali sono i due giorni più importanti della vita? Quando nasci e quando scopri il per chi sei nato! Di colpo ti accorgi che le cose non ti bastano: ma certo, le cose non hanno un volto! Tu cerchi un volto, da sempre. 1° volto per Francesco à lebbroso.

Ma tutto questo in Francesco è graduale: non è immediato, come per Saulo. L’incontro è puntuale ma il seguirlo è graduale. C’è il tempo della incertezza, del “mi sto facendo un film”, “forse esagero”,…; c’è nel cuore il fascino per le cose di sempre e l’attrazione nuova che mi ha innamorato, che mi sta cambiando i gusti!

Qui si colloca l’incontro di Francesco con il Crocifisso di San Damiano. Ispirato, entra e prega con passione: che bello questo cuore che arde, che brucia, espressione di desideri che cercano casa, che chiedono verità; ma i desideri sono anche espressione di una libertà che vuole legarsi perché sta scoprendo, grazie alla caduta, che la libertà non è fare quello che voglio ma volere ciò che faccio. La libertà è legame e non solo sentimento e emozione: è trovare il volto, 2 occhi e un volto da amare! Le cose a metà non vanno più, con la data di scadenza. Francesco prega, parla con il Crocifisso dagli occhi stupendamente aperti perché è Vivo, è vittorioso sulla morte: parla e si intrattiene come con un amico, entra in dialogo! Non si concepisce più uomo che basta a se stesso, non si concepisce più come un uomo che và verso se stesso, il suo progetto: inizio del brano è la chiave di un vero cammino vocazionale à “smise di adorare se stesso!”.

Qui accada l’evento: dagli occhi impauriti del lebbroso, dal volto dell’uomo in rovina, agli occhi e il volto di Gesù! Cosa c’è in un colpo d’occhio?! Cosa si racchiude in un attimo! Cos’è una scintilla che fa nascere un incendio! Cos’è un contagio di luce e di bellezza! È iniziata in Francesco l’unica cosa necessaria per entrare nella vocazione e missione: un dialogo intimo, personale, profondo. Come per Saulo. Questo dialogo è un evento di Grazia e di libertà che trasforma dal di dentrocosì l’uomo impara a vivere all’altezza dei suoi desideriDio alleato dei tuoi desideri si….ma te li dilata sulle Sue misure! “Francesco vuoi essere cavaliere? Ti faccio diventare cavaliere, l’araldo del Re dei Re. È troppo poco quello che sogni da innamorato: io ti faccio conoscere e percorrere la via dell’amore”.

Il contenuto delle parole del Crocifisso dagli occhi aperti: Francesco non vedi che la mia casa sta crollando? Va’ dunque e restauramela. Il contenuto della vocazione e missione di Francesco sono le ferite dell’umanità, la salvezza dell’uomo, la passione per l’umanità perduta, le macerie! La casa di Dio è il dolore dell’uomo; abita il tempio santo che è ogni persona. “Francesco ma non vedi? Cosa vedono i tuoi occhi? Hai iniziato ad accorgerti del lebbroso: ecco la mia casa che crolla è da restaurare. Come sto facendo con te, tu fai con loro”.

Lui dirà semplicemente: lo farò volentieri. Che dono….stare volentieri nella tua vocazione e missione dove è brillata la scintilla tra la Grazia di Dio e il desiderio profondo, muovendo la libera decisione. Di 2 occhi e un volto ti innamori perché ti ha preso il cuore! Ecco la vocazione. Il cuore di Fra si struggeva come ferito al ricordo della passione del Signore. Il dolore dell’uomo, le ferite del mondo restano, sono roveti che bruciano e non finiscono mai per chiamarti fuori da te, per spenderti nell’amore che costa, non solo dispiacerti.

La bellezza dei santi sta nel fatto che sono stati se stessi in quel momento. L’imitazione più alta dei santi è la loro originalità cioè la loro non imitabilità, cioè non sono imitabili.  Come se ci dicessero: “Fate come noi: non imitateci!”; cioè non ripetete solo il già visto ma partite dal già visto per essere nuovi, unici, originali. Aprite strade, provateci e avrete la Forza dall’alto: la Grazia di Dio non ammette indugi (S. Ambrogio).

Domanda: Sai stare davanti a Dio in verità e libertà? Cosa cercano i tuoi occhi? Sono ancora puntati su di te? Dai, cerca i Suoi occhi e parlatevi, chiaritevi!