Oggi? non cammino più ma camminiamo!

L’importante è starci.

Parti come quando non sai cosa ti aspetta, scettico e con la paura di rimanere deluso, non sai cosa aspettarti, ma ormai un atteggiamento rodato e ben radicato nel tempo ti insegna di non farti false aspettative così da non rimanere deluso.

Così è stato per me, almeno all’inizio, ricordo ancora i primi tre giorni, dove l’unica domanda che mi rimbombava nella testa era “Ma cosa ci sei venuto a fare?”.

Poi ti parla, si perché non so se lo sapete, Lui parla, siamo noi che non sappiamo ascoltare, spesso pensiamo che ci parli coi nostri pensieri, così ci pieghiamo in introspezioni infinite dentro noi stessi, mai cosa più sbagliata…

Lui è concreto, parla, mediante le persone che ti stanno intorno, non si stanca mai di parlarti, fino a che tu non ti stanchi di non ascoltarLo.

Così ha fatto con me, finché un giorno col morale a terra, perso nei miei pensieri, dalla persona che meno mi aspettavo, mi parla: “Iacopo come stai? Ti vedo pensieroso, tutto bene? Non pensare troppo, anzi non pensare proprio, stacci. Anche se ora non senti niente, non è come ti aspetti, te stacci, non ti preoccupare, la grazia di Dio, durante la marcia, agisce, al di la di quello che si sente. Ricorda non è un caso se sei qui, ficcatelo in testa.”

Ci sto, cammino e ascolto le storie delle persone intorno a me, le loro parole, le catechesi dei frati, la lettura della parola e poi cammino, fatico ed insisto, insisto e fatico.

A parole certe cose si spiegano veramente male, ma io ho trascorso gran parte della mia vita a progettare, a vivere di pregiudizi e sogni di altri, immagini di felicità preconfezionate, con la certezza di dover seguire lo stesso iter dei miei genitori o dei miei amici, con la continua paura di non riuscire ad amare veramente un altra persona con tutto me stesso ed a fare una famiglia.

Oggi quello che ho capito è che non avevo capito niente ed il bello è che quando lo capisci ridi e piangi insieme, cosa veramente difficile per un uomo, fare due cose insieme, ma vi assicuro che ridi e piangi e ti senti leggero e libero.

Nella marcia non solo riesco ad ascoltarlo ma mi spiega nella vita dove ho mancato, mi coccola, mi abbraccia, mi soffia sulla faccia se ho caldo, mi spinge se lo zaino pesa, mi disseta, mi lascia riflettere su quanto mi ha detto ed appena i vecchi pensieri rischiano di ripartire, mi da un nocchino e comincia nuovamente a parlarmi, mi spiega che “non è tardi, ma è tempo per uscire dal sepolcro e buttarti, le paure, i pensieri ed i sensi di colpa, non te ne preoccupare, lasciali a me, a te non servono”.

Arrivi alla Porziuncola, è Lui lo sa che un po’ di paura ancora ce l’hai, che tremi all’idea di attraversare quella porta, abbandonare il sepolcro, paura che non cambi niente sia tutto un illusione, allora Lui che fa? Non si entra soli in Porziuncola, per quattro, così entro scortato da una suora a destra ed una a sinistra, ed un prete Koreano, credo, che non si sa mai, nell’incertezza meglio uno in più che uno in meno.

Oggi non cammino più ma camminiamo.

Jacopo