Oggi? non cammino più ma camminiamo!

L’importante è starci.

Parti come quando non sai cosa ti aspetta, scettico e con la paura di rimanere deluso, non sai cosa aspettarti, ma ormai un atteggiamento rodato e ben radicato nel tempo ti insegna di non farti false aspettative così da non rimanere deluso.

Così è stato per me, almeno all’inizio, ricordo ancora i primi tre giorni, dove l’unica domanda che mi rimbombava nella testa era “Ma cosa ci sei venuto a fare?”.

Poi ti parla, si perché non so se lo sapete, Lui parla, siamo noi che non sappiamo ascoltare, spesso pensiamo che ci parli coi nostri pensieri, così ci pieghiamo in introspezioni infinite dentro noi stessi, mai cosa più sbagliata…

Lui è concreto, parla, mediante le persone che ti stanno intorno, non si stanca mai di parlarti, fino a che tu non ti stanchi di non ascoltarLo.

Così ha fatto con me, finché un giorno col morale a terra, perso nei miei pensieri, dalla persona che meno mi aspettavo, mi parla: “Iacopo come stai? Ti vedo pensieroso, tutto bene? Non pensare troppo, anzi non pensare proprio, stacci. Anche se ora non senti niente, non è come ti aspetti, te stacci, non ti preoccupare, la grazia di Dio, durante la marcia, agisce, al di la di quello che si sente. Ricorda non è un caso se sei qui, ficcatelo in testa.”

Ci sto, cammino e ascolto le storie delle persone intorno a me, le loro parole, le catechesi dei frati, la lettura della parola e poi cammino, fatico ed insisto, insisto e fatico.

A parole certe cose si spiegano veramente male, ma io ho trascorso gran parte della mia vita a progettare, a vivere di pregiudizi e sogni di altri, immagini di felicità preconfezionate, con la certezza di dover seguire lo stesso iter dei miei genitori o dei miei amici, con la continua paura di non riuscire ad amare veramente un altra persona con tutto me stesso ed a fare una famiglia.

Oggi quello che ho capito è che non avevo capito niente ed il bello è che quando lo capisci ridi e piangi insieme, cosa veramente difficile per un uomo, fare due cose insieme, ma vi assicuro che ridi e piangi e ti senti leggero e libero.

Nella marcia non solo riesco ad ascoltarlo ma mi spiega nella vita dove ho mancato, mi coccola, mi abbraccia, mi soffia sulla faccia se ho caldo, mi spinge se lo zaino pesa, mi disseta, mi lascia riflettere su quanto mi ha detto ed appena i vecchi pensieri rischiano di ripartire, mi da un nocchino e comincia nuovamente a parlarmi, mi spiega che “non è tardi, ma è tempo per uscire dal sepolcro e buttarti, le paure, i pensieri ed i sensi di colpa, non te ne preoccupare, lasciali a me, a te non servono”.

Arrivi alla Porziuncola, è Lui lo sa che un po’ di paura ancora ce l’hai, che tremi all’idea di attraversare quella porta, abbandonare il sepolcro, paura che non cambi niente sia tutto un illusione, allora Lui che fa? Non si entra soli in Porziuncola, per quattro, così entro scortato da una suora a destra ed una a sinistra, ed un prete Koreano, credo, che non si sa mai, nell’incertezza meglio uno in più che uno in meno.

Oggi non cammino più ma camminiamo.

Jacopo

Chiamati a costruire una Bellezza senza tempo…

“Voglio mandarvi tutti in paradiso”. Accompagnati da questa frase di Francesco d’Assisi alla Porziuncola, centinaia di giovani dai 16 ai 33 anni provenienti da tutta Italia, si sono ritrovati in questi giorni per il Giubileo dei Giovani. Nell’ottavo Centenario del Perdono d’Assisi, un appuntamento importante per tanti giovani: specchiarsi nella Bellezza di Dio e, ripartendo dal perdono, costruire una vita bella!

Il tema che li ha guidati in questo cammino verso la felicità, la pienezza della vita, il Paradiso, è stato quello della Santità, ovvero della bellezza!

Dopo il saluto del Custode della Porziuncola, i circa 500 giovani, hanno vissuto un primo momento liturgico, inizio di un viaggio scandito dai segni dell’acqua del battesimo, che ci rende figli, dalla Parola, che arriva a noi dalla Porziuncola e che apre orizzonti nuovi, e dal Crocifisso di San Damiano icona del più bello tra i figli dell’uomo.

Riscoprire il senso del termine bellezza e come questa sia spesso ferita o peggio ancora ci venga rubata. “L’infelicità è un comportamento travestito di felicità” ma la chiamata è ad una felicità vera, senza maschere!

Vogliamo adesso proporre la catechesi iniziale del Giubileo, sulla “bellezza ferita”. Spesso la nostra bellezza è ferita, sciupata a causa di tutta una serie di cose che la minacciano. Il cammino proposto vuole prendere in considerazione sette nemici della bellezza affinché, scoperto l’inganno che sta dietro ognuno di loro, passando per il perdono di Dio, possa risuonare forte in noi l’appello di Dio alla bellezza: “siate santi”!

La catechesi si è conclusa con un breve video che vi proponiamo integralmente…

Questa bellezza, feriale e semplice, è stata contemplata a partire dal racconto fattoci da TRE TESTIMONI DELLA SANTITA’, ovvero tre persone che hanno avuto l’opportunità di vivere al fianco di santi.

Nella sua testimonianza sul marito, Lia, moglie del medico di Perugia venerabile dal 2017, Vittorio Trancanelli, ha ribadito l’importanza del tempo, che non si può “perdere” perché non ci appartiene, ma che va vissuto in pienezza, la pienezza dell’amore.

 

Fr. Iarek, è il terzo frate di una comunità missionaria in Perù, dove hanno trovato il martirio i suoi due confratelli fr. Miguel e fr. Zbigniew, due Frati Minori Conventuali uccisi nel 1991 dai guerriglieri di Sendero Luminoso; e ha raccontato l’esperienza di vita fraterna con i due confratelli uccisi per, come dice lui, “aver rubato i cuori della gente”, ovvero, “svegliato le coscienze” di quella povera gente.

 

 

Infine suor Carolina, ha raccontato la sua vita spesa nel servizio al fianco di don Pino Puglisi a Brancaccio, quartiere in cui il “parrino” ha dato la vita per “strappare” all’ignoranza i giovani. L’immagine di uomo e sacerdote tracciata è quella di un uomo semplice che ha fatto del suo servizio all’altare un trampolino di lancio verso la gente.

I giovani hanno avuto poi la possibilità di porre delle domande, tempo fecondo di confronto che ha fatto emergere la bellezza che portano nel cuore.

 

Il secondo momento della giornata di Sabato si è svolto nella Basilica di S.Chiara, ad Assisi. Aiutati da p. Jean Paul Hernandez SJ, i giovani hanno contemplato la bellezza artistica dell’icona del Crocifisso che parlò a Francesco e successivamente hanno sostato per qualche minuto in preghiera, lasciandosi guardare dal Dio che ci ha creato e ci vede belli.

 

Il ritorno in Porziuncola è stato vissuto come pellegrinaggio a piedi, ad attendere i ragazzi, Gesù, adorato nel Santissimo Sacramento. L’adorazione, animata da p.Graziano Malgeri, è stata uno dei momenti più forti; portare a Dio i “pesi”, il peccato, affinché liberati, possiamo vivere da figli.

La bellezza vista nei santi, è quotidiana, feriale e questa è stata per i tanti giovani la buona notizia: la bellezza è possibile, la santità è per tutti. Siccome è nella ferialità che costruita, l’ultima catechesi è stata dedicata a come costruire la bellezza una volta tornati a casa.

È stato proposto un cammino sulle virtù quali abito della santità…

Le Virtù Teologali – fede, speranza e carità – doni di Dio ricevuti ma che vanno custoditi e fatti fruttificare…

Le Virtù Cardinali – prudenza, fortezza, giustizia e temperanza –  i cardini per aprire la porta della Vita Eterna. Quattro strumenti che siamo chiamati ad usare per “entrare” nella pienezza della vita.

 

La celebrazione conclusiva, presieduta da p. Giuseppe Buffon, è stata il momento per l’ultimo gesto simbolico, quello del passaggio in Porziuncola. Varcare la “porta della vita eterna” è stato per i tanti giovani l’inizio di una vita nuova, l’inizio di una santità possibile…

 

TERRA SANTA Pellegrinaggio giovani 2017

È in Gerusalemme la sua dimora, la sua abitazione in Sion. (Sal 75).

 

 

Dal 19 al 28 maggio la nostra fraternità del SOG ha visitato i luoghi santi della terra di Gesù. Insieme ad una sessantina di giovani, siamo partiti verso la Terra Santa per ripercorrere le strade e i luoghi dove Lui è passato. L’intero pellegrinaggio è parso quasi un ritorno a casa, poiché nulla di quella terra benedetta, è estraneo alla nostra storia. Lì, dove Dio ha deciso di posare la sua gloria, abbiamo fatto esperienza di trovarci dinanzi al quinto vangelo, fatto dalla terra e dal cielo che hanno ospitato il figlio di Dio. Ci hanno accompagnato le parole e i gesti di Gesù, rivissuti nei luoghi in cui Lui li aveva inaugurati, dalla Galilea alla Giudea, sempre accompagnati dalla scrittura che guidava il nostro pellegrinaggio.

La terra d’Israele è stata la porzione di mondo scelta da Dio per incarnarsi in questa storia ed eliminare ogni distanza tra Lui e l’uomo. Per questo, il nostro metterci in cammino verso la terra di Gesù è stato l’incontro con Dio nel luogo di cui Lui ha detto “Lì porro il mio nome” (1Re 8,29)!

Il pellegrinaggio in Terra Santa è perciò unico e indimenticabile perché legge le profondità della nostra identità: se vogliamo capire cosa è la fede dobbiamo raccontare il suo percorso (Lumen Fidei, 8).

Giungo in questi luoghi che Tu hai riempito di Te una volta per sempre . . . O luogo! Quante volte, quante volte ti sei trasformato prima che da Suo divenissi mio! Quando Egli ti riempì la prima volta, non eri ancora nessun luogo esteriore, eri soltanto il grembo di sua Madre. Oh, sapere che le pietre su cui cammino a Nazaret sono le stesse che il suo piede toccava quando era ancora Lei il Tuo luogo, unico al mondo. Incontrarti attraverso una pietra che fu toccata dal piede di Tua Madre! O luogo, luogo di Terra Santa  quale spazio occupi in me! Perciò non posso calpestarti con i miei passi, debbo inginocchiarmi. E così attestare oggi che tu sei stato un luogo d’incontro. Io m’inginocchio e metto così il mio sigillo. Resterai qui col mio sigillo resterai, resterai e io ti porterò con me, ti trasformerò dentro di me in un luogo di nuova testimonianza. Io parto come un testimone che renderà la sua testimonianza attraverso i secoli. (K. Wojtyla, Opere letterarie).

…per vedere ogni giorno gelsi sradicarsi e piantarsi nel mare

Eccomi qui, rientrata dalla marcia notturna ad Assisi, gli 8500 passi con Francesco.
Abbiamo percorso il tragitto compiuto dal corpo di Francesco per vivere l’esperienza del perdono e della misericordia di Dio. 
Siamo partiti dalla Porziuncola, passati per San Damiano e arrivati, nel cuore della notte, al Sacro Convento.
Alla Porziuncola la catechesi inizia così: “Ricorda.. il tuo NOME è per te il primo gesto di misericordia”. Guardo velocemente in internet, il frate mi ha incuriosita, e leggo: Michela, chi è come Dio… Cosa?! Il mio nome contiene il massimo della misericordia! 
La catechesi prosegue e una domanda in particolare mi fa riflettere: Cosa vuoi portare questa sera a San Francesco? Ah… Io che pensavo di andargli a chiedere qualcosa.. devo portargli qualcosa.. simpatici i miei cari frati!
Iniziamo il cammino e guarda un po’, piove a dirotto! Sorrido e partiamo…
Tra una chiacchiera e l’altra con la mia compagna d’ombrello, risate con le amiche, scarpe e zaino inzuppati, a tratti penso tra me e me e sento che la fatica si fa lieve, la pioggia non è più fastidiosa e poi… sono ad Assisi nei giorni che precedono la morte di Francesco… è bellissimo.
San Francesco ha la capacità di smuovere dentro di me qualcosa di grande, e soprattutto di portarmi sulla strada giusta.. è così che camminando mi chiedo: Michi con chi stai rischiando nella vita? Dov’è il tuo amore? 
Se il peccato è stato il tuo punto di partenza, come potevi pensare che ti andasse tutto bene? 
Un passo dopo l’altro e arriviamo a San Damiano dov’è stata preparata per noi una rappresentazione teatrale. All’inizio dell’Ordine, quando Francesco dimorava a Rivotorto, una notte, mentre tutti riposavano, un frate gridò: Muoio!
Aveva molta fame, si era convertito da poco e affliggeva troppo il suo corpo. Così Francesco, dopo aver riunito gli altri frati per mangiare tutti assieme, disse: “Il Signore preferisce la misericordia al sacrificio”.
Una chiave di lettura interessante. Il Signore mi chiede più misericordia che sacrifici. Mi chiede di guardare la miseria dell’altro e di averne compassione.
Quando riprendiamo la marcia lo facciamo in silenzio, con una candela in mano… mi faccio seria, sono bagnata fradicia, voglio arrivare al Sacro Convento per incontrare San Francesco e per portargli qualcosa!
Penso a tutte le volte che non ho perdonato, penso all’odio e al rancore che ho sempre provato verso chi mi ha ferita.
Penso a Gesù che mi chiede misericordia e fede. Fede che è certezza, che è il contrario di paura. 
“Fede” che sta nella parola “fedeltà”… la fedeltà di Dio verso di me.
Così per una volta decido di rischiare: Rischio nella fede! 
Sono pronta a mettermi in cammino per seguire Gesù, per farmi guidare da lui… e per vedere ogni giorno gelsi sradicarsi e piantarsi in mare.
Michela

Lui è già li!!!!

“L’anima mia magnifica il Signore”

Ho messo piede nelle terre di San Francesco per la prima volta nella mia vita nell’estate del 2015, attratta da una bellezza che non sapevo di cercare finché non l’ho vista con i miei occhi.
Sono cresciuta in una famiglia non credente; lo scoutismo mi ha portata nel corso degli anni a contatto con la Chiesa cattolica e l’ascolto del Vangelo… che per me non erano altro che parole vuote, insignificanti, una favoletta senza senso. Non c’era spazio nella mia vita per colui che gli altri chiamavano Gesù Cristo, e tra me e me compativo chi aveva bisogno di credere in un Dio che ai miei occhi non era altro che un’invenzione, una stampella, una falsità, un’ipocrita scusa.
Passava la mia adolescenza e di anno in anno diventavo sempre più triste; mi guardavo allo specchio e vedevo una ragazza storta, scontenta, sola, ferita e fuori posto, con nel cuore una voragine d’amore che non sapevo colmare. Vedere la mia famiglia sfasciarsi tra conflitti e problemi mi riempiva di dolore e cinismo; combattevo con il mio carattere introverso che mi ingabbiava; facevo progetti ambiziosi sognando la fuga da una vita sempre più insapore e inconcludente. Chiusa a riccio in me stessa, pian piano scivolai in una depressione paralizzante. Mai come in quei mesi sentivo montare in me un rifiuto rabbioso verso colui che gli altri chiamavano Dio e verso chi ci credeva. Siamo soli nell’universo, volevo gridare, non c’è nessuno che ci salva dalla morte, volete capirlo?!
Il momento in cui toccai il fondo fu proprio la settimana santa del 2015. Erano gli inizi di aprile e mai come prima volevo che la mia vita finisse e basta.
Ho ripensato intensamente a quei giorni quando mesi dopo, al corso Zero un frate francescano mi ha annunciato: “è nel dolore che Gesù Cristo ti vuole incontrare. Quando stai male, hai toccato il fondo, sei nello schifo e nel dolore più grande della tua vita e ti chiedi dov’è Dio… LUI E’ GIA’ LI’!
In quel periodo incontrai un giovane capo scout che mi parlò con occhi luminosi del suo incontro con Dio e del suo cammino di fede con i francescani di Assisi. Ascoltavo recalcitrante, dubbiosa, incredula… ma fu ascoltando le sue parole che pensai: Io non conosco il Dio di cui mi stai parlando. Ma quella luce che hai negli occhi quando ne parli, LA VOGLIO ANCHE IO.
Questo desiderio mi ha salvata. Ricordati che il desiderio salva vite

Che tu ci creda o no, hai un Padre che in ogni momento desidera ardentemente la tua felicità! Nell’istante in cui ti dici: “Io voglio essere felice”, ti stai spalancando alla salvezza, ti stai spalancando al suo abbraccio. E il Signore ha bussato alla mia porta con la delicatezza immensa di un innamorato che corteggia la sua Amata.

La svolta fu una settimana di servizio al campo estivo scout con 20 bambini scatenati, pestiferi e pieni di gioia che riempirono il mio cuore d’amore immenso. Servirli nella fatica, nella gioia, nel dono totale di me stessa fu una catarsi. Mi mostrò che “queste sono dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte la più grande è la carità!” (1Cor 13)
Quella di fine campo fu la prima Messa della mia vita che ascoltai con la certezza che Dio era lì e stava parlando proprio con me: era ora di alzarmi dalla morte, Lui mi avrebbe dato la forza di mettermi in cammino (1Re 19, 4-8). Così il 15 agosto arrivai per la prima volta ad Assisi per partecipare a un corso di 5 giorni dalle suore francescane.
Quei giorni di ascolto furono tenerezza immensa per la mia anima. Mi sentivo come se il mio cuore indurito avesse ripreso a battere riempendomi di calore. Mi sentii viva, di una vita che tutti i miei piani e pensieri ambiziosi non mi avevano mai fatto assaporare. Per la prima volta una suora mi annunciò che IO VALGO IL SANGUE DI CRISTO. Per la prima volta mi sentii amata da un Amore perfetto che veniva a cercarmi dove io non avevo lasciato mai entrare nessuno.
Tornata a casa chiesi al mio parroco di poter ricevere il Battesimo. Non potevo aspettare, non desideravo altro, non potevo volgermi indietro. C’era un Padre che mi aspettava trepidante.
Il 3 aprile 2016 sono stata battezzata in Cristo con il nome di Jolanda Chiara e quanto vorrei che le mie parole esprimessero anche solo un po’ della gioia che ho ricevuto quel giorno. A un anno di distanza dal buio più fitto della mia vita, la Settimana Santa diventò per me tempo di vera risurrezione. Avevo 18 anni e quel giorno sono rinata per non morire mai più.
Oggi continuo il mio cammino nella terra del Poverello di Assisi che mi ha fatto innamorare del Signore. Il conflitto della mia famiglia è sfociato nella separazione dei miei genitori. Incontro difficoltà, dolori, fatiche; continuo a sbattere la testa sulla mia debolezza, sul mio peccato. Ma io non sono perfetta. Io sono tanto amata. E sono nella gioia.
Gesù Cristo non è un’idea, una chiacchiera, una morale: è una persona vivissima e io continuo a incontrarlo. Ogni volta che ricevo l’Eucaristia, ogni volta che Gli consegno la miseria dei miei peccati, ogni volta che mi sporco le mani per amare un fratello, per amare la mia famiglia, per amare il mio passato, presente e futuro… e ogni volta che sono nel dolore.
Guardo Cristo che per Amor mio, per Amor tuo si è lasciato mettere in croce – ma tu hai capito cosa significa crocifiggere una persona? Ci pensi a tutto quel sangue, alla pelle straziata, ai chiodi che trafiggono la carne viva? Io non voglio più vivere per meno di questo Amore.
Scrivo la mia storia con una gioia nel cuore che trabocca, una gioia che non mi appartiene, una gioia che è dono per antonomasia e come io l’ho ricevuta, così voglio condividerla perché non posso contenerla. Scrivo la mia storia mentre inizia la Settimana Santa, la settimana più bella dell’anno, la settimana che da due anni a questa parte il Signore sceglie per incontrarmi.
La presenza viva di un Dio che vince la morte ha guarito la mia storia, le mie relazioni passando attraverso le mie ferite quando lo credevo impossibile. Da quando sono figlia amata ho imparato ad amare di nuovo. Sono tornata a sperimentare il perdono, la tenerezza, la gioia, il dono della relazione.
Dio è venuto a fare la Pasqua nella mia vita.

Jolanda

Nasco da ferite… e sono una PERLA!

“Nella vita non conta fare qualcosa, ma nascere, amare e lasciarsi amare”

So ormai a memoria questa frase di Chiara Corbella, l’avrò pubblicata una decina di volte su facebook, ma mi serviva la marcia francescana per capire che nella vita per vivere, e vivere da Dio, devo lasciarmi amare. Sono partita per questa marcia entusiasta, ma anche molto sicura: avevo preparato lo zaino col peso giusto, avevo comprato i vestiti tecnici giusti, da sportiva ero allenata e pronta ad affrontare i km di strada. Ero “giusta” insomma e mi sentivo tale, proprio come Simone il fariseo che invita Gesù a casa sua, vuole accoglierLo, ma secondo i suoi schemi, come se la relazione con Lui fosse dettata da regole da seguire, come se bisognasse essere giusti per stargli affianco.

Dio sapeva che ero lontana dal Suo amore libero e liberante, che Lo stavo incasellando nei miei schemi, e proprio questo di me Lo attirava, proprio per questo mi ha voluta alla marcia. Lì gli schemi reggono davvero poco, camminando ci si spoglia di tutte le sovrastrutture e si è costretti a guardarsi per quello che si è. Anche io ho dovuto farlo, il terzo giorno non potevo più fingere con me stessa o con gli altri: ero debole.

Il mio ginocchio aveva iniziato a farmi male dal giorno prima, ma quel terzo giorno sembrava non darmi tregua. Ho aspettato circa 10 km prima di accettare un aiuto, credevo che la forza consistesse nel farcela da soli, ma mi sbagliavo, così mi sono lasciata andare alle cure di chi avevo affianco. Da quel momento non solo i miei passi sono diventati più leggeri, ma anche il mio cuore. Il Signore aveva bisogno di passare dal mio fisico per parlarmi in modo chiaro: sono debole e da sola non posso andare da nessuna parte, da sola non posso salvarmi.

Ora so che era proprio lì che voleva che mi convertissi, perché solo una persona che si riconosce peccatrice può prostrarsi ai Suoi piedi bagnandoglieli con le lacrime, solo una persona che si riconosce limitata può essere umile ed accettare di dire sì ai Suoi piani, senza chiedere nulla, come Maria, consapevole che nulla è impossibile a Dio. Più ho accettato l’aiuto degli altri, più accettavo quello di Dio e la mia gioia cresceva, il mio canto era veramente libero, i miei occhi erano veramente lucenti. Ho iniziato ad affidare ogni passo ed ogni fatica col cuore in festa, perché stavo camminando verso un tenero Padre che mi ama proprio per quella che sono. Dopo la confessione mi sono sentita trovata ed amata nella radice del mio male e finalmente ho scoperto che agli occhi di Cristo sono bella proprio perché sono una perla: nasco da ferite, che solo nelle Sue mani possono diventare feritoie. Quelle mani mi stavano aspettando in Porziuncola, pronte ad abbracciarmi, a tirarmi fuori dai miei sepolcri, a scommettere su di me e sulla mia vita. Più la meta si avvicinava più capivo che potevo essere dono per quella che ero, a Dio piaccio così, mi ha creata Lui, non serve essere giusti di fronte al Suo amore, solo disponibili ad accoglierlo e a lasciarsi plasmare.

Marciavo debole, ma finalmente consapevole di essere una Figlia Amata. Sono arrivata in Porziuncola bisognosa del Suo amore, bisognosa dell’aiuto degli altri: felice di non potercela fare da sola. Siamo arrivati in Porziuncola solo perché siamo Chiesa: zoppicante, imperfetta, peccatrice, ma in ricerca del Suo volto, in cammino, pronti a sostenerci e a farci forza a vicenda. La meta non ha gusto se la raggiungi da solo…

Affinché in Paradiso sia veramente festa bisogna arrivarci tutti, non può mancare nessuno!

Marta

Ti si chiamerà con un nome nuovo…

Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma tu sarai chiamata Mio compiacimento e la tua terra, Sposata, perché il Signore si compiacerà di te e la tua terra avrà uno sposo (Is 62, 4).

Questa è la Parola con la quale il Signore si è manifestato una volta per tutte nella mia vita, stringendomi in un abbraccio che mi ha prima accolto, stritolato e poi aggiustato, un abbraccio nel quale si sta così bene che è impossibile lasciare.

Qualche mese prima di arrivare in mezzo a questi frati e queste suore di cui non conoscevo l’esistenza, un paio di amiche ad un matrimonio mi avevano raccontato la storia di Chiara Corbella e io da quel giorno, arrabbiata, incredula e stupita davanti a tanto amore sono entrata in crisi. Profonda crisi. Santa crisi… ora posso decisamente definirla così.

Era già da un annetto che io vivevo inquieta, mi facevo domande sull’esistenza di Dio, non che fossi atea completamente, sono addirittura cresciuta in Azione Cattolica, ma poi ho vissuto un forte e lungo allontanamento che si è tramutato in perfetta disillusione e menefreghismo. Ero molto arrabbiata con Dio, perché non credevo esistesse e perché io ero talmente depressa e infelice che non sentivo l’amore delle persone che avevo accanto né, tanto meno, il suo.

Ma quella notte del 2013  mi sono letteralmente arresa al suo amore, alla sua esistenza e al fatto che la mia vita fosse completamente sua e che potesse fare di me ciò che meglio credeva.

Pian piano ho fatto tutti i corsi possibili e immaginabili che potessi fare li ad Assisi, timbravo tutti i cartellini, come amorevolmente mi prendevano in giro le suore, ma io sentivo di dover prendermi tutto quello al quale, in una vita intera, avevo rinunciato. Ero assetata di quell’Amore così grande che mi aveva risollevato dalla fogna in cui vivevo e volevo camminare verso di Lui.

Ma ero ancora inquieta e infelice, perché ricevevo parole, testimonianze, ma erano sempre per gli altri, mai per me.. avevo 31 anni ed ero già arrivata a pesare 137 kg… vivevo in un sarcofago, in un corpo e in una vita che non erano i miei. Non facevo altro che sentire che Dio mi aveva creata perché mi amava, perché per me aveva un progetto e una promessa d’amore, ma io ero come una che vive una disabilità, stavo su una carrozzina ma a me le gambe funzionavano e questo era quello che più mi faceva arrabbiare, il non riuscire ad avere la forza di amarmi, di alzarmi da quella carrozzina e spiccare il volo

Dopo un anno intenso passato tra Sassari e Assisi, durante l’ultimo corso, feci l’ennesimo colloquio con la mia guida spirituale, che mi ascoltava ogni volta che finiva un corso, e probabilmente ascoltava da un anno sempre le stesse lamentele, le stesse frustrazioni… ma quella volta ci fu un fuori schema incredibile, perché quale strumento di Dio per me, tanto duro e diretto quanto prezioso, mi disse: “basta Anna!! sei qui da un anno, sei arrivata in un modo e ora sei una persona diversa, hai ascoltato tanto e hai capito perché sei infelice, perché non vivi bene la tua obesità, chiuditi in una clinica e dimagrisci”

Inutile dirvi come ho fatto quel viaggio di ritorno, tra lacrime e hostess che mi passavano i fazzolettini…

Era febbraio e per un bel po’ di tempo non tornai più ad Assisi, forse ero arrabbiata, forse ero triste, delusa. Mi affidai ad un frate della mia città e provammo insieme a sviscerare quello che mi avevano suggerito. Ma siccome io sostanzialmente ero una fifona e non sapevo rischiare nella vita, allontanai per un po’ l’argomento dal mio cuore e dalla mia mente.

Gli attacchi d’ansia si inasprirono e ormai alle strette provai a fare memoria di tutto l’amore vissuto nell’ultimo anno, di tutte le Parole di Dio che avevo assorbito come una spugna e mi sono detta “ma che cavolo, io non la voglio più una vita mediocre, io sono davvero preziosa, Dio mi ha amata così tanto da mettermi al mondo, da custodirmi tutti questi anni nonostante io lo ignorassi, da farmi promesse eterne, ma soprattutto ha fatto si che io potessi rialzarmi dal buio, mi ha mostrato la Luce, mi ha detto continuamente che esiste una gioia piena ed è anche per me, io voglio quella Promessa d’Amore, io voglio fare centro nella vita..e voglio farlo con Lui”.

Quella è stata la vera svolta della mia vita, a differenza delle altre non avevo più paura, perché sapevo che stavo andando nella direzione giusta, e così a maggio del 2015, quando pesavo 116 kg, mi sono sottoposta ad un intervento di by pass gastrico. Tra mille paure umane certo, ma con una fiducia e un affidamento che mai avevo provato nella mia vita. Sentivo Dio così vicino, lo sentivo negli amici che mi aveva messo accanto e che mi hanno sostenuto e aiutato in questa scelta, lo vedevo negli occhi dei miei genitori che avevano paura ma che vedendo la mia fermezza comunque mi sostenevano.

Lo ripeterò fino alla nausea e so che molti attorno a me ancora non lo capiscono, ma io non avrei mai preso una decisione così grande senza Dio al mio fianco, senza aver avuto la consapevolezza del suo Amore immenso, illimitato e a volte anche esagerato. Ad Assisi per la prima volta ho ricevuto abbracci talmente potenti che ti aggiustano, ho sentito pronunciare il mio nome con amore e dolcezza, ho ricevuto fratelli in abbondanza…

Dio mi ha permesso di nascere 3 volte: alla vita, quando mi ha ricondotto fra le sue braccia e quando ha fatto si che mi operassi. Ma chi può ricevere così tanta grazia? Beh, tutti direi..tutti siamo chiamati a questa gioia piena. Ora ad un anno e mezzo dal by pass, dopo aver perso 54 kg, una persona praticamente, non posso che ringraziare ogni giorno il Signore per aver operato questo miracolo nella mia vita. Sono ancora in cammino chiaramente, e ora le dinamiche da affrontare con il mio nuovo corpo sono tante, nulla è semplice, sto provando ad amarmi così come sono, ed è la parte più complicata, ma lo sto facendo con accanto Dio che quotidianamente mi ricorda quanto sono bella, e preziosa..

“ti si chiamerà con un nome nuovo che la bocca del Signore indicherà” (Is 62,2b).

E’ proprio vero che il Signore fa nuove tutte le cose, ti raccoglie, ti abbraccia, ti ama e quando serve ti ricostruisce, dobbiamo solo affidarci, crederci, amarLo e seguirLo

Sono appena ritornata da Assisi, ho fatto servizio al vocazionale e al capodanno, perché dovevo in qualche modo restituire tutto quello che avevo ricevuto, ma come sempre ho ricevuto tanto di più io ancora una volta e mi sono resa conto che Dio è veramente illimitato, quando pensi che ti abbia già donato tutto, ecco lo stupore di cose nuove che sanno di buono…

Adesso finalmente “Cammino, corro… Volo!

Anna Rita

…Ognuno di noi è il sogno di Dio!

Carissimi,

pubblichiamo di seguito due perle, due testimonianze donateci da chi ha partecipato al Tu sei il sogno di Dio 2016.

 

Diamo la parola a Chiara

Tutto è iniziato un mese fa quando Francesca, la nostra animatrice, venne da me e mi propose un corso dal nome: “Tu sei il sogno di Dio”. Io le chiesi qualche informazioni in più per capire di cosa si trattasse, ma l’unica risposta fu l’ora di partenza e le date dei giorni che avremmo trascorso ad Assisi.

Lì per lì, con così poche informazioni, non ero molto convinta, poi però è scattato qualcosa dentro di me, ho iniziato a vedere quest’esperienza come una possibile via di svolta. Volevo allontanarmi da tutto quello che mi stava divorando dentro, da quella voragine a cui non sapevo dare una spiegazione…

Forse la parola giusta e che volevo allontanarmi da questa vita frenetica che non mi permetteva di respirare.

…E mi sono ritrovata ad Assisi, svestita dalle mie maschere, ad ascoltare parole che mi aprivano sempre di più gli occhi. Più proseguivamo con l’ascolto, più il mio modo di pensare cambiava fino ad arrivare a scoprire le verità e i principi su cui si basa la vita, entrando in contatto sempre più intimo con Dio.

E’ stato un trovare sempre più il vero senso della fede che da tempo ricercavo, che, ad essere sincera, nell’ultimo periodo avevo perso.

Man mano sentivo colmarsi quel vuoto interiore che mi portavo dentro da molto tempo; lo sentivo colmarsi dell’urgenza di amare: prima di amare gli altri bisogna imparare ad amare noi stessi.

E’ veramente difficile cambiare le mie idee, questo modo di stare al mondo, la abitudini con cui sono cresciuta…  ma un gradino alla volta ce la farò! Non posso fare più finta che non ci sia niente lassù! Ora Lo trovo oltre ogni banalità, oltre ogni cosa comune.

C’è ancora un ultimo pensiero che è davvero importante per me esprimere: GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE.

Un abbraccio.

Chiara

 

…ed ora ascoltiamo Benedetta

Prima di arrivare ad Assisi, i nostri educatori ci hanno detto di svuotare la testa da tutti i pensieri e i problemi che ci affliggevano… facile a parole.

Personalmente non ho seguito questo consiglio, perché stavo e sto vivendo un periodo non facile. Giunta ad Assisi, però, ho capito subito che l’atmosfera lì era diversa, che si respirava aria “più buona”, aria migliore di quella caotica e nervosa di Roma. Mi sono resa conto che i frati e le suore ci avevano accolto perché volevano dirci qualcosa di davvero importante, che ognuno di noi è il SOGNO DI DIO!

Dio ci ama così come siamo perché siamo i suoi doni più grandi. Avevamo bisogno di sapere altro? Spesso l’uomo non si accontenta, ma in questo caso la sensazione di pienezza era al di sopra delle aspettative. “Benedetta, tu sei il sogno di Dio”… L’emozione che ho provato è stata enorme, perché pensare così in grande non è semplice. Conosciamo i nostri limiti e arrivare a credere di essere ciò che Dio desidera sembra spropositato. Ma è questa la bellezza di Dio, ci ama così tanto da perdonare ogni nostro errore quando noi stessi non riusciamo a perdonarci; da sperare in noi anche quando noi stessi non abbiamo fiducia; ci ama in quanto figli anche se noi spesso ce lo dimentichiamo. Dio no, non si scorda di noi.

Questo è stato il messaggio che mi è rimasto impresso e che maggiormente mi ha colpito tra i tanti che ci hanno trasmesso in quei pochi giorni. Ricordo con piacere l’ultimo pomeriggio passato al parco vicino alla struttura… Le nostre parole volavano leggere come le altalene, la spensieratezza e la consapevolezza di poter essere felici avevano preso il sopravvento.

Ma ecco che arriva il giorno dopo… “casa”… mi era mancata tantissimo ed ora mi dovevo svegliare, per mettere in pratica la teoria. D’altronde sono partita con una marcia in più:

IO SONO IL SOGNO DI DIO e questo mi basta.

Benedetta

Riscoprire l’amore di Dio…

8500 passi…con Francesco per me è stata un’esperienza bellissima che mi ha aiutata a riscoprire l’amore di Dio.

Questo non vuol dire che prima non lo consideravo o non l’amavo ma semplicemente era un amore che si era affievolito, sapevo che c’era in qualche angolo del mio cuore ma era come se fosse rinchiuso in un baule in attesa che qualcuno lo liberasse. Questa liberazione è avvenuta grazie a San Francesco che mi ha aiutata a capire che Dio è con me ogni giorno e in ogni istante della mia vita, in ogni gioia e ogni dolore.

Sono davvero contenta oggi di sentirmi così leggera, così desiderosa di donare amore a tutti e far riscoprire che cosa grande è l’amore di Dio per noi. Penso che questa marcia non poteva arrivare in un momento migliore; avevo già partecipato al corso zero circa due mesi fa e dopo pensavo che tutto ciò che avevo ricevuto mi sarebbe bastato almeno per un anno intero, invece non è stato così. Con la travolgente vita che ognuno di noi ha si tende pian piano a mettere Dio in un dimenticatoio. Inoltre pensavo di non aver bisogno di lui, avevo già tutto: una famiglia amorevole, un ragazzo straordinario, amici… ma era una maschera! Iniziavo a sentirmi scomoda, stanca, vuota, non volevo più studiare, pregare, non capivo più cosa stessi facendo, insomma mi sentivo un po’ persa… Purtroppo ci sono dei momenti in cui mi chiedo: ma IO credo? Ho FEDE? E ora penso che possa avere la risposta solo continuando a pregare.

Dopo essere stata coinvolta in questa esperienza con il mio ragazzo e i miei amici mi son detta: perché no? Magari posso capire cosa fare della mia vita! Sapete cosa ho capito? Voglio vivere ogni giorno donando la MISERICORDIA che Dio ha donato a me. Che cosa semplice e meravigliosa! Paradossalmente va in conflitto con quello che pensavo di ricevere da questo corso; in realtà devo riprendere a fare quello che faccio ogni giorno con tanta forza ma tutto filtrato con la lente della Misericordia del Signore.

Sicuramente qualcuno da lassù mi farà capire cosa mi riserva la vita e quale posto devo occupare ma al momento so solo che voglio vivere ogni giorno in amore con tutti per quanto possibile, so che non sarà facile ma vorrei che tutti quanti possano capire che la vita è un continuo cammino con Dio. E se ogni tanto dovessi perdermi so di poter contare sulla misericordia Sua, che mi rimetterà sul binario giusto! Ora inizia la mia marcia nella vita.

Delia

Missione? un grande grazie stampato nel cuore…

Un po’ sapevo il perché dell’essermi sentita proporre la missione: per cercare di restituire e solidificare il tanto ricevuto in questo anno e mezzo di cammino, tirare fuori tutte le cose incamerate, passare da una teoria a una pratica, una “ciccia”.

Un altro banco di prova per affidarsi, e crescere. Ma non potevo immaginare il come tutto questo sarebbe avvenuto. Ogni volta la Sua pedagogia riesce a stupirmi, e niente è come potevo aspettarmi. Chi si aspettava quanto la richiesta di “spendermi”, fisicamente e interiormente, espormi, affidarmi, obbedire, mi avrebbe messo a contatto con i miei limiti, le mie resistenze? Ma proprio grazie alle fatiche, alla presa di contatto con tante piccole e grandi povertà mi ha aiutato a sperimentare davvero che si può dare solo se prima si è centrati in qualcosa di più grande, in Qualcuno di più grande, da cui andare a cercare l’energia e la forza.

È stato un continuo movimento alternato tra ricevere e restituire. Non scorderò mai i volti incontrati, le speranze, a volte disattese, altre volte attese contro ogni aspettativa, di riuscire a parlare al cuore dei ragazzi che incontravamo; non scorderò mai le difficoltà di lanciare con tanto impegno un seme, ben consapevole che non ne avremmo visto necessariamente il frutto. E quanto era chiaro e limpido, in quei momenti, che a fare queste cose non potevi essere tu, ma che davvero la leva dell’azione non era fuori da noi. Ciò che veniva chiesto era solo essere disponibili a lasciar passare qualcosa, a farsi trasformare in regalo. Soprattutto quando ne hai meno voglia e meno forza, quello è il momento per passare dall’io a un Tu, che ti porta a tanti piccoli tu da incontrare.

Il condividere l’impegno con tanti fratelli, il vedersi impegnati in uno stesso progetto, spesi in una stessa fatica, insieme, è stato bellissimo. Dalla sveglia in camera, alla preghiera, alle testimonianze nelle classi, ai balletti per strada, ai piccoli servizi organizzativi. Tutte parti necessarie per il corpo della giornata, nulla è tralasciabile, ogni cosa ha il suo posto nei nostri cuori, come cosa ricevuta ancor prima che data.

E’ bello rendersi conto come ogni seme gettato e curato, sta dando frutto prima di tutto in me. Rivedermi nelle seti e nelle domande di quei ragazzi che incontravamo è stato uno specchio per ripercorrere il tempo in cui ero diversa, chiusa in qualche idea piccola di me stessa; e il portare un annuncio di bellezza e di nuova possibilità, è stato come un riceverlo di nuovo, come se mi sentissi offrire ancora la possibilità di ribadire quel si: si, voglio di più, non mi basta ciò che ho, voglio il tutto, lo “strano” e il fuori schema che mi state offrendo!

Ecco cosa molti di noi si portano a casa dalla missione, non un qualcosa che abbiamo offerto, ma il nostro desiderio rinfiammato, la nostra ricerca rimessa in gioco, il nostro cammino rinvigorito. Questo per me ha significato portare e testimoniare un pezzettino della mia storia, questo ho ricevuto dai fratelli e compagni di avventura che hanno fatto lo stesso, dai ragazzi che si sono lasciati interrogare: tanti schemi rotti, tante sorprese, tanti incontri belli e pieni.

Di nuovo, torno a casa con tanto stupore, tanta gioia, e con un grande grazie stampato nel cuore.

Ludovica