Ti si chiamerà con un nome nuovo…

Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma tu sarai chiamata Mio compiacimento e la tua terra, Sposata, perché il Signore si compiacerà di te e la tua terra avrà uno sposo (Is 62, 4).

Questa è la Parola con la quale il Signore si è manifestato una volta per tutte nella mia vita, stringendomi in un abbraccio che mi ha prima accolto, stritolato e poi aggiustato, un abbraccio nel quale si sta così bene che è impossibile lasciare.

Qualche mese prima di arrivare in mezzo a questi frati e queste suore di cui non conoscevo l’esistenza, un paio di amiche ad un matrimonio mi avevano raccontato la storia di Chiara Corbella e io da quel giorno, arrabbiata, incredula e stupita davanti a tanto amore sono entrata in crisi. Profonda crisi. Santa crisi… ora posso decisamente definirla così.

Era già da un annetto che io vivevo inquieta, mi facevo domande sull’esistenza di Dio, non che fossi atea completamente, sono addirittura cresciuta in Azione Cattolica, ma poi ho vissuto un forte e lungo allontanamento che si è tramutato in perfetta disillusione e menefreghismo. Ero molto arrabbiata con Dio, perché non credevo esistesse e perché io ero talmente depressa e infelice che non sentivo l’amore delle persone che avevo accanto né, tanto meno, il suo.

Ma quella notte del 2013  mi sono letteralmente arresa al suo amore, alla sua esistenza e al fatto che la mia vita fosse completamente sua e che potesse fare di me ciò che meglio credeva.

Pian piano ho fatto tutti i corsi possibili e immaginabili che potessi fare li ad Assisi, timbravo tutti i cartellini, come amorevolmente mi prendevano in giro le suore, ma io sentivo di dover prendermi tutto quello al quale, in una vita intera, avevo rinunciato. Ero assetata di quell’Amore così grande che mi aveva risollevato dalla fogna in cui vivevo e volevo camminare verso di Lui.

Ma ero ancora inquieta e infelice, perché ricevevo parole, testimonianze, ma erano sempre per gli altri, mai per me.. avevo 31 anni ed ero già arrivata a pesare 137 kg… vivevo in un sarcofago, in un corpo e in una vita che non erano i miei. Non facevo altro che sentire che Dio mi aveva creata perché mi amava, perché per me aveva un progetto e una promessa d’amore, ma io ero come una che vive una disabilità, stavo su una carrozzina ma a me le gambe funzionavano e questo era quello che più mi faceva arrabbiare, il non riuscire ad avere la forza di amarmi, di alzarmi da quella carrozzina e spiccare il volo

Dopo un anno intenso passato tra Sassari e Assisi, durante l’ultimo corso, feci l’ennesimo colloquio con la mia guida spirituale, che mi ascoltava ogni volta che finiva un corso, e probabilmente ascoltava da un anno sempre le stesse lamentele, le stesse frustrazioni… ma quella volta ci fu un fuori schema incredibile, perché quale strumento di Dio per me, tanto duro e diretto quanto prezioso, mi disse: “basta Anna!! sei qui da un anno, sei arrivata in un modo e ora sei una persona diversa, hai ascoltato tanto e hai capito perché sei infelice, perché non vivi bene la tua obesità, chiuditi in una clinica e dimagrisci”

Inutile dirvi come ho fatto quel viaggio di ritorno, tra lacrime e hostess che mi passavano i fazzolettini…

Era febbraio e per un bel po’ di tempo non tornai più ad Assisi, forse ero arrabbiata, forse ero triste, delusa. Mi affidai ad un frate della mia città e provammo insieme a sviscerare quello che mi avevano suggerito. Ma siccome io sostanzialmente ero una fifona e non sapevo rischiare nella vita, allontanai per un po’ l’argomento dal mio cuore e dalla mia mente.

Gli attacchi d’ansia si inasprirono e ormai alle strette provai a fare memoria di tutto l’amore vissuto nell’ultimo anno, di tutte le Parole di Dio che avevo assorbito come una spugna e mi sono detta “ma che cavolo, io non la voglio più una vita mediocre, io sono davvero preziosa, Dio mi ha amata così tanto da mettermi al mondo, da custodirmi tutti questi anni nonostante io lo ignorassi, da farmi promesse eterne, ma soprattutto ha fatto si che io potessi rialzarmi dal buio, mi ha mostrato la Luce, mi ha detto continuamente che esiste una gioia piena ed è anche per me, io voglio quella Promessa d’Amore, io voglio fare centro nella vita..e voglio farlo con Lui”.

Quella è stata la vera svolta della mia vita, a differenza delle altre non avevo più paura, perché sapevo che stavo andando nella direzione giusta, e così a maggio del 2015, quando pesavo 116 kg, mi sono sottoposta ad un intervento di by pass gastrico. Tra mille paure umane certo, ma con una fiducia e un affidamento che mai avevo provato nella mia vita. Sentivo Dio così vicino, lo sentivo negli amici che mi aveva messo accanto e che mi hanno sostenuto e aiutato in questa scelta, lo vedevo negli occhi dei miei genitori che avevano paura ma che vedendo la mia fermezza comunque mi sostenevano.

Lo ripeterò fino alla nausea e so che molti attorno a me ancora non lo capiscono, ma io non avrei mai preso una decisione così grande senza Dio al mio fianco, senza aver avuto la consapevolezza del suo Amore immenso, illimitato e a volte anche esagerato. Ad Assisi per la prima volta ho ricevuto abbracci talmente potenti che ti aggiustano, ho sentito pronunciare il mio nome con amore e dolcezza, ho ricevuto fratelli in abbondanza…

Dio mi ha permesso di nascere 3 volte: alla vita, quando mi ha ricondotto fra le sue braccia e quando ha fatto si che mi operassi. Ma chi può ricevere così tanta grazia? Beh, tutti direi..tutti siamo chiamati a questa gioia piena. Ora ad un anno e mezzo dal by pass, dopo aver perso 54 kg, una persona praticamente, non posso che ringraziare ogni giorno il Signore per aver operato questo miracolo nella mia vita. Sono ancora in cammino chiaramente, e ora le dinamiche da affrontare con il mio nuovo corpo sono tante, nulla è semplice, sto provando ad amarmi così come sono, ed è la parte più complicata, ma lo sto facendo con accanto Dio che quotidianamente mi ricorda quanto sono bella, e preziosa..

“ti si chiamerà con un nome nuovo che la bocca del Signore indicherà” (Is 62,2b).

E’ proprio vero che il Signore fa nuove tutte le cose, ti raccoglie, ti abbraccia, ti ama e quando serve ti ricostruisce, dobbiamo solo affidarci, crederci, amarLo e seguirLo

Sono appena ritornata da Assisi, ho fatto servizio al vocazionale e al capodanno, perché dovevo in qualche modo restituire tutto quello che avevo ricevuto, ma come sempre ho ricevuto tanto di più io ancora una volta e mi sono resa conto che Dio è veramente illimitato, quando pensi che ti abbia già donato tutto, ecco lo stupore di cose nuove che sanno di buono…

Adesso finalmente “Cammino, corro… Volo!

Anna Rita

…Ognuno di noi è il sogno di Dio!

Carissimi,

pubblichiamo di seguito due perle, due testimonianze donateci da chi ha partecipato al Tu sei il sogno di Dio 2016.

 

Diamo la parola a Chiara

Tutto è iniziato un mese fa quando Francesca, la nostra animatrice, venne da me e mi propose un corso dal nome: “Tu sei il sogno di Dio”. Io le chiesi qualche informazioni in più per capire di cosa si trattasse, ma l’unica risposta fu l’ora di partenza e le date dei giorni che avremmo trascorso ad Assisi.

Lì per lì, con così poche informazioni, non ero molto convinta, poi però è scattato qualcosa dentro di me, ho iniziato a vedere quest’esperienza come una possibile via di svolta. Volevo allontanarmi da tutto quello che mi stava divorando dentro, da quella voragine a cui non sapevo dare una spiegazione…

Forse la parola giusta e che volevo allontanarmi da questa vita frenetica che non mi permetteva di respirare.

…E mi sono ritrovata ad Assisi, svestita dalle mie maschere, ad ascoltare parole che mi aprivano sempre di più gli occhi. Più proseguivamo con l’ascolto, più il mio modo di pensare cambiava fino ad arrivare a scoprire le verità e i principi su cui si basa la vita, entrando in contatto sempre più intimo con Dio.

E’ stato un trovare sempre più il vero senso della fede che da tempo ricercavo, che, ad essere sincera, nell’ultimo periodo avevo perso.

Man mano sentivo colmarsi quel vuoto interiore che mi portavo dentro da molto tempo; lo sentivo colmarsi dell’urgenza di amare: prima di amare gli altri bisogna imparare ad amare noi stessi.

E’ veramente difficile cambiare le mie idee, questo modo di stare al mondo, la abitudini con cui sono cresciuta…  ma un gradino alla volta ce la farò! Non posso fare più finta che non ci sia niente lassù! Ora Lo trovo oltre ogni banalità, oltre ogni cosa comune.

C’è ancora un ultimo pensiero che è davvero importante per me esprimere: GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE.

Un abbraccio.

Chiara

 

…ed ora ascoltiamo Benedetta

Prima di arrivare ad Assisi, i nostri educatori ci hanno detto di svuotare la testa da tutti i pensieri e i problemi che ci affliggevano… facile a parole.

Personalmente non ho seguito questo consiglio, perché stavo e sto vivendo un periodo non facile. Giunta ad Assisi, però, ho capito subito che l’atmosfera lì era diversa, che si respirava aria “più buona”, aria migliore di quella caotica e nervosa di Roma. Mi sono resa conto che i frati e le suore ci avevano accolto perché volevano dirci qualcosa di davvero importante, che ognuno di noi è il SOGNO DI DIO!

Dio ci ama così come siamo perché siamo i suoi doni più grandi. Avevamo bisogno di sapere altro? Spesso l’uomo non si accontenta, ma in questo caso la sensazione di pienezza era al di sopra delle aspettative. “Benedetta, tu sei il sogno di Dio”… L’emozione che ho provato è stata enorme, perché pensare così in grande non è semplice. Conosciamo i nostri limiti e arrivare a credere di essere ciò che Dio desidera sembra spropositato. Ma è questa la bellezza di Dio, ci ama così tanto da perdonare ogni nostro errore quando noi stessi non riusciamo a perdonarci; da sperare in noi anche quando noi stessi non abbiamo fiducia; ci ama in quanto figli anche se noi spesso ce lo dimentichiamo. Dio no, non si scorda di noi.

Questo è stato il messaggio che mi è rimasto impresso e che maggiormente mi ha colpito tra i tanti che ci hanno trasmesso in quei pochi giorni. Ricordo con piacere l’ultimo pomeriggio passato al parco vicino alla struttura… Le nostre parole volavano leggere come le altalene, la spensieratezza e la consapevolezza di poter essere felici avevano preso il sopravvento.

Ma ecco che arriva il giorno dopo… “casa”… mi era mancata tantissimo ed ora mi dovevo svegliare, per mettere in pratica la teoria. D’altronde sono partita con una marcia in più:

IO SONO IL SOGNO DI DIO e questo mi basta.

Benedetta

Riscoprire l’amore di Dio…

8500 passi…con Francesco per me è stata un’esperienza bellissima che mi ha aiutata a riscoprire l’amore di Dio.

Questo non vuol dire che prima non lo consideravo o non l’amavo ma semplicemente era un amore che si era affievolito, sapevo che c’era in qualche angolo del mio cuore ma era come se fosse rinchiuso in un baule in attesa che qualcuno lo liberasse. Questa liberazione è avvenuta grazie a San Francesco che mi ha aiutata a capire che Dio è con me ogni giorno e in ogni istante della mia vita, in ogni gioia e ogni dolore.

Sono davvero contenta oggi di sentirmi così leggera, così desiderosa di donare amore a tutti e far riscoprire che cosa grande è l’amore di Dio per noi. Penso che questa marcia non poteva arrivare in un momento migliore; avevo già partecipato al corso zero circa due mesi fa e dopo pensavo che tutto ciò che avevo ricevuto mi sarebbe bastato almeno per un anno intero, invece non è stato così. Con la travolgente vita che ognuno di noi ha si tende pian piano a mettere Dio in un dimenticatoio. Inoltre pensavo di non aver bisogno di lui, avevo già tutto: una famiglia amorevole, un ragazzo straordinario, amici… ma era una maschera! Iniziavo a sentirmi scomoda, stanca, vuota, non volevo più studiare, pregare, non capivo più cosa stessi facendo, insomma mi sentivo un po’ persa… Purtroppo ci sono dei momenti in cui mi chiedo: ma IO credo? Ho FEDE? E ora penso che possa avere la risposta solo continuando a pregare.

Dopo essere stata coinvolta in questa esperienza con il mio ragazzo e i miei amici mi son detta: perché no? Magari posso capire cosa fare della mia vita! Sapete cosa ho capito? Voglio vivere ogni giorno donando la MISERICORDIA che Dio ha donato a me. Che cosa semplice e meravigliosa! Paradossalmente va in conflitto con quello che pensavo di ricevere da questo corso; in realtà devo riprendere a fare quello che faccio ogni giorno con tanta forza ma tutto filtrato con la lente della Misericordia del Signore.

Sicuramente qualcuno da lassù mi farà capire cosa mi riserva la vita e quale posto devo occupare ma al momento so solo che voglio vivere ogni giorno in amore con tutti per quanto possibile, so che non sarà facile ma vorrei che tutti quanti possano capire che la vita è un continuo cammino con Dio. E se ogni tanto dovessi perdermi so di poter contare sulla misericordia Sua, che mi rimetterà sul binario giusto! Ora inizia la mia marcia nella vita.

Delia

Missione? un grande grazie stampato nel cuore…

Un po’ sapevo il perché dell’essermi sentita proporre la missione: per cercare di restituire e solidificare il tanto ricevuto in questo anno e mezzo di cammino, tirare fuori tutte le cose incamerate, passare da una teoria a una pratica, una “ciccia”.

Un altro banco di prova per affidarsi, e crescere. Ma non potevo immaginare il come tutto questo sarebbe avvenuto. Ogni volta la Sua pedagogia riesce a stupirmi, e niente è come potevo aspettarmi. Chi si aspettava quanto la richiesta di “spendermi”, fisicamente e interiormente, espormi, affidarmi, obbedire, mi avrebbe messo a contatto con i miei limiti, le mie resistenze? Ma proprio grazie alle fatiche, alla presa di contatto con tante piccole e grandi povertà mi ha aiutato a sperimentare davvero che si può dare solo se prima si è centrati in qualcosa di più grande, in Qualcuno di più grande, da cui andare a cercare l’energia e la forza.

È stato un continuo movimento alternato tra ricevere e restituire. Non scorderò mai i volti incontrati, le speranze, a volte disattese, altre volte attese contro ogni aspettativa, di riuscire a parlare al cuore dei ragazzi che incontravamo; non scorderò mai le difficoltà di lanciare con tanto impegno un seme, ben consapevole che non ne avremmo visto necessariamente il frutto. E quanto era chiaro e limpido, in quei momenti, che a fare queste cose non potevi essere tu, ma che davvero la leva dell’azione non era fuori da noi. Ciò che veniva chiesto era solo essere disponibili a lasciar passare qualcosa, a farsi trasformare in regalo. Soprattutto quando ne hai meno voglia e meno forza, quello è il momento per passare dall’io a un Tu, che ti porta a tanti piccoli tu da incontrare.

Il condividere l’impegno con tanti fratelli, il vedersi impegnati in uno stesso progetto, spesi in una stessa fatica, insieme, è stato bellissimo. Dalla sveglia in camera, alla preghiera, alle testimonianze nelle classi, ai balletti per strada, ai piccoli servizi organizzativi. Tutte parti necessarie per il corpo della giornata, nulla è tralasciabile, ogni cosa ha il suo posto nei nostri cuori, come cosa ricevuta ancor prima che data.

E’ bello rendersi conto come ogni seme gettato e curato, sta dando frutto prima di tutto in me. Rivedermi nelle seti e nelle domande di quei ragazzi che incontravamo è stato uno specchio per ripercorrere il tempo in cui ero diversa, chiusa in qualche idea piccola di me stessa; e il portare un annuncio di bellezza e di nuova possibilità, è stato come un riceverlo di nuovo, come se mi sentissi offrire ancora la possibilità di ribadire quel si: si, voglio di più, non mi basta ciò che ho, voglio il tutto, lo “strano” e il fuori schema che mi state offrendo!

Ecco cosa molti di noi si portano a casa dalla missione, non un qualcosa che abbiamo offerto, ma il nostro desiderio rinfiammato, la nostra ricerca rimessa in gioco, il nostro cammino rinvigorito. Questo per me ha significato portare e testimoniare un pezzettino della mia storia, questo ho ricevuto dai fratelli e compagni di avventura che hanno fatto lo stesso, dai ragazzi che si sono lasciati interrogare: tanti schemi rotti, tante sorprese, tanti incontri belli e pieni.

Di nuovo, torno a casa con tanto stupore, tanta gioia, e con un grande grazie stampato nel cuore.

Ludovica

Voglio ricominciare da zero!

La marcia francescana è un’esperienza che va vissuta, non si può raccontare fino in fondo in tutta la sua bellezza ed importanza, perché le parole pongono grossi limiti al terremoto che essa ti scatena nell’anima.

Sono partito senza aspettative…

Il primo giorno di cammino è stato durissimo: salite e discese frequenti sotto il forte caldo estivo mi avevano messo a dura prova e avevano suscitato in me un dubbio persistente e frustrante: “Ce la farò ad arrivare in fondo? O sarò solo di peso agli altri marciatori? Forse non sono abbastanza allenato… è meglio che rinunci, prima che mi accorga di non essere in grado e ne resti deluso?” Ho dovuto combattere con il mio io, con il mio voler capire tutto. Il secondo giorno mi guardo intorno e vedo volti sorridenti e felici… eppure anche loro stanno vivendo le mie stesse difficoltà!!

I miei compagni di marcia mi si avvicinano, ed io parlo con loro… sorrido, racconto, chiedo. So relazionarmi con loro, apro il mio cuore e anche loro iniziano a farlo con me. Ma contemporaneamente a queste relazioni belle che piano piano nascevano e crescevano, persistevano la fatica fisica e i dolori.

Dalla loro combinazione, da sotto la cenere, è cominciata a venire fuori un po’ di grinta… perché non si può mollare in salita! non si può mollare perché ti fanno male le spalle! Non si può mollare e lasciare indietro il compagno che è accanto a te!

Tutto ciò, è diventato la mia quotidianità e senza che me ne accorgessi, lentamente mi ha scongelato il cuore, fino a comprendere quanto io sopravvivessi anziché vivere. Consapevolezza che non mi ha lasciato indebolito, non mi ha fatto sentire vulnerabile, perché gli altri sono in fondo come me, affaticati, sudati, sporchi e con il peso del loro zaino sulle spalle e nel cuore. E’ stato inevitabile! Ci siamo riconosciuti gli uni negli altri e questo è stato risorsa, consolazione, forza, abbraccio, accoglienza, COMUNIONE! diventa lo specchio dell’Amore di Dio, esperienza che si fa attraverso i fratelli che non può essere immaginata né descritta appieno ma che ti dà Vita.

Ad un certo punto del cammino la fatica non è più fisica, ma interiore, e vai avanti perché accanto ai fratelli si può entrare anche nei luoghi più spaventosi e affrontare i tratti di strada più difficili senza timore! e che gioia quando insieme a loro riusciamo a raggiungere l’obiettivo! Si può camminare controvento, si possono portare dei pesi, si può condividere, si possono trovare strade diverse, si può attraversare il buio per vedere di nuovo la luce!

Sono arrivato ALLA PORTA DEL CIELO, con occhi nuovi e non rimpiango quelli vecchi. L’ho attraversata tenendo per mano  quella che è diventata una famiglia con cui camminare, l’ho attraversata sentendomi infinitamente piccolo e bisognoso della Misericordia di Dio, l’ho attraversata con una voglia infinita di gridare: “VOGLIO RICOMINCIARE DA ZERO”, l’ho attraversata con una sete di affidamento, di cura e protezione dalle mani di Colui che tutto può.

La Marcia mi ha condotto in territori che non immaginavo. Mi ha insegnato tantissime cose nuove e me ne ha fatte riscoprire altre che avevo dimenticate. Mi ha aiutato a capire cosa andava conservato e custodito e cosa invece  era necessario  LASCIARE per proseguire il cammino.  la strada è lunga.. ma confido in Colui che FA NUOVE TUTTE LE COSE, perché mi ha regalato occhi nuovi per vedere, un cuore nuovo per sentire.

Vincenzo

Con i piedi per terra e lo sguardo al cielo!

“Ma dove sei stata?” “Cos’è la marcia?” “Come stai ora?” “E’ stato difficile? …E Dio?”

Quante domande nei cuori di chi ci conosce e, forse, ci ha solo visti in foto o nei cuori di chi ci ha visti passare tra le vie del proprio paese…

Sono sicura però che le domande ci sono anche nel nostro cuore e proprio questo nostro interrogarci ci rende vicini. Dunque, sì, le domande ci sono e sono in abbondanza, ed io da sola, se vi dicessi solo quello che sentivo o provavo non sarei veritiera perché, come ogni cosa, assume significato solo se la si guarda dall’alto, con uno sguardo di comunione…

Infatti, la marcia siamo NOI, trecento giovani, da tutta Italia, e non solo, arrivati senza sapere cosa ci aspettasse davvero, dove avremo dormito, cosa avremo mangiato o quanti chilometri avremo marciato; sapevamo solamente che eravamo lì per Dio, chi perché lo aveva già incontrato, o così credeva, chi perché lo voleva incontrare, chi perché ne voleva riscoprire il volto e chi per dirgli quello che non aveva mai avuto il coraggio di confessargli. Poi, sapete, oltre a noi e alle nostre volontà, c’era, e c’è, un AMORE grande, che ci sceglie prima che noi ce ne possiamo render conto.

L’Amore ci ha uniti un poco alla volta nei piccoli gesti, nel presentarsi, nelle file, nel non arrabbiarsi, nelle risate e nei silenzi… E non ci ha mai lasciati soli… Sempre una mano, un volto, un sorriso o un abbraccio ci ricordava la nostra natura: il nostro essere AMATI, non giusti o sbagliati ma semplicemente amati.

Anche mentre camminavamo l’Amore c’era, anche se non ce ne accorgevamo perché soffocati tra i nostri pensieri nel silenzio o mentre inciampavamo nelle solite nostre ferite; bastava alzare lo sguardo: Lei, Maria, era lì che ci apriva il cammino, alle nostre spalle sempre qualcuno era pronto a sorreggerci, e tutto intorno a noi il creato che, coi suoi doni, non aspettava altro che noi ne gioissimo. Quando le salite si sono fatte più dure l’Amore ha cambiato sapore, si è fatto sudore, dolore, si è fatto bisognoso e ci ha resi tali, si è fatto mano che ti stringe, abbraccio che ti rialza, lacrima di chi non si vuole arrendere e zaino da condividere perché troppo pesante.

Questi giorni insieme sono stati una rivoluzione silenziosa dentro di me e mi scuso con tutti e con Dio se le mie parole non ne rendono la magnificenza. Io dalla vita ho sempre chiesto emozioni forti, esperienze inequivocabili e invece in marcia ho assaporato una straordinaria ordinarietà che mi ha tolto le parole e mi ha lasciata col cuore pieno di gioia e speranza…

Perché amici cari, a Gesù Cristo, a colui che ho chiamato fin ora “Amore”, non interessano tutte le cose che facciamo per farci belli agli occhi della gente, non interessano i nostri sbagli, i nostri errori o le cose che vorremo nascondere anche a noi stessi; a Lui interessa quanto amiamo! 

Dopo questa marcia ho compreso che sono umana, che posso sbagliare e cadere perché sono fatta di carne, di paure e di insicurezze… Ma nonostante tutto, al di sopra di tutti i miei pensieri c’è chi E’ PIU’ FEDELE di me, di te e di tutto il mondo che ci ha sempre ferito.

Lui lo sa che non sono perfetta ma non si sofferma sul mio limite, anzi proprio sul mio essere creatura fonda il suo Amore e mi promette la Felicità, quella che non finisce e non mi lascia insoddisfatta alla fine…

Mi guardo intorno… tutto ciò che ho mi è stato donato gratuitamente, VIVO E SONO AMATA anche quando non me lo merito o non me ne rendo conto.

Ora, dopo tutto ciò, so che Lui mi ha liberata dalle mie paure, dalle mie insicurezze e mi è vicino. Proprio quando io sono debole, quando temo di non sentirlo al mio fianco, lì Lui mi dimostra la sua fedeltà. So che non mi deluderà perché mi conosce e Lui non si dimentica di chi ha scelto.

Dunque sì, voglio ricominciare da zero, ogni giorno, con Lui e coi miei fratelli… Sempre in cammino con i piedi sulla terra e con gli occhi al cielo! 

Francesca

Dio è Amore, sempre!

Non so come s i possa esprimere per iscritto l’incontro personale con Gesù, perché sintetizzare una cosa così grande, profonda e intima, immensa oltre i confini umani non si può. Ma mi è stato ribadito più volte che Dio ha fiducia in me e allora credo che anche adesso si stia fidando ciecamente di me e di ciò che racconterò.

Solo per grazia ho detto “sì” a Mariangela, preziosa amica che, ormai quasi due anni fa, mi proponeva i corsi ad Assisi. Avrei potuto anche dire no, sarebbe bastato cambiare una consonante e una vocale. Mi sono fidata della sua profondità. Percepivo qualcosa in lei, un rapporto con Dio profondo, vero e concreto, che era oltre quello che avevo sempre conosciuto: una “sana invidia spirituale” la chiamo io. Lei mi diceva: “Ci sono i frati lì che fanno le catechesi…” e io non sapevo nemmeno cosa significasse la parola “catechesi”.

Ma basta anche un solo spiraglio di disponibilità, quasi insignificante e Dio ne approfitta per entrare e stravolgerti completamente tutto, renderti la vita piena, riempirti d’amore e farti andare oltre confini che mai avresti superato. Tutto ciò nel suo modo, all’inizio incomprensibile e difficile per me, ma poi evidentemente più bello e profondo.

Inizio i corsi “ Amare come”: ogni due mesi Gesù mi aspetta lì ad Assisi. Ha da dirmi tante cose forti, dolorose, profonde e liberanti e io continuo come attirata da una calamita a scendere ad Assisi e ad ascoltarLo. Guidata da chi ne sa più di me, mi lascio portare su strade nuove. Decido di fidarmi e obbedire. Si fa sul serio, ho deciso!

Alla Marcia francescana mi immergo nel perdono, anzi, nel Perdono. Sono stata perdonata per tutto il male fatto in 25 anni di vita. Peccati cancellati per sempre: non pesano più sul cuore. Semplicemente non ci sono più. La sento questa gioia, questa liberazione finalmente! Mi innamoro di questo Perdono, di tutta la dolcezza di un Dio che si inginocchia ai miei piedi, me li lava, li bacia così sporchi e polverosi, feriti, callosi e gonfi.

Chi si è mai abbassato a baciare le tue sozzure, a prenderle in mano e a portarle via da te, a toglierti il peso del male fatto e a continuare ad amarti follemente quando a sbagliare sei tu, ad amarti sempre? Chi mai nella vita ti ha dimostrato questo? Dimmelo! Solo un dio può, l’uomo non regge. E questo è Dio con il suo infinito dolcissimo amore per te e per me. E io me ne sono innamora!

Ma Gesù concreto l’ho incontrato nel dolore. Non l’avrei mai creduto perché, sai, finché sei nella gioia piena, finché tutto fila liscio e sereno, Gesù lo vedi bene nella tua vita, per forza! Ma quando i tuo i progetti vengono rigirati senza darti respiro, quando quel momento che tu già classificavi mandato dal cielo si sgretola piano piano e in maniera inevitabile, quando il dolore è grosso entra nel cuore e non lascia spazio a niente, quando invade semplicemente tutto e tu non ti riconosci veramente più (eppure sei stata una persona sempre solare, positiva, combattiva e ottimista anche nelle situazioni meno belle e ridenti della vita) alloratutto quelloche saidi Diocrolla rovinosamente! Quasi non Lo riconoscevo più quel Dio buono e misericordioso che mi aveva invaso con il suo Amore alla Marcia. Le certezze che fino ad allora avevano sostenuto la mia fede non mi davano consolazione. Ero arrabbiata perché io stavo male, non ci stavo capendo più niente: Dio si era dimenticato di me! Passavano i mesi e continuavo dentro al cuore a stare male, a non avere la mia serenità e non avevo voglia di vivere così, proprio no!

Eppure, in fondo all’anima, sepolt a tra le lacrime c’era la certezza che solo Dio mi poteva aiutare. Restava salda sotto tanti colpi, e se rimane vuol dire che è la verità. Ero annientata e Dio mi voleva così, per mostrarmi che Lui, solo Lui mi avrebbe riportata su, che Lui non mi aveva dimenticata, anzi aveva sempre avuto cura di me. Non mi aveva lasciata da parte: l’ho capito quando mi sono resa conto che, pur non facendo niente di diverso o particolare, io stavo meglio. Non è magia, è Dio, è Grazia.

Riconoscerete che io sono il Signore quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio” (Ez. 37, 13).

Mi ha invitata a Casa Sua, in Terra Santa, dove la concretezza di Gesù, della sua umanità uguale alla mia, della sua vita scritta su ogni sasso e ogni grotta, su ogni ritaglio di cielo e ogni profumo di quella

terra, ti dice che Gesù è stato lì, Dio è stato lì. Voleva calarsi nella condizione umana, nei miei dolori, prenderseli e tirarli via da me, lì sulla croce e dirmi che questo lo farà sempre, finché dura la mia vita su questa terra. Non puoi non credere. Lì non puoi cedere al dubbio. Al Santo Sepolcro, al centro della vita lo senti, lo vedi il dolore di Gesù, di un uomo, le lacerazioni della flagellazione, la fatica, la paura, il cuore che batte, i pianti, i chiodi, le corde, l’agonia. Quasi un disperato grido di Dio che ti chiede, inchiodato sulla croce, ancora non morto di dolore per te: “ per pietà, fidati di me, son qui solo per te, mi credi?”. Allora puoi solo inginocchiarti e credere, perché un Uomo che soffre così per te e per me, sta soltanto dicendo : “ Io ti voglio amare per sempre. Posso?”.

Non posso più negare che quella tomba è vuota! L’ho vista con questi occhi, l’ho toccata, baciata e annusata. E lì Gesù non c’è! Lì Gesù non lo senti perché non c’è!

Non è qui. E’ risorto!” ( Lc.24,6)

Non vedevo l’ora di tornare e vedere dov’era Lui a casa mia, di scoprirLo Risorto tra le mie magagne quotidiane, le mie noie, le arrabbiature, gli sbagli, le angosce e le infedeltà. Perché a Gerusalemme in quella tomba non c’era. E allor a dov’è? Ovunque sono io, l ì c’è Lui e sempre mett e qualcosa di buono nel male che c’è. Sempre. Con i suoi tempi, diversi da quelli che pretendo io.

Ma, fidati: più Lo frequenti, più Lo conosci, più inizi a capirLo. Come qualsiasi normalissima relazione di diverso c’è che, in più, di Lui te ne innamori…inevitabilmente.

Ecco, i o così l’ho conosciuto Gesù: vivendo libera la mia vita. L’ho cercato nella libertà e nella libertà Lui mi ama.

Dio è Amore sempre, anche quando tu non ci credi…ti piaccia o no!

 Anna Graziella

L’Essenziale

La Terra Santa è un luogo molto frenetico, dove le preghiere di tanti uomini, anche di diverse culture, si intrecciano.

Camminando per le piccole vie di Gerusalemme, nel quartiere arabo si vedono dei tessuti con dei colori accesissimi che ti catturano gli occhi. Per le strade profumi di tutti i generi ti avvolgono, ogni luogo ha il suo profumo che ti riempe le narici e ti rimane inciso nei ricordi. A Gerusalemme si vive molto molto velocemente. Ci sono persone che corrono da tutte le parti. Qui ebrei, arabi e cristiani convivono con molte difficoltà.

A Nazareth, invece, è tutto diverso, tutto molto più tranquillo. Sembra proprio di entrare in quella che poteva essere la quotidianità di Gesù per i primi 30 anni della sua vita.

E’ un luogo molto semplice, ma allo stesso tempo carico di vita. Un po’ quello che Gesù ci chiama a vivere, non una vita semplicemente banale, ma vissuta nella semplicità.

Essendo Nazareth la città natale di Maria, incrociando le donne del posto guardavo i loro lineamenti, immaginando quale sarebbe potuto essere il suo volto.

Per me l’ esperienza in Terra Santa è stata molto secca, ma non un secco arido dove non nasce vita. Una secchezza che ti lascia l’essenziale, quello che basta. Sono un ragazzo molto pratico, mi piace agire piuttosto che spendere tante parole senza poi concludere nulla.

Poter stare nei luoghi di cui tanto ho letto nei Vangeli dà un sapore tutto nuovo a tante cose.

Tornare a casa dopo un’esperienza così viva non è semplice perché i problemi non svaniscono. La routine è sempre la stessa, gli amici sempre quelli. Però una cosa è cambiata: la mia consapevolezza di essere figlio amato. E questo mi pone davanti ai problemi come un uomo nuovo, con la certezza di non essere solo a combattere ogni giorno per rinnovare il mio si!

Matteo

Qualcosa di più grande

Corso zero: “per ricominciare un cammino cristiano”, dicono. Ricominciare

Si, effettivamente ho bisogno di ripartire da zero con Dio, mi sono resa conto di non averci mai capito più di tanto. Fino a poco tempo fa il mio andare a messa era “perché lo dice mamma”, o per incontrare i miei amici, o perché in qualche modo mi sentivo in colpa a non andarci.

Sentivo, però, di avere un vuoto immenso. Non riuscivo più a stare così e volevo, anzi, dovevo fare qualcosa! Perché non provare con questi frati, allora? Buttiamoci… in questo mondo di pazzi, ma pazzi di Dio!

Avendo fatto, poco tempo prima, un altro corso sapevo (o almeno così pensavo) a cosa andassi incontro, ma non potevo mai immaginare una cosa del genere. Momenti di gioia, tristezza, imbarazzo, serenità, ansia, paura, rabbia e felicità. Prima di partire pensavo: è impossibile ricominciare un vero rapporto con Dio in soli quattro giorni, e poi ti pare che possa succedere proprio a me? Così mi sono presentata al corso pessimista, incredula e dubbiosa, ma affamata di qualcosa di più grande e (più o meno) fiduciosa di poterlo trovare lì, nell’amore di Dio.

Io voglio essere felice!

“Solo chi si sente amato è felice e la felicità la trova solo chi ci crede veramente“.

La prima catechesi inizia così. Fantastico! Iniziamo benissimo!

Ho i genitori, i parenti e tanti amici, eppure avevo un vuoto d’amore. Come faccio ad incontrare questo Dio allora? “Questo Dio che ama di un’amore immenso, incondizionato e gratuito”. Io devo trovarlo, devo farmi trovare, crederci veramente e lasciarmi incontrare.

Dicono che ascoltare la sua Parola sia la chiave, l’inizio di un cammino verso e con il Signore. Ogni mattina si inizia la giornata con la messa. “Scherziamo?!”, mi dico il primo giorno al suono della sveglia. Eppure alla fine della messa c’è qualcosa di stranamente bello. Nonostante abbia gli occhi mezzi chiusi e non abbia ancora preso il mio primo caffè mi sento bene, serena. Che succede allora?  Che mi stanno combinando ‘sti frati? Continuo a non capire nulla di tutto questo ma voglio smettere di sopravvivere alla vita e iniziare ad essere “pellegrino”, imparando a pregare gridando e non urlando, cercando una strada per uscire dalla mia Babele e non una scusa per rimanere nella morte. Voglio dar fiducia (quella vera questa volta) alla promessa di Dio: Tu sei fatto per la pienezza. Ho capito che è Lui l’unico che può riempire il mio vuoto, l’unico che può perdonarmi tutto e amarmi sempre e lo fa partendo proprio dal mio peccato e dal mio marcio, dalla cosa che più odio di me stessa, guarendomi senza giudizio e portandomi così alla vita vera e bella.

Il mio pellegrinaggio è appena iniziato, è ancora lungo e sicuramente capiterà che sbaglierò strada ma in questi “soli” quattro giorni, anche dopo aver fatto forse la mia prima vera confessione, in cui ho dato un nome ai miei peccati e alle mie ferite, ho iniziato a credere seriamente che le mie tenebre possono essere illuminate da questo Dio. Ho iniziato a fidarmi di questo mio padre!

Ho ancora mille domande e nessuna risposta ma ho visto che è possibile per chiunque ci creda veramente. A “piccoli passi” anche io, allora, posso arrivare alla felicità.

Questi frati mi hanno imbottito la testa di mille pensieri ma mi hanno anche dato la spinta di cui avevo bisogno per iniziare il mio “qualcosa di più grande“. Quindi zaino in spalla, scarpe comode, tanta pazienza e fiducia a palate, e si cammina con il Signore verso la felicità.

Benedetta

Nel cuore un amore ardente!

Ecco che mentre sono a lavoro mi arriva un sms con scritto…

“Ciao Giovanni! ci scrivi la tua testimonianza sul corso Maddalena?”

Inizialmente non sapevo cosa scrivere a riguardo ma facendo memoria di quei giorni mi sono reso conto di quanto questa esperienza abbia lasciato una traccia indelebile sul mio sentiero.

Ormai è un po’ che sono in cammino con i frati e di esperienze che hanno aggiunto tasselli al mio puzzle ne ho fatte tante ma il Maddalena mi ha messo difronte alla verità di chi sono oggi, quasi come se mi avessero fatto una tac.

Maddalena una donna impossessata da 7 demoni che viene liberata, purificata e che si mette alla sequela di Gesù.

Maddalena una donna ferita, ma nel cuore un amore ardente!

Anche io quando sono arrivato ad Assisi la prima volta ero incastrato nelle mie ferite ma dopo l’abbraccio innamorato del Padre, ben deciso a riportarmi nell’amore ordinato, mettendo argini forti e saldi per contenere il torrente d’amore in piena che scorre dentro me, ho cominciato un percorso verso la libertà!

Tutto questo con non poche lacrime ma proprio queste, come per la Maddalena che piange davanti al sepolcro spalancato sono state gli occhiali per vedere nitido il volto di Gesù Cristo, il risorto.

Ed è proprio di resurrezione che si tratta, dell’amore che vince la morte!

Maddalena si sveglia presto per andare al sepolcro a profumare un corpo morto, o sarebbe meglio dire a coprire la puzza di morte.

Proprio così anche io nella mia vita per anni mi sono agitato tanto per apparire quello bravo nel compiere gesti d’amore. Mi dicevano che ero in grado di amare anche il più piccolo filo d’erba, ma poi in verità stavo solo spruzzando profumo su un modo disordinato di amare, che portava tante ferite a me e agli altri. Si mi rendeva felice, ma di una felicità incostante. Il mio cuore era una montagna russa, sali e scendi con l’adrenalina a palla ma quando sei in alto non ti godi la vista, pensi solo al momento in cui sarai sulla discesa!

Ed ecco arrivare le lacrime davanti a cose che ti spiazzano e mentre le persone intorno ti chiedono perché piangi parte sempre lo stesso discorso: Maddalena trova il sepolcro vuoto, piange, hanno portato via il suo Signore e non sa dove l’hanno posto.

Su quante cose ormai “morte” ho pianto, e quando mi chiedevano “perché piangi?” dicevo sempre che io non volevo fare del male a nessuno, desideravo solo amare tanto, amare di più, ma sempre mi trovavo ad infliggere ferite.

Ma solo quando proprio in quelle lacrime, scoprendomi cercato, chiamato per nome, mi sono voltato, cambiando direzione allo sguardo, ho cominciato a puntare gli occhi sul volto che mi diceva, “tranquillo, fidati di me, la morte è vinta, ci sono passato io per te e adesso apriti e lasciami entrare a trasformarti dall’interno così che tu possa amare, amare di più!”.

Io come Maddalena ho creduto, mi sono fidato ed ho rotto con una tristezza, ho ripuntato lo sguardo sui desideri, quelli che sognano di portarti verso una gioia piena.

Ed ora che comincio a sperimentare questo amore grande, così come la Maddalena corre dai discepoli per dire loro “Ho visto il Signore!”, anche io non riesco più a stare fermo. Mi riempe di gioia testimoniare che con Gesù Cristo, prima di ogni aspetto puramente religioso, avendo fede in lui vieni liberato e guidato verso la gioia piena.

Si posso proprio dire che il Corso Maddalena per me è stato una TAC e sai qual’è il risultato che ho scoperto? che ogni cellula del mio corpo comincia ad essere invasa da una cosa pericolosissima, l’AMORE!

Giovanni