Due occhi e un volto !

Sono due occhi e un volto a salvarti.

Gli occhi che hanno salvato me sono neri, hanno la dolcezza profonda di un velluto, e ridono, buoni e mansueti. Ridono come non ho mai visto ridere nessuno, né niente. Hanno la luce di una fiducia che straripa, e brillano di una gioia che rapisce e incanta. E che commuove.

Ad Assisi la Grazia si è rivelata a me come in un colpo di fulmine, negli occhi una ragazza emiliana.

Mi hanno accolta, smarrita – io ero morta, e non lo sapevo – al mio arrivo, nei corridoi della Domus. Eravamo cinque in camera, ma lei era stata messa lì per me. Aveva un dono per me, lei era una Parola di Dio per me: è stato chiaro dal primo istante, e lo ha confermato solo l’ultimo giorno, raccontandomi nel sorriso, un attimo prima di salutarci, la storia dell’Amore che dalla morte l’aveva portata alla vita. Intanto, era stato l’Amore stesso a prendermi per mano, e a mostrarmi la gabbia – la tomba – dentro la quale mi ero rinchiusa da sola. E l’Amore ha iniziato a tirare fuori anche me.

Perché di Amore si tratta, sempre, e l’Amore – che è il nome che Dio vuole per sé – lo sapeva che nessun altro linguaggio io avrei compreso, e quindi con l’amore mi ha incantata per portarmi alla vita. È stato un amore a parlarmi di Assisi. Un amore piccolo, umano e sbagliato, dal quale mi ero lasciata fare un male enorme: gliel’ho permesso io, di trattarmi come se fossi niente, perché io niente credevo di essere. Eppure – che fantasia che ha il Signore – è stato quell’amore a senso unico a mettere in me la curiosità di Lui. Tante e tante volte, da sempre, l’annuncio di questo Amore grande aveva cercato ogni strada per raggiungermi, io lo vedevo, ma sempre gli ero sfuggita, perché pretendevo caparbia di potercela fare da me, di salvarmi da sola. E nessuno si salva da solo. Il Signore ha cercato di dirmelo in ogni modo: alla fine me lo ha fatto dire da un uomo che io amavo, non riamata. E allora, per amore, ho creduto. Lui mi ha lasciata, ovviamente – è la storia più vecchia del mondo – ma non è per la delusione che ho cercato aiuto in Assisi, non era il miracolo che volevo: ero sola, sì, ma il seme di questa curiosità si era scavato un posto nel buio in cui annaspavo, e pur credendomi pazza ho deciso di partire per quel posto dove l’uomo al quale elemosinavo un amore che non voleva darmi diceva di volermi portare. Non mi ci ha portata: mi ha portata in vacanza, e mi ha lasciata lì. Di punto in bianco, come Teseo con Arianna. Con le ossa rotte e il cuore a pezzi, ho però seguito la strada che diceva di voler dividere con me, e ora so che lui era la persona sbagliata, ma questa era la strada giusta. E sono così felice di aver preso questa gigantesca batosta, è stata la mia fortuna.

Ero persa, mi ero persa: ero in alto mare e stavo per affogare. Mi tremavano perfino gli occhi, mi tremava la voce, non riuscivo a sostenere la vita, non volevo farlo, mi nascondevo anche a me stessa, murandomi viva dentro una tomba. Al buio, e ferma, da mesi: non lavoravo più, non uscivo più, non volevo nessuno, né niente. Non so cosa stessi aspettando, forse che la morte passasse a prendermi, confermandomi finalmente che io a niente servivo. Ora so che un nemico, dentro, mi stava consumando le ossa. Banchettava di me. Non stavo vivendo, avevo abdicato alla regalità che appartiene a ciascuno perché ognuno è figlio di Re: avevo rinunciato alla mia eredità, convinta di non meritarla, e mi ero rinchiusa, letteralmente, da viva in una bara. Fuori la vita, fuori ogni tentativo, fuori tutti. La prigioniera ero io. E anche l’aguzzino.

Ho chiesto amore dove non c’era, ho mendicato vita a chi non voleva darmene, ho sepolto i miei talenti e la mia bellezza vivendo da esule, bestemmiando le benedizioni che io ho. Avevo bisogno di una sveglia potente, e l’ho avuta: appena arrivata al corso, la prima Parola annunciata, parlava di me. Mi ha accolta il Vangelo della Samaritana: una donna sfiduciata e persa, oppressa dal peso di aver fallito nell’amore, e quindi nella vita. Una donna che si nasconde, per vergogna e per tristezza. È il Signore della Vita a cercarla, cerca proprio lei, esce di strada per trovarla, fa un giro assurdo, in un tempo sbagliato, con la scusa non credibile di cercare acqua nel deserto, Lui che è il padrone dell’acqua viva. Lo stupore commosso e grato della straniera toccata dalla grazia e dalla speranza è stato il mio. Mai ho pianto tanto, e mai ho riso tanto, come durante i cinque giorni del corso Vocazionale. Ogni cosa, ora lo so, era stata pensata per me. Tutto ciò che era stato storto nella mia vita, e incompleto, e insufficiente, è stato ordinato perché da quel ceppo morto tornasse a nascere la vita. Ogni deviazione è diventata strada maestra, ogni ferita un’occasione: Lui non ha bisogno di fare nuove cose, preferisce fare nuove tutte le cose.

 

E no, nessuna magia è successa: nessuno pensi che con un passaggio in Porziuncola si possano trovare d’incanto le cose che mancano nelle vite di ognuno. Non ci sono contratti a tempo indeterminato tra quelle mura, né mariti, né mogli, né case, né posti fissi, né figli, né pane, né lauree: perché trovare quello che è in nostro potere trovare spetta a noi e al nostro impegno.
Ora sono in cammino, non posso nemmeno dire di aver imparato ad amarmi la metà di quanto Lui mi ama, né di aver messo ordine in tutti i casini che ho nella testa e nel cuore, ma finalmente so che se anche anche cadessi cento volte – e cadrò – il sorriso benevolo di un Padre mi tenderà la mano perché io torni a stare dritta sulle mie gambe. E a correre, perché se posso, devo farlo. In quei pochi metri quadrati di pietra c’è il Perdono, e c’è la strada verso la Vita. C’è davvero.

 

Amelia

Piccoli Passi Possibili…per coppie di fidanzati !

Questo Corso, per sole coppie di fidanzati, vuole aiutare le coppie a vivere la loro preparazione al sacramento delle nozze, sia attraverso catechesi bibliche, sia attraverso la vita e l’esempio di Chiara Corbella Petrillo, una donna che ha saputo conciliare la sua esperienza di fede con quella di un fidanzamento cristiano, e in seguito col suo essere sposa e madre.

Si svolge presso la Casa di accoglienza francescana “Domus Pacis Assisi” a S. Maria degli Angeli, in Assisi. Il Corso inizia con accoglienza a partire dalle ore 15 del venerdì; il primo incontro sarà intorno alle ore 18. Il Corso terminerà la domenica dopo il pranzo.

Per info e iscrizioni info@domuspacis.it

Video Capodanno 2019 ” Ne vale la gioia “

Carissimi ecco a voi alcuni dei video del Capodanno 2019 “Ne vale la gioia”

 

Missione Francescana a Lonato del Garda !

Carissimi, ci stiamo preparando ad una nuova missione. Questa volta a Lonato del Garda in provincia di BRESCIA.

La missione inizierà il 13 MARZO per concludere con la messa finale il 24 MARZO. Per ogni aggiornamento e ulteriori info visita il sito iltempoperte.com

“Ogni uomo e donna è una missione, e questa è la ragione per cui si trova a vivere sulla terra. Essere attratti ed essere inviati sono i due movimenti che il nostro cuore, soprattutto quando è giovane in età, sente come forze interiori dell’amore che promettono futuro e spingono in avanti la nostra esistenza. Nessuno come i giovani sente quanto la vita irrompa e attragga. Vivere con gioia la propria responsabilità per il mondo è una grande sfida. Conosco bene le luci e le ombre dell’essere giovani, e se penso alla mia giovinezza e alla mia famiglia, ricordo l’intensità della speranza per un futuro migliore. Il fatto di trovarci in questo mondo non per nostra decisione, ci fa intuire che c’è un’iniziativa che ci precede e ci fa esistere. Ognuno di noi è chiamato a riflettere su questa realtà: Io sono una missione in questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo” (Papa Francesco)

Concedimi o Dio un cuore lungimirante …

Dal sito www.missioniassisi.it , riportiamo l’esperienza di Alessandra, che dopo il corso GIOVANI E MISSIONE, ha vissuto un’esperienza in terra di missione in Uganda

Lo scorso marzo, insieme ad Ilaria, dopo il corso Giovani e Missione, ho ricevuto il mandato per la missione in Uganda, nel progetto francescano di Giorgio e Marta – Ewe Mama: una scuola per bambini disabili ed un orfanotrofio per bambine e ragazze.

Ricordo ancora il primo giorno di servizio: lingua e cultura differente, poca dimestichezza con il mondo della disabilità, timore e ansia da prestazione alle stelle (caratteristica tipica della nostra società del fare, ma decisamente amplificata nel popolo veneto)!

Poi, la perla di Marta: “L’importante è che voi stiate! Lasciatevi stupire dalla loro bellezza!”

Quanta Verità nelle sue parole! Una scena fra tutte: Timothy, un bambino autistico, che mi indica la porta, urlando, perché aprissi alla sua compagna Elizabeth, rimasta chiusa fuori dall’aula. Lui solo, che nella confusione, si era accorto che la maniglia si stesse muovendo!

Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.

Perché i bambini usano lo stupore. Non complicano le cose, le accolgono così come sono. Sono capaci di andare all’essenziale. E l’essenziale, per questi bambini, sei tu e il tuo stare con loro. Vivono dell’amore che puoi donargli in quel momento. Solo questo conta. Solo questo gli basta. Noi adulti, invece, le cose le abbiamo complicate. Abbiamo perso la capacità di restare umani, di accoglierci nelle nostre fragilità e incoerenze. Abbiamo perso la semplicità del cuore.

E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio.

Chi è un ricco? Chi non ha bisogno.

Finché non riprendiamo confidenza con il fatto che noi siamo innanzitutto bisogno, e quindi tutti poveri, allora non potremmo nemmeno accogliere il regno di Dio nella nostra vita.

Ed io per anni mi sono considerata giusta, idealizzandomi davanti a Dio e a me stessa.

Per me, la missione è stata un bagno di umiltà, un entrare nelle ferite più profonde e mai riconciliate, per imparare ad abbracciarle; un accettare di sbagliare e lasciarsi portare sulle spalle dalla Misericordia; un accorgermi di essere donna spirituale e donna carnale, e finalmente dirmi che vado bene così!

L’augurio che mi faccio, quotidianamente da quando sono rientrata, è questo: “Concedimi, o Dio, un cuore lungimirante come quello dei bambini, un cuore capace di scorgere il potenziale di bene, di bello e di vero che gli sta dinnanzi”.

Alessandra

Capodanno 2019 NE VALE LA GIOIA !

Carissimi pace a tutti voi!!

Abbiamo appena festeggiato insieme il bellissimo capodanno NE VALE LA GIOIA! Con un migliaio di giovani abbiamo ringraziato Dio per l’anno vissuto e affidato a Lui l’anno di grazia 2019 che apre davanti a noi.

Con il canto, con la preghiera, con la festa, con la fraternità…tutti ci siamo messi in ascolto di una parola importante che ha dato il LA al nostro capodanno: LA PERLA PREZIOSA. Noi siamo la perla di Dio! Per noi Dio ha preparato il meglio, una vita preziosa, abbondante, che dura e non muore, perchè dentro ci abita solo il desiderio del per sempre e del tutto! Per questo da figli AMATI e PREDILETTI iniziamo questo nuovo anno affidandoci al Dio Buono che sceglie di compromettersi con la nostra vita e ci rende complici della sua gioia!

Buon anno a tutti! 

Dio ci ama sempre attraverso qualcuno (don Pino Puglisi)

Ciao,

sono Domenico ho 22 anni è sono nato in un quartiere molto conosciuto a Palermo, Brancaccio.

 

Ecco, per chi non lo sapesse, Brancaccio, negli anni 90 era uno dei centri dell’attività mafiosa, dell’epoca. Tra l’altro si dice che è un quartiere con un’alta densità mafiosa.

La mia fortuna è quella di avere una famiglia unità e che mi vuole bene. Una famiglia che non mi ha fatto mancare nulla, dall’amore alle cose materiali, dal cellulare nuovo alle vacanze estive, che mi ha permesso di andare avanti con gli studi.

Tutto quello che un ragazzo possa desiderare io l’avevo e sicuramente non mi potevo lamentare, ma mancava qualcosa..

Rileggendo tutto  all’indietro  quello che facevo era soltanto per scappare!

Scappare da quel quartiere che mi aveva dato la vita e che mi vedeva crescere, ma che io non conoscevo, che avevo quasi “paura” di conoscere fino in fondo, e che nemmeno avevo bisogno di conoscere, visto che avevo già tanto.

Tra le tante cose che i miei genitori  mi hanno trasmesso c’è anche la “fede”.

Qualcosa cambia quando un giorno fui invitato ad un incontro in parrocchia,  quella sera mi fu lanciata una parola: CAMMINARE..

Camminare sulle strade di quel quartiere che allontanavo dalla mia vita, perché con me non c’entrava niente. Quel quartiere che mi aveva visto nascere, ma di cui io non volevo essere figlio.

Beh, questa parola mi sconvolse, provai a lasciarla perdere ma tornava sempre. Allora decisi di provarla a  mettere in pratica, come?

Grazie ad un gruppetto di ragazzi che conoscevo dalla parrocchia e che avevano delle magliettine con una scritta strana in inglese “I care”. Loro per primi mi hanno fatto camminare per quelle vie, sporche e brutte, ma piene di bambini, anche loro sporchi e “vastasi”, ma bellissimi, con degli occhi e sorrisi che ti penetrano.

Don Pino Puglisi, diceva “DIO CI AMA, SEMPRE TRAMITE QUALCUNO”, ecco bene, io in quei bimbi ho scoperto un Dio che mi ama e che mi aspettava proprio a casa mia, proprio per farmi essere, con i miei limiti,  quel qualcuno con cui amare gli altri.

Brancaccio, la casa da dove scappavo, è diventata la mia vita, mi ritrovo oggi a spendermi e viverla  perché mi ha regalato qualcosa di meraviglioso, qualcosa di cui non riesco più a fare a meno.

L’incontro con Cristo mi ha aiutato a vedere tutto con occhi nuovi, occhi con qui riesco a vedere e fare cose nuove, ma anche cose che facevo prima ma a cui adesso do una visione diversa.

Questo incontro mi ha stravolto la vita piano piano, e non è una storia tranquilla, ma una storia fatta da alti e bassi ed è lì che Lui si è fatto presente per accompagnarmi anche quando io ho rallentato la corsa e avevo difficoltà a ripartire.

Quello che voglio lasciare a te che stai leggendo, è la stessa parola che hanno lanciato a me: CAMMINARE.

Prova a camminare in quello che non ti piace, nelle tue ferite, perché tra tutte quelle brutture scorgerai qualcosa di meraviglioso, che è l’amore di Dio.

Domenico

…non mi veniva chiesto nient’altro se non essere me stessa fino in fondo

Lo scorso marzo, ho ricevuto il mandato per la missione in Uganda ( dopo l’esperienza di Giovani e Missione), nel progetto francescano di Giorgio e Marta, Ewe Mama, che prevede una scuola per bambini disabili e un orfanotrofio per bambine e ragazze.

Sono partita con un po’ di insicurezza, con il pensiero di non essere all’altezza dei compiti che mi avrebbero affidato e con il timore di non riuscire a entrare in una relazione profonda con i bambini, così diversi da me per cultura e situazioni di vita. Fin dai primi giorni però mi sono accorta come queste preoccupazioni fossero veramente vane: non mi veniva chiesto nient’altro se non essere me stessa fino in fondo. Mi sono ritrovata a essere Ilaria, senza maschere e sovrastrutture, e questi piccoli mi hanno fatto capire l’importanza delle cose semplici e autentiche.

Dal primo giorno sono rimasta colpita e affascinata dall’Amore che traspariva da questi bambini, che, pur avendo poco, riuscivano a donarsi attenzioni e sostegno l’un l’altro; l’aiuto reciproco e le cure verso i più bisognosi venivano prima di tutto dai bambini stessi. Con il passare del tempo ho capito che, più che essere io quella che donavo, erano loro che donavano a me vita e verità.

Sono partita con il desiderio di fare esperienza di Dio e di conoscerLo in maniera più profonda e posso affermare che questi bambini sono espressione del Suo volto. Si fa esperienza di Dio attraverso i bambini della scuola per disabili e le bambine dell’orfanotrofio, che davvero rappresentano i “piccoli”, gli ultimi, inconsapevoli della preziosità che donano; attraverso i loro sorrisi e i loro occhi, nell’amore che cercano e che danno. Ho compreso con più facilità le parole della Serva di Dio Chiara Corbella, la quale afferma che “l’importante nella vita non è fare qualcosa, ma nascere e lasciarsi amare”. In questo mese, sono stata testimone di come solo l’Amore resta e conta: non si è amati per quello che si fa o per le nostre abilità, si è amati per quello che si è. I nostri limiti e le nostre debolezze diventano davvero luogo privilegiato per l’incontro con Dio.

Ho fatto esperienza di Dio non solo attraverso i bambini, ma anche attraverso i volontari con i quali ho condiviso questo tempo: ognuno di loro mi ha donato qualcosa di unico. La condivisione dell’esperienza con dei fratelli ha reso queste settimane più belle, perché è vero che le fatiche, se condivise, diventano più leggere e la gioia si moltiplica.

Quando penso alla missione penso a come raffiguri davvero un piccolo grande pezzo del regno dei cieli, che è simile al lievito o al granellino di senapa che, se seminato, si arricchisce. Prima di partire, mai avrei potuto immaginare la ricchezza e la bellezza che mi sono portata a casa. Grazie a Giorgio e Marta, che si dedicano anima e corpo a questo progetto, desiderosi di fare la volontà di Dio e fiduciosi nella Sua Provvidenza. La loro fiducia nell’amore e nel progetto di Dio per loro rappresenta per me un esempio grande di come i figli si abbandonano con fede nelle mani del Padre.

Sono tornata con la consapevolezza che si può continuare a vivere la missione anche a casa e che è possibile trovare il volto di Dio in ogni persona che incontriamo sul nostro cammino. Grazie a questa missione, ho fatto esperienza di come Dio agisce nella nostra vita, nonostante i nostri limiti e i nostri dubbi; l’unica cosa di cui necessita è il nostro “sì”, la nostra fiducia nel fatto che Lui conosce ciò di cui abbiamo davvero bisogno e ci resta accanto sempre, passo dopo passo.

Ilaria

L’attrazione è più forte !

Quando mi è stata proposta l’esperienza della missione ho accettato senza sapere bene cosa sarei andato a fare a San Martino Buon Albergo. Conoscevo già i frati e il loro modo di fare, di coinvolgere le persone, mi aspettavo sì tanta festa, ma ho scoperto in quei dieci giorni la gioia di portare Cristo agli altri; non me stesso o le mie parole, non la mia esperienza o le mie convinzioni, ho imparato che anche solo la presenza, un sorriso, anche solo ascoltare nel silenzio le sofferenze di una persona che si apre a te, tutto questo può essere strumento meraviglioso nelle mani di Dio.
Innanzitutto mi ha sorpreso sapere che saremmo stati ospitati nelle case di alcune famiglie di San Martino, non me l’aspettavo e non è scontato aprire la propria casa ad un estraneo, ho ricevuto un’accoglienza che difficilmente potrò ripagare!
I primi giorni sono serviti soprattutto ad entrare in fraternità con le persone che mi hanno accompagnato, i frati, le suore e gli altri ragazzi della missione; questo mi ha ricordato che ogni persona è tempio di Dio, ha una storia, delle sofferenze e una complessità che non può essere banalizzata. Ho capito che non ero lì per insegnare qualcosa a qualcuno, nè per comportarmi come un amante fugace, che ti parla di Dio, ti rapisce il cuore per un momento e poi ti lascia con l’amaro in bocca quando se ne va.
“Il missionario non deve convincere, ma far vedere, non deve spiegare Gesù ma mostrarlo attraverso la propria vita, perchè è molto più forte l’attrazione, il fascino generato da una vita in Cristo rispetto al senso logico che possono avere certe argomentazioni.”
Su queste parole ho potuto incontrare le persone di San Martino, lasciando agire lo Spirito Santo piuttosto che preoccuparmi di avere la risposta pronta o quella giusta. Più che un fare la missione si è rivelata per essere un lasciar fare, permettendo alla parola e allo Spirito di guidarmi, non solo nell’incontro con gli altri ma anche nel mio percorso personale di crescita e nella relazione con il Signore.
Questa missione mi ha riavvicinato molto alle persone, ad un amore che ha scelto di dare tutto, di essere coinvolto e compassionevole, e mi ha aiutato a vedere la bellezza nell’altro, anche all’interno di un mondo frenetico in cui non ho mai tempo neanche di pensare a me stesso. Da questa esperienza porto
a casa un insegnamento importante, quello di non sentirsi protagonisti dell’evangelizzazione e di rimettere ogni azione nelle mani del Signore.

Giacomo

Missione a Quartu Sant’Elena !

Carissimi ci stiamo preparando per una nuova missione, questa volta in terra sarda a Quartu Sant’Elena!

Ecco il sito per tutte le info!

www.guardiamocinegliocchi.org