8500 PASSI…CON FRANCESCO VERSO LA TERRA SANTA !

Carissimi pace a tutti voi!

Anche quest’anno desideriamo vivere nei giorni che precedono la festa di San Francesco un’esperienza di pellegrinaggio, percorrendo il tragitto che il corpo del santo fece dalla Porziuncola ad Assisi.

Il pellegrinaggio inizierà nel tardo pomeriggio del 30 settembre con l’accoglienza alla Domus Pacis ed una catechesi introduttiva. Partiremo tutti insieme dalla Porziuncola per raggiungere in tarda serata il santuario di San Damiano, dove vivremo un momento di ascolto e testimonianza. Poi proseguiremo silenziosamente verso la basilica di San Francesco per un momento di preghiera sulla tomba del santo. Così terminerà il nostro pellegrinaggio e torneremo nei luoghi dove siamo stati accolti.

Quest’anno in occasione degli 800 anni dell’arrivo di San Francesco in Terra Santa, ci lasceremo guidare nel nostro pellegrinaggio dalla passione che il santo aveva per la Terra di Gesù e per la sua Parola.

Per qualsiasi informazione scrivici all’indirizzo email: corsifratiassisi@gmail.com .

NB: Le iscrizioni si effettuano solo telefonicamente al numero 075.8051528  A PARTIRE DAL 7 SETTEMBRE 2017.

 

Il Signore vi dia pace!

 

 

Per proclamare l’anno di grazia del Signore! Is 61, 2

Carissimi,

il Signore vi dia pace!

Al termine delle nostre attività estive proclamiamo un grande rendimento di grazie al Signore per tutti i doni che ci ha regalato in quest’anno di grazia. Corsi, missioni, eventi, sono stati occasioni speciali per conoscere tanti giovani ed annunciare loro la bellezza di sentirsi amati da Dio! Ed è solo grazie a Dio, che ci ha amati per primo, che possiamo raccontare quanto è bello amare e lasciarsi amare. Per questo continuiamo il cammino certi delle meraviglie che il Signore vuole compiere nelle nostre vite: “Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio”  (Gv 17, 3).

In quest’anno oltre alle nostre attività abbiamo vissuto due eventi importanti. Il primo è stato il Giubileo dei giovani, celebrato in occasione degli ottocento anni dal perdono di Assisi, il dono più grande che San Francesco ha chiesto per noi alla Porziuncola. Il secondo è stata l’ordinazione sacerdotale del nostro caro confratello fra Francesco Pio, a lui va il nostro più caro augurio per un santo ministero affinché la sua vita possa essere sempre più trasparenza di Gesù.

In questa sosta che precede l’inizio delle nostre attività, vi assicuriamo la nostra vicinanza nella preghiera affidandovi tutti alla Porziuncola.

Il Signore vi dia pace,

i frati del SOG.

3° Master di Pastorale Vocazionale

Dopo l’esperienza molto positiva di questi anni, viene riproposto il “master di Pastorale Vocazionale” rivolto a sacerdoti e religiosi/e che svolgono il ministero del discernimento e dell’accompagnamento vocazionale. Il Corso si terrà a Santa Maria degli Angeli, presso la Domus Pacis e si articolerà in tre settimane.

QUI TUTTE LE INFO

Oggi? non cammino più ma camminiamo!

L’importante è starci.

Parti come quando non sai cosa ti aspetta, scettico e con la paura di rimanere deluso, non sai cosa aspettarti, ma ormai un atteggiamento rodato e ben radicato nel tempo ti insegna di non farti false aspettative così da non rimanere deluso.

Così è stato per me, almeno all’inizio, ricordo ancora i primi tre giorni, dove l’unica domanda che mi rimbombava nella testa era “Ma cosa ci sei venuto a fare?”.

Poi ti parla, si perché non so se lo sapete, Lui parla, siamo noi che non sappiamo ascoltare, spesso pensiamo che ci parli coi nostri pensieri, così ci pieghiamo in introspezioni infinite dentro noi stessi, mai cosa più sbagliata…

Lui è concreto, parla, mediante le persone che ti stanno intorno, non si stanca mai di parlarti, fino a che tu non ti stanchi di non ascoltarLo.

Così ha fatto con me, finché un giorno col morale a terra, perso nei miei pensieri, dalla persona che meno mi aspettavo, mi parla: “Iacopo come stai? Ti vedo pensieroso, tutto bene? Non pensare troppo, anzi non pensare proprio, stacci. Anche se ora non senti niente, non è come ti aspetti, te stacci, non ti preoccupare, la grazia di Dio, durante la marcia, agisce, al di la di quello che si sente. Ricorda non è un caso se sei qui, ficcatelo in testa.”

Ci sto, cammino e ascolto le storie delle persone intorno a me, le loro parole, le catechesi dei frati, la lettura della parola e poi cammino, fatico ed insisto, insisto e fatico.

A parole certe cose si spiegano veramente male, ma io ho trascorso gran parte della mia vita a progettare, a vivere di pregiudizi e sogni di altri, immagini di felicità preconfezionate, con la certezza di dover seguire lo stesso iter dei miei genitori o dei miei amici, con la continua paura di non riuscire ad amare veramente un altra persona con tutto me stesso ed a fare una famiglia.

Oggi quello che ho capito è che non avevo capito niente ed il bello è che quando lo capisci ridi e piangi insieme, cosa veramente difficile per un uomo, fare due cose insieme, ma vi assicuro che ridi e piangi e ti senti leggero e libero.

Nella marcia non solo riesco ad ascoltarlo ma mi spiega nella vita dove ho mancato, mi coccola, mi abbraccia, mi soffia sulla faccia se ho caldo, mi spinge se lo zaino pesa, mi disseta, mi lascia riflettere su quanto mi ha detto ed appena i vecchi pensieri rischiano di ripartire, mi da un nocchino e comincia nuovamente a parlarmi, mi spiega che “non è tardi, ma è tempo per uscire dal sepolcro e buttarti, le paure, i pensieri ed i sensi di colpa, non te ne preoccupare, lasciali a me, a te non servono”.

Arrivi alla Porziuncola, è Lui lo sa che un po’ di paura ancora ce l’hai, che tremi all’idea di attraversare quella porta, abbandonare il sepolcro, paura che non cambi niente sia tutto un illusione, allora Lui che fa? Non si entra soli in Porziuncola, per quattro, così entro scortato da una suora a destra ed una a sinistra, ed un prete Koreano, credo, che non si sa mai, nell’incertezza meglio uno in più che uno in meno.

Oggi non cammino più ma camminiamo.

Jacopo

Chiamati a costruire una Bellezza senza tempo…

“Voglio mandarvi tutti in paradiso”. Accompagnati da questa frase di Francesco d’Assisi alla Porziuncola, centinaia di giovani dai 16 ai 33 anni provenienti da tutta Italia, si sono ritrovati in questi giorni per il Giubileo dei Giovani. Nell’ottavo Centenario del Perdono d’Assisi, un appuntamento importante per tanti giovani: specchiarsi nella Bellezza di Dio e, ripartendo dal perdono, costruire una vita bella!

Il tema che li ha guidati in questo cammino verso la felicità, la pienezza della vita, il Paradiso, è stato quello della Santità, ovvero della bellezza!

Dopo il saluto del Custode della Porziuncola, i circa 500 giovani, hanno vissuto un primo momento liturgico, inizio di un viaggio scandito dai segni dell’acqua del battesimo, che ci rende figli, dalla Parola, che arriva a noi dalla Porziuncola e che apre orizzonti nuovi, e dal Crocifisso di San Damiano icona del più bello tra i figli dell’uomo.

Riscoprire il senso del termine bellezza e come questa sia spesso ferita o peggio ancora ci venga rubata. “L’infelicità è un comportamento travestito di felicità” ma la chiamata è ad una felicità vera, senza maschere!

Vogliamo adesso proporre la catechesi iniziale del Giubileo, sulla “bellezza ferita”. Spesso la nostra bellezza è ferita, sciupata a causa di tutta una serie di cose che la minacciano. Il cammino proposto vuole prendere in considerazione sette nemici della bellezza affinché, scoperto l’inganno che sta dietro ognuno di loro, passando per il perdono di Dio, possa risuonare forte in noi l’appello di Dio alla bellezza: “siate santi”!

La catechesi si è conclusa con un breve video che vi proponiamo integralmente…

Questa bellezza, feriale e semplice, è stata contemplata a partire dal racconto fattoci da TRE TESTIMONI DELLA SANTITA’, ovvero tre persone che hanno avuto l’opportunità di vivere al fianco di santi.

Nella sua testimonianza sul marito, Lia, moglie del medico di Perugia venerabile dal 2017, Vittorio Trancanelli, ha ribadito l’importanza del tempo, che non si può “perdere” perché non ci appartiene, ma che va vissuto in pienezza, la pienezza dell’amore.

 

Fr. Iarek, è il terzo frate di una comunità missionaria in Perù, dove hanno trovato il martirio i suoi due confratelli fr. Miguel e fr. Zbigniew, due Frati Minori Conventuali uccisi nel 1991 dai guerriglieri di Sendero Luminoso; e ha raccontato l’esperienza di vita fraterna con i due confratelli uccisi per, come dice lui, “aver rubato i cuori della gente”, ovvero, “svegliato le coscienze” di quella povera gente.

 

 

Infine suor Carolina, ha raccontato la sua vita spesa nel servizio al fianco di don Pino Puglisi a Brancaccio, quartiere in cui il “parrino” ha dato la vita per “strappare” all’ignoranza i giovani. L’immagine di uomo e sacerdote tracciata è quella di un uomo semplice che ha fatto del suo servizio all’altare un trampolino di lancio verso la gente.

I giovani hanno avuto poi la possibilità di porre delle domande, tempo fecondo di confronto che ha fatto emergere la bellezza che portano nel cuore.

 

Il secondo momento della giornata di Sabato si è svolto nella Basilica di S.Chiara, ad Assisi. Aiutati da p. Jean Paul Hernandez SJ, i giovani hanno contemplato la bellezza artistica dell’icona del Crocifisso che parlò a Francesco e successivamente hanno sostato per qualche minuto in preghiera, lasciandosi guardare dal Dio che ci ha creato e ci vede belli.

 

Il ritorno in Porziuncola è stato vissuto come pellegrinaggio a piedi, ad attendere i ragazzi, Gesù, adorato nel Santissimo Sacramento. L’adorazione, animata da p.Graziano Malgeri, è stata uno dei momenti più forti; portare a Dio i “pesi”, il peccato, affinché liberati, possiamo vivere da figli.

La bellezza vista nei santi, è quotidiana, feriale e questa è stata per i tanti giovani la buona notizia: la bellezza è possibile, la santità è per tutti. Siccome è nella ferialità che costruita, l’ultima catechesi è stata dedicata a come costruire la bellezza una volta tornati a casa.

È stato proposto un cammino sulle virtù quali abito della santità…

Le Virtù Teologali – fede, speranza e carità – doni di Dio ricevuti ma che vanno custoditi e fatti fruttificare…

Le Virtù Cardinali – prudenza, fortezza, giustizia e temperanza –  i cardini per aprire la porta della Vita Eterna. Quattro strumenti che siamo chiamati ad usare per “entrare” nella pienezza della vita.

 

La celebrazione conclusiva, presieduta da p. Giuseppe Buffon, è stata il momento per l’ultimo gesto simbolico, quello del passaggio in Porziuncola. Varcare la “porta della vita eterna” è stato per i tanti giovani l’inizio di una vita nuova, l’inizio di una santità possibile…

 

TERRA SANTA Pellegrinaggio giovani 2017

È in Gerusalemme la sua dimora, la sua abitazione in Sion. (Sal 75).

 

 

Dal 19 al 28 maggio la nostra fraternità del SOG ha visitato i luoghi santi della terra di Gesù. Insieme ad una sessantina di giovani, siamo partiti verso la Terra Santa per ripercorrere le strade e i luoghi dove Lui è passato. L’intero pellegrinaggio è parso quasi un ritorno a casa, poiché nulla di quella terra benedetta, è estraneo alla nostra storia. Lì, dove Dio ha deciso di posare la sua gloria, abbiamo fatto esperienza di trovarci dinanzi al quinto vangelo, fatto dalla terra e dal cielo che hanno ospitato il figlio di Dio. Ci hanno accompagnato le parole e i gesti di Gesù, rivissuti nei luoghi in cui Lui li aveva inaugurati, dalla Galilea alla Giudea, sempre accompagnati dalla scrittura che guidava il nostro pellegrinaggio.

La terra d’Israele è stata la porzione di mondo scelta da Dio per incarnarsi in questa storia ed eliminare ogni distanza tra Lui e l’uomo. Per questo, il nostro metterci in cammino verso la terra di Gesù è stato l’incontro con Dio nel luogo di cui Lui ha detto “Lì porro il mio nome” (1Re 8,29)!

Il pellegrinaggio in Terra Santa è perciò unico e indimenticabile perché legge le profondità della nostra identità: se vogliamo capire cosa è la fede dobbiamo raccontare il suo percorso (Lumen Fidei, 8).

Giungo in questi luoghi che Tu hai riempito di Te una volta per sempre . . . O luogo! Quante volte, quante volte ti sei trasformato prima che da Suo divenissi mio! Quando Egli ti riempì la prima volta, non eri ancora nessun luogo esteriore, eri soltanto il grembo di sua Madre. Oh, sapere che le pietre su cui cammino a Nazaret sono le stesse che il suo piede toccava quando era ancora Lei il Tuo luogo, unico al mondo. Incontrarti attraverso una pietra che fu toccata dal piede di Tua Madre! O luogo, luogo di Terra Santa  quale spazio occupi in me! Perciò non posso calpestarti con i miei passi, debbo inginocchiarmi. E così attestare oggi che tu sei stato un luogo d’incontro. Io m’inginocchio e metto così il mio sigillo. Resterai qui col mio sigillo resterai, resterai e io ti porterò con me, ti trasformerò dentro di me in un luogo di nuova testimonianza. Io parto come un testimone che renderà la sua testimonianza attraverso i secoli. (K. Wojtyla, Opere letterarie).

INNO DEL GIUBILEO… Tutti in Paradiso!

Carissimi pace a tutti voi!

Siamo ormai prossimi al Giubileo dei Giovani alla Porziuncola. Ottocento anni fa, san Francesco formulò il suo grande desiderio, qui alla Porziuncola: MANDARE TUTTI IN PARADISO!

È questo il più grande dono che il santo di Assisi ha chiesto per ognuno di noi al Dio della misericordia: la grazia del perdono e rinascere a vita nuova! Ecco chi è Francesco: un uomo innamorato di Dio e dell’uomo. Francesco non sa trattenere nulla per sé e come se stesse già pensando all’uomo di ogni storia, non si trattiene nel chiedere al Signore l’unica cosa necessaria per una vita bella e santa: il Perdono. Abbiamo bisogno di qualcuno che sappia guardare la nostra storia con occhi di misericordia perché sono questi che ci restituiscono la bellezza e ci mettono movimento verso la nostra unica grande chiamata: la santità.

Per questo, ad ottocento anni da quell’evento che ha cambiato la storia di tante persone venute da ogni dove qui alla Porziuncola, per incontrare il Perdono di Dio, noi desideriamo fare come Francesco. Vogliamo condividere con tutti la grazia di questo luogo santo e gioire con ogni uomo per le meraviglie che Dio ha compiuto nelle vite dei nostri santi e per quelle che desidera realizzare in noi. TUTTI IN PARADISO è il grande sogno che Francesco ha lasciato alla Porziuncola ed oggi è la promessa consegnata a tutti noi.

Ecco a voi L’INNO DEL GIUBILEO!

PER POTER INSIEME INNALZARE A DIO UN CANTO DI LODE E DI GIOIA!

 

…per vedere ogni giorno gelsi sradicarsi e piantarsi nel mare

Eccomi qui, rientrata dalla marcia notturna ad Assisi, gli 8500 passi con Francesco.
Abbiamo percorso il tragitto compiuto dal corpo di Francesco per vivere l’esperienza del perdono e della misericordia di Dio. 
Siamo partiti dalla Porziuncola, passati per San Damiano e arrivati, nel cuore della notte, al Sacro Convento.
Alla Porziuncola la catechesi inizia così: “Ricorda.. il tuo NOME è per te il primo gesto di misericordia”. Guardo velocemente in internet, il frate mi ha incuriosita, e leggo: Michela, chi è come Dio… Cosa?! Il mio nome contiene il massimo della misericordia! 
La catechesi prosegue e una domanda in particolare mi fa riflettere: Cosa vuoi portare questa sera a San Francesco? Ah… Io che pensavo di andargli a chiedere qualcosa.. devo portargli qualcosa.. simpatici i miei cari frati!
Iniziamo il cammino e guarda un po’, piove a dirotto! Sorrido e partiamo…
Tra una chiacchiera e l’altra con la mia compagna d’ombrello, risate con le amiche, scarpe e zaino inzuppati, a tratti penso tra me e me e sento che la fatica si fa lieve, la pioggia non è più fastidiosa e poi… sono ad Assisi nei giorni che precedono la morte di Francesco… è bellissimo.
San Francesco ha la capacità di smuovere dentro di me qualcosa di grande, e soprattutto di portarmi sulla strada giusta.. è così che camminando mi chiedo: Michi con chi stai rischiando nella vita? Dov’è il tuo amore? 
Se il peccato è stato il tuo punto di partenza, come potevi pensare che ti andasse tutto bene? 
Un passo dopo l’altro e arriviamo a San Damiano dov’è stata preparata per noi una rappresentazione teatrale. All’inizio dell’Ordine, quando Francesco dimorava a Rivotorto, una notte, mentre tutti riposavano, un frate gridò: Muoio!
Aveva molta fame, si era convertito da poco e affliggeva troppo il suo corpo. Così Francesco, dopo aver riunito gli altri frati per mangiare tutti assieme, disse: “Il Signore preferisce la misericordia al sacrificio”.
Una chiave di lettura interessante. Il Signore mi chiede più misericordia che sacrifici. Mi chiede di guardare la miseria dell’altro e di averne compassione.
Quando riprendiamo la marcia lo facciamo in silenzio, con una candela in mano… mi faccio seria, sono bagnata fradicia, voglio arrivare al Sacro Convento per incontrare San Francesco e per portargli qualcosa!
Penso a tutte le volte che non ho perdonato, penso all’odio e al rancore che ho sempre provato verso chi mi ha ferita.
Penso a Gesù che mi chiede misericordia e fede. Fede che è certezza, che è il contrario di paura. 
“Fede” che sta nella parola “fedeltà”… la fedeltà di Dio verso di me.
Così per una volta decido di rischiare: Rischio nella fede! 
Sono pronta a mettermi in cammino per seguire Gesù, per farmi guidare da lui… e per vedere ogni giorno gelsi sradicarsi e piantarsi in mare.
Michela

Lui è già li!!!!

“L’anima mia magnifica il Signore”

Ho messo piede nelle terre di San Francesco per la prima volta nella mia vita nell’estate del 2015, attratta da una bellezza che non sapevo di cercare finché non l’ho vista con i miei occhi.
Sono cresciuta in una famiglia non credente; lo scoutismo mi ha portata nel corso degli anni a contatto con la Chiesa cattolica e l’ascolto del Vangelo… che per me non erano altro che parole vuote, insignificanti, una favoletta senza senso. Non c’era spazio nella mia vita per colui che gli altri chiamavano Gesù Cristo, e tra me e me compativo chi aveva bisogno di credere in un Dio che ai miei occhi non era altro che un’invenzione, una stampella, una falsità, un’ipocrita scusa.
Passava la mia adolescenza e di anno in anno diventavo sempre più triste; mi guardavo allo specchio e vedevo una ragazza storta, scontenta, sola, ferita e fuori posto, con nel cuore una voragine d’amore che non sapevo colmare. Vedere la mia famiglia sfasciarsi tra conflitti e problemi mi riempiva di dolore e cinismo; combattevo con il mio carattere introverso che mi ingabbiava; facevo progetti ambiziosi sognando la fuga da una vita sempre più insapore e inconcludente. Chiusa a riccio in me stessa, pian piano scivolai in una depressione paralizzante. Mai come in quei mesi sentivo montare in me un rifiuto rabbioso verso colui che gli altri chiamavano Dio e verso chi ci credeva. Siamo soli nell’universo, volevo gridare, non c’è nessuno che ci salva dalla morte, volete capirlo?!
Il momento in cui toccai il fondo fu proprio la settimana santa del 2015. Erano gli inizi di aprile e mai come prima volevo che la mia vita finisse e basta.
Ho ripensato intensamente a quei giorni quando mesi dopo, al corso Zero un frate francescano mi ha annunciato: “è nel dolore che Gesù Cristo ti vuole incontrare. Quando stai male, hai toccato il fondo, sei nello schifo e nel dolore più grande della tua vita e ti chiedi dov’è Dio… LUI E’ GIA’ LI’!
In quel periodo incontrai un giovane capo scout che mi parlò con occhi luminosi del suo incontro con Dio e del suo cammino di fede con i francescani di Assisi. Ascoltavo recalcitrante, dubbiosa, incredula… ma fu ascoltando le sue parole che pensai: Io non conosco il Dio di cui mi stai parlando. Ma quella luce che hai negli occhi quando ne parli, LA VOGLIO ANCHE IO.
Questo desiderio mi ha salvata. Ricordati che il desiderio salva vite

Che tu ci creda o no, hai un Padre che in ogni momento desidera ardentemente la tua felicità! Nell’istante in cui ti dici: “Io voglio essere felice”, ti stai spalancando alla salvezza, ti stai spalancando al suo abbraccio. E il Signore ha bussato alla mia porta con la delicatezza immensa di un innamorato che corteggia la sua Amata.

La svolta fu una settimana di servizio al campo estivo scout con 20 bambini scatenati, pestiferi e pieni di gioia che riempirono il mio cuore d’amore immenso. Servirli nella fatica, nella gioia, nel dono totale di me stessa fu una catarsi. Mi mostrò che “queste sono dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte la più grande è la carità!” (1Cor 13)
Quella di fine campo fu la prima Messa della mia vita che ascoltai con la certezza che Dio era lì e stava parlando proprio con me: era ora di alzarmi dalla morte, Lui mi avrebbe dato la forza di mettermi in cammino (1Re 19, 4-8). Così il 15 agosto arrivai per la prima volta ad Assisi per partecipare a un corso di 5 giorni dalle suore francescane.
Quei giorni di ascolto furono tenerezza immensa per la mia anima. Mi sentivo come se il mio cuore indurito avesse ripreso a battere riempendomi di calore. Mi sentii viva, di una vita che tutti i miei piani e pensieri ambiziosi non mi avevano mai fatto assaporare. Per la prima volta una suora mi annunciò che IO VALGO IL SANGUE DI CRISTO. Per la prima volta mi sentii amata da un Amore perfetto che veniva a cercarmi dove io non avevo lasciato mai entrare nessuno.
Tornata a casa chiesi al mio parroco di poter ricevere il Battesimo. Non potevo aspettare, non desideravo altro, non potevo volgermi indietro. C’era un Padre che mi aspettava trepidante.
Il 3 aprile 2016 sono stata battezzata in Cristo con il nome di Jolanda Chiara e quanto vorrei che le mie parole esprimessero anche solo un po’ della gioia che ho ricevuto quel giorno. A un anno di distanza dal buio più fitto della mia vita, la Settimana Santa diventò per me tempo di vera risurrezione. Avevo 18 anni e quel giorno sono rinata per non morire mai più.
Oggi continuo il mio cammino nella terra del Poverello di Assisi che mi ha fatto innamorare del Signore. Il conflitto della mia famiglia è sfociato nella separazione dei miei genitori. Incontro difficoltà, dolori, fatiche; continuo a sbattere la testa sulla mia debolezza, sul mio peccato. Ma io non sono perfetta. Io sono tanto amata. E sono nella gioia.
Gesù Cristo non è un’idea, una chiacchiera, una morale: è una persona vivissima e io continuo a incontrarlo. Ogni volta che ricevo l’Eucaristia, ogni volta che Gli consegno la miseria dei miei peccati, ogni volta che mi sporco le mani per amare un fratello, per amare la mia famiglia, per amare il mio passato, presente e futuro… e ogni volta che sono nel dolore.
Guardo Cristo che per Amor mio, per Amor tuo si è lasciato mettere in croce – ma tu hai capito cosa significa crocifiggere una persona? Ci pensi a tutto quel sangue, alla pelle straziata, ai chiodi che trafiggono la carne viva? Io non voglio più vivere per meno di questo Amore.
Scrivo la mia storia con una gioia nel cuore che trabocca, una gioia che non mi appartiene, una gioia che è dono per antonomasia e come io l’ho ricevuta, così voglio condividerla perché non posso contenerla. Scrivo la mia storia mentre inizia la Settimana Santa, la settimana più bella dell’anno, la settimana che da due anni a questa parte il Signore sceglie per incontrarmi.
La presenza viva di un Dio che vince la morte ha guarito la mia storia, le mie relazioni passando attraverso le mie ferite quando lo credevo impossibile. Da quando sono figlia amata ho imparato ad amare di nuovo. Sono tornata a sperimentare il perdono, la tenerezza, la gioia, il dono della relazione.
Dio è venuto a fare la Pasqua nella mia vita.

Jolanda

Nasco da ferite… e sono una PERLA!

“Nella vita non conta fare qualcosa, ma nascere, amare e lasciarsi amare”

So ormai a memoria questa frase di Chiara Corbella, l’avrò pubblicata una decina di volte su facebook, ma mi serviva la marcia francescana per capire che nella vita per vivere, e vivere da Dio, devo lasciarmi amare. Sono partita per questa marcia entusiasta, ma anche molto sicura: avevo preparato lo zaino col peso giusto, avevo comprato i vestiti tecnici giusti, da sportiva ero allenata e pronta ad affrontare i km di strada. Ero “giusta” insomma e mi sentivo tale, proprio come Simone il fariseo che invita Gesù a casa sua, vuole accoglierLo, ma secondo i suoi schemi, come se la relazione con Lui fosse dettata da regole da seguire, come se bisognasse essere giusti per stargli affianco.

Dio sapeva che ero lontana dal Suo amore libero e liberante, che Lo stavo incasellando nei miei schemi, e proprio questo di me Lo attirava, proprio per questo mi ha voluta alla marcia. Lì gli schemi reggono davvero poco, camminando ci si spoglia di tutte le sovrastrutture e si è costretti a guardarsi per quello che si è. Anche io ho dovuto farlo, il terzo giorno non potevo più fingere con me stessa o con gli altri: ero debole.

Il mio ginocchio aveva iniziato a farmi male dal giorno prima, ma quel terzo giorno sembrava non darmi tregua. Ho aspettato circa 10 km prima di accettare un aiuto, credevo che la forza consistesse nel farcela da soli, ma mi sbagliavo, così mi sono lasciata andare alle cure di chi avevo affianco. Da quel momento non solo i miei passi sono diventati più leggeri, ma anche il mio cuore. Il Signore aveva bisogno di passare dal mio fisico per parlarmi in modo chiaro: sono debole e da sola non posso andare da nessuna parte, da sola non posso salvarmi.

Ora so che era proprio lì che voleva che mi convertissi, perché solo una persona che si riconosce peccatrice può prostrarsi ai Suoi piedi bagnandoglieli con le lacrime, solo una persona che si riconosce limitata può essere umile ed accettare di dire sì ai Suoi piani, senza chiedere nulla, come Maria, consapevole che nulla è impossibile a Dio. Più ho accettato l’aiuto degli altri, più accettavo quello di Dio e la mia gioia cresceva, il mio canto era veramente libero, i miei occhi erano veramente lucenti. Ho iniziato ad affidare ogni passo ed ogni fatica col cuore in festa, perché stavo camminando verso un tenero Padre che mi ama proprio per quella che sono. Dopo la confessione mi sono sentita trovata ed amata nella radice del mio male e finalmente ho scoperto che agli occhi di Cristo sono bella proprio perché sono una perla: nasco da ferite, che solo nelle Sue mani possono diventare feritoie. Quelle mani mi stavano aspettando in Porziuncola, pronte ad abbracciarmi, a tirarmi fuori dai miei sepolcri, a scommettere su di me e sulla mia vita. Più la meta si avvicinava più capivo che potevo essere dono per quella che ero, a Dio piaccio così, mi ha creata Lui, non serve essere giusti di fronte al Suo amore, solo disponibili ad accoglierlo e a lasciarsi plasmare.

Marciavo debole, ma finalmente consapevole di essere una Figlia Amata. Sono arrivata in Porziuncola bisognosa del Suo amore, bisognosa dell’aiuto degli altri: felice di non potercela fare da sola. Siamo arrivati in Porziuncola solo perché siamo Chiesa: zoppicante, imperfetta, peccatrice, ma in ricerca del Suo volto, in cammino, pronti a sostenerci e a farci forza a vicenda. La meta non ha gusto se la raggiungi da solo…

Affinché in Paradiso sia veramente festa bisogna arrivarci tutti, non può mancare nessuno!

Marta