NELLA TUA TERRA !

Carissimi buon anno a tutti!

Sono passati pochi giorni dalla bellisima festa di Capodanno passata insieme ma il ricordo dei bei momenti vissuti insieme arricchiscono i pensieri della giornata!

Il Signore è grande e lo manifesta ogni volta che gli concediamo un pezzo della nostra terra, della nostra quotidianità, per abitarla.

La festa di Capodanno è stata vissuta proprio così: cercando di lasciare a Dio lo spazio giusto per poter abitare il nostro tempo. Nell’ascolto, nella festa e nella preghiera.

Con l’augurio che ciascuno di noi possa diventare abitazione bella e gradita a Dio, la nostra fraternità del SOG vi augura un felice 2018.

Alleghiamo il video della catechesi e della messa di capodanno con alcune foto.

 

 

 

 

 

 

 

Consumati nell’amore !

Salve a tutti!
Siamo Luca e Laura della comunità Papa Giovanni XXIII e desideriamo condividere con voi in questa testimonianza, la  nostra vita e la nostra vocazione! Così, come le parole lo consentono.

Già nell’adolescenza e negli anni a venire, siamo stati rapiti dal grande desiderio di sprecare la nostra vita amando di amore inutile, investendo tempo e forze su chi veniva scartato dal mondo, abbracciando l’emarginato maleodorante, facendo spazio ai bambini abbandonati.

Siamo stati cresciuti dalle nostre parrocchie, nutriti da centinaia di catechesi e da mille eucarestie, allenati alla vita di oratorio come alle veglie di preghiera di fronte al Santissimo. Il desiderio di consumare la nostra vita per gli altri, di sacrificare le nostre esistenze per dare senso all’esistenza dei più poveri, ha fatto la cova nei nostri cuori. E quando io e Laura ci siamo innamorati, in modo naturale è sgusciato in noi il dono della condivisione. Ci siamo sposati poveri per poter stare con i poveri. Abbiamo cambiato rotta andando contro tutti i programmi che altri avevano fatto su di noi. Ci avevano pensati avvocato, hostess, assistente sociale, notaio…con il coraggio della Fede noi invece abbiamo obbedito a Dio che bisbigliava il suo progetto d’amore nei nostri cuori. Abbiamo trasgredito nell’amore alle regole del vivere secondo le logiche di massa, ripetendo quello che tutti fanno. Abbiamo avuto il coraggio di essere noi stessi, sfigati, ma noi stessi; fragili, ma noi stessi; inadeguati, ma amati da Dio sopra ogni cosa. Ci siamo abbandonati a quel progetto d’amore molto più grande delle nostre forze e che a noi sembrava poco chiaro, impossibile, irrealizzabile perché ci vedevamo incapaci a realizzarlo…e invece con Dio facciamo cose grandi!

Tanti anni della nostra vita vissuti in casa famiglia in cui io e la mia sposa, dal primo giorno del nostro matrimonio, viviamo senza turni, ne’ ferie, ne’ stipendio, condividendo la nostra vita ogni giorno in modo oblativo, senza nessun compenso personale, con i più piccoli che il Signore ci ha voluto affidare vivendo con loro 24/24h, ogni giorno dell’anno. Abbiamo fatto spazio a bambini soli, a storie di dolore, a persone emarginate, a bimbi piccoli disabili gravi, anime spente alla vita a seguito della solitudine e dell’abbandono, che hanno ritrovato il gusto della vita grazie all’abbraccio di un papà e di una mamma. Vent’anni vissuti ad essere mamma e papà non solo dei figli biologici, ma anche di figli che non abbiamo generato nella carne, ma che realmente, possiamo dire, abbiamo generato “nello Spirito”, come dono inaspettato della vita. Una vera famiglia di 15 persone dove oltre alle nostre due figlie biologiche viviamo con altri figli in affidamento: Agnese di 4 anni abbandonata in ospedale per la sua gravissima malattia congenita, un ragazzo in carrozzina da 20 anni, un ragazzo non vedente dalla nascita e altri figli in affidamento con non da circa 15 anni.

In verità il povero non ti si presenta mai come dono e nessuno ci ha sottoposto come “dono d’amore” la relazione psico-sociale di un minore in stato di abbandono o la procedura di adottabilità aperta d’urgenza dal Tribunale per i Minorenni. Non sembrava un “dono” l’urgenza di liberare il minore da un ambiente di vita pericoloso o da un ospedale che gli aveva fatto da casa per molti anni della sua vita solo perché il suo handicap grave aveva così allarmato i suoi genitori da sottoporlo, non solo al dolore della sua menomazione, ma anche alla violenza dell’abbandono. Il più delle volte avremmo rischiato di sbattere contro una relazione sociale, una procedura standard, un protocollo sanitario. Ma forte e decisa è risalita in noi due sposi la scelta di riconoscere l’utente che l’assistente sociale ci accompagnava fino alla soglia della porta di casa, come figlio non appena avesse attraversato quella soglia; ciò che per il mondo, al di là della soglia del portone della nostra casa, era un problema, per noi, attraversato quel mattone, sarebbe stato già figlio, vero dono “a prescindere”.

I figli che abbiamo accolto in questi anni, in modi diversi, hanno testimoniato un unico vero disagio come se dicessero: “io non ci sono in questa vita”. Abbiamo accolto bambini “fermi”, assenti alla vita, vere e proprie anime spente che restavano assenti da tutto ciò che girava attorno a loro. Era come se non fossero interessati, o si fossero così spaventati di vedere cose che non avrebbero dovuto vedere o di sentire cose che nessun bambino avrebbe dovuto sentire, al punto che avevano preferito uscire fuori dal gioco della vita. All’età di 2/3 anni li mettevamo sul divano seduti e dopo un’ora li ritrovavamo sul divano seduti nella stessa posizione. Ugualmente, sebbene in modo completamente opposto, abbiamo accolto minori così irrequieti e iperattivi, che diversamente urlavano lo stesso disagio: la vita mi ha fatto vedere scene che non posso portare ne’ sopportare!

L’assenza dalla vita non è un male curabile con la somministrazione di un farmaco o di una mistura portentosa, ma diventa uno stato di fondo dell’interiorità e della personalità che annulla gli impulsi vitali. Avevamo fatto passare la soglia di casa a persone “incapaci alla vita”. Avevano messo il piede già sul secondo mattone e già significava “appartenenza”, “relazione significativa”, già volevamo dire: “Vieni, sei Figlio!”

Nessuna competenza pre-acquisita, nessun titolo di merito, ma il solo matrimonio e una buona vita familiare, avrebbe combattuto il malessere profondo di quel “dono” incapace alla vita.

Le vite dei nostri figli più fragili non sono vite inutili, né sprecate, ma chiamate alla vocazione più alta che si possa pensare, a redimere le vite sbandate che non trovano più il coraggio di fare il male quando incontrano la grandezza del bene di una vita crocifissa e innocente. Viviamo in casa con uomini che hanno vissuto 20, 30 anni di galera e li abbiamo visti convertiti dalla tenerezza della nostra piccola creatura disabile, incapace di vedere, di mangiare e, per gli ultimi anni della sua vita, anche di respirare da solo. Abbiamo visto mani rugose, tatuate, con le dita monche e sfregiate segnate da una storia di violenza e di rabbia che maldestramente diventano docili in ogni carezza sulle guance liscissime di nostro figlio. Viviamo con ragazze che hanno battuto la strada, costrette a prostituirsi da un racket violento e che ora sono salve e che piangono di fronte al candore dei giorni di vita di Giuseppino che ha vissuto tutta la sua esistenza tra un lettino e una carrozzina, riempiendo le stanze della nostra casa con la purezza e l’innocenza della sua debolezza.. Quale vocazione più alta crediamo noi di assolvere con le nostre vite forti e incrollabili?

 

Luca e Laura

Comunità Papa Giovanni XXIII

Casa famiglia “Fuori le Mura”

Assisi

 

Lo sposalizio

Tra gli entusiasmi della festa

E lo spumeggiare dell’allegria

Celebra la “liturgia dei corpi”

Di due innamorati

Che desiderano spezzare la loro vita

E i loro stessi corpi

A servizio l’uno dell’altra.

Gli sposi sono ministri di questo rito

Ogni giorno della loro ferialità.

E come il pane spezzato

emana una fragranza incontenibile,

e come il corpo di Cristo spezzato

effonde il suo Spirito,

Così i corpi spezzati degli sposi

diffondono la fragranza della fecondità.

Ti si chiamerà con un nome nuovo…

Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma tu sarai chiamata Mio compiacimento e la tua terra, Sposata, perché il Signore si compiacerà di te e la tua terra avrà uno sposo (Is 62, 4).

Questa è la Parola con la quale il Signore si è manifestato una volta per tutte nella mia vita, stringendomi in un abbraccio che mi ha prima accolto, stritolato e poi aggiustato, un abbraccio nel quale si sta così bene che è impossibile lasciare.

Qualche mese prima di arrivare in mezzo a questi frati e queste suore di cui non conoscevo l’esistenza, un paio di amiche ad un matrimonio mi avevano raccontato la storia di Chiara Corbella e io da quel giorno, arrabbiata, incredula e stupita davanti a tanto amore sono entrata in crisi. Profonda crisi. Santa crisi… ora posso decisamente definirla così.

Era già da un annetto che io vivevo inquieta, mi facevo domande sull’esistenza di Dio, non che fossi atea completamente, sono addirittura cresciuta in Azione Cattolica, ma poi ho vissuto un forte e lungo allontanamento che si è tramutato in perfetta disillusione e menefreghismo. Ero molto arrabbiata con Dio, perché non credevo esistesse e perché io ero talmente depressa e infelice che non sentivo l’amore delle persone che avevo accanto né, tanto meno, il suo.

Ma quella notte del 2013  mi sono letteralmente arresa al suo amore, alla sua esistenza e al fatto che la mia vita fosse completamente sua e che potesse fare di me ciò che meglio credeva.

Pian piano ho fatto tutti i corsi possibili e immaginabili che potessi fare li ad Assisi, timbravo tutti i cartellini, come amorevolmente mi prendevano in giro le suore, ma io sentivo di dover prendermi tutto quello al quale, in una vita intera, avevo rinunciato. Ero assetata di quell’Amore così grande che mi aveva risollevato dalla fogna in cui vivevo e volevo camminare verso di Lui.

Ma ero ancora inquieta e infelice, perché ricevevo parole, testimonianze, ma erano sempre per gli altri, mai per me.. avevo 31 anni ed ero già arrivata a pesare 137 kg… vivevo in un sarcofago, in un corpo e in una vita che non erano i miei. Non facevo altro che sentire che Dio mi aveva creata perché mi amava, perché per me aveva un progetto e una promessa d’amore, ma io ero come una che vive una disabilità, stavo su una carrozzina ma a me le gambe funzionavano e questo era quello che più mi faceva arrabbiare, il non riuscire ad avere la forza di amarmi, di alzarmi da quella carrozzina e spiccare il volo

Dopo un anno intenso passato tra Sassari e Assisi, durante l’ultimo corso, feci l’ennesimo colloquio con la mia guida spirituale, che mi ascoltava ogni volta che finiva un corso, e probabilmente ascoltava da un anno sempre le stesse lamentele, le stesse frustrazioni… ma quella volta ci fu un fuori schema incredibile, perché quale strumento di Dio per me, tanto duro e diretto quanto prezioso, mi disse: “basta Anna!! sei qui da un anno, sei arrivata in un modo e ora sei una persona diversa, hai ascoltato tanto e hai capito perché sei infelice, perché non vivi bene la tua obesità, chiuditi in una clinica e dimagrisci”

Inutile dirvi come ho fatto quel viaggio di ritorno, tra lacrime e hostess che mi passavano i fazzolettini…

Era febbraio e per un bel po’ di tempo non tornai più ad Assisi, forse ero arrabbiata, forse ero triste, delusa. Mi affidai ad un frate della mia città e provammo insieme a sviscerare quello che mi avevano suggerito. Ma siccome io sostanzialmente ero una fifona e non sapevo rischiare nella vita, allontanai per un po’ l’argomento dal mio cuore e dalla mia mente.

Gli attacchi d’ansia si inasprirono e ormai alle strette provai a fare memoria di tutto l’amore vissuto nell’ultimo anno, di tutte le Parole di Dio che avevo assorbito come una spugna e mi sono detta “ma che cavolo, io non la voglio più una vita mediocre, io sono davvero preziosa, Dio mi ha amata così tanto da mettermi al mondo, da custodirmi tutti questi anni nonostante io lo ignorassi, da farmi promesse eterne, ma soprattutto ha fatto si che io potessi rialzarmi dal buio, mi ha mostrato la Luce, mi ha detto continuamente che esiste una gioia piena ed è anche per me, io voglio quella Promessa d’Amore, io voglio fare centro nella vita..e voglio farlo con Lui”.

Quella è stata la vera svolta della mia vita, a differenza delle altre non avevo più paura, perché sapevo che stavo andando nella direzione giusta, e così a maggio del 2015, quando pesavo 116 kg, mi sono sottoposta ad un intervento di by pass gastrico. Tra mille paure umane certo, ma con una fiducia e un affidamento che mai avevo provato nella mia vita. Sentivo Dio così vicino, lo sentivo negli amici che mi aveva messo accanto e che mi hanno sostenuto e aiutato in questa scelta, lo vedevo negli occhi dei miei genitori che avevano paura ma che vedendo la mia fermezza comunque mi sostenevano.

Lo ripeterò fino alla nausea e so che molti attorno a me ancora non lo capiscono, ma io non avrei mai preso una decisione così grande senza Dio al mio fianco, senza aver avuto la consapevolezza del suo Amore immenso, illimitato e a volte anche esagerato. Ad Assisi per la prima volta ho ricevuto abbracci talmente potenti che ti aggiustano, ho sentito pronunciare il mio nome con amore e dolcezza, ho ricevuto fratelli in abbondanza…

Dio mi ha permesso di nascere 3 volte: alla vita, quando mi ha ricondotto fra le sue braccia e quando ha fatto si che mi operassi. Ma chi può ricevere così tanta grazia? Beh, tutti direi..tutti siamo chiamati a questa gioia piena. Ora ad un anno e mezzo dal by pass, dopo aver perso 54 kg, una persona praticamente, non posso che ringraziare ogni giorno il Signore per aver operato questo miracolo nella mia vita. Sono ancora in cammino chiaramente, e ora le dinamiche da affrontare con il mio nuovo corpo sono tante, nulla è semplice, sto provando ad amarmi così come sono, ed è la parte più complicata, ma lo sto facendo con accanto Dio che quotidianamente mi ricorda quanto sono bella, e preziosa..

“ti si chiamerà con un nome nuovo che la bocca del Signore indicherà” (Is 62,2b).

E’ proprio vero che il Signore fa nuove tutte le cose, ti raccoglie, ti abbraccia, ti ama e quando serve ti ricostruisce, dobbiamo solo affidarci, crederci, amarLo e seguirLo

Sono appena ritornata da Assisi, ho fatto servizio al vocazionale e al capodanno, perché dovevo in qualche modo restituire tutto quello che avevo ricevuto, ma come sempre ho ricevuto tanto di più io ancora una volta e mi sono resa conto che Dio è veramente illimitato, quando pensi che ti abbia già donato tutto, ecco lo stupore di cose nuove che sanno di buono…

Adesso finalmente “Cammino, corro… Volo!

Anna Rita

Cammina, Corri… VOLA! – VIDEO & FOTO!!!

Carissimi,

Ecco i video ed una carrellata di foto del Capodanno 2017 appena trascorso insieme!

Foto che comprendono la catechesi introduttiva di p. Francesco Piloni, la festa insieme al palazzetto d’Assisi, la celebrazione eucaristica della mezzanotte e la catechesi conclusiva del 1 gennaio tenuta da p. Gianluca Iacomino…

Una serie di momenti diversi che ci hanno permesso, nello stesso tempo, di vivere la serietà e la gioia di un anno per cui ringraziare ed un anno in cui sperare!

Auguriamo a tutti voi una vita ricca di STUPORE e MERAVIGLIA!

Il Signore vi dia pace!

…E il meglio deve ancora venire!

 

Clicca sui seguenti link per vedere i VIDEO:

Catechesi iniziale di p. Francesco Piloni

Omelia di S.E. Mons. Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno

Testimonianza di fra Khukaz, OFM Custodia di Terra Santa

 

Ed ecco le FOTO dei vari momenti:

Un Capodanno che apre a un anno Al Settimo Cielo

Fratelli, buon anno! Buon principio di questo anno nuovo!

Ad Assisi in questi giorni sono passati più di milleottocento giovani. C’ero anche io e forse anche tu. Ma in realtà eravamo molti di più.

La domanda è, perché essere qui per capodanno? Mi è capitato ovviamente che miei amici mi chiedessero dove andavo a per il passaggio dell’anno… alla risposta “Quest’anno sarò ad Assisi” mi chiedevano “Ad Assisi? E cosa fate? Cenone, festa…”

Sì, anche tutto questo. Però in tempi e forse modi un po’ diversi: quasi sempre gli eventi a cui sono stato, o che ho organizzato, erano strutturati con una cena lunga fino a mezzanotte, momento in cui c’era un countdown corale, dopo il quale scattava il brindisi, per accogliere l’anno che iniziava con auguri e felicitazioni, con abbracci e con i cin-­‐cin di bicchieri pieni di spumante… poi solitamente dopo gli auguri iniziava la grande serata, in cui ci si divertiva tutti assieme. Per quello che è la mia esperienza, si usciva fuori, si continuava a fare tanti altri cin-­‐ cin, o si andava a ballare o far festa.

Così solitamente si riempivano le prime luci del nuovo anno. Però, anno dopo anno e capodanno dopo capodanno, sentivo che la serata diventava sempre un po’ più pesante da organizzarsi da decidere cosa fare…finché alla classica domanda ‘cosa fai a capodanno?’ rispondevo ‘Non lo so. Ma chissene frega, tanto è una serata come tutte le altre!’

 Be’ oggi ti dico: No. Non è una serata come tutte le altre. Ha qualcosa di particolare, qualcosa che la rende esclusiva.

Io ho sempre pensato che per essere speciale una serata debba avere qualcosa di straordinario… debba fare rumore, essere rombante avere qualcosa da poter raccontare iniziando con frasi del tipo ‘Vecchio mio, non hai capito che serata è stata ieri!….”

Però dopo un po’ la sensazione era sempre più quella di stare a raccontarmela… di dover dimostrare a qualcuno che avevo passato una bella serata o un bel capodanno. Ma era vero? No. E allora? E allora chissene frega! tanto è una serata come tutte le altre! un po’, insomma, come la volpe con l’uva, nella favola di Esopo.

Il capodanno è invece un momento un po’ speciale e la sua particolarità è un’attribuzione di significato. Cosa vuol dire? Vuol dire che il capodanno è SI, oggettivamente, una serata come tutte le altre ma NO, personalmente non lo è! per Te, per Me, per ciascuno, non lo è.

C’è un capodanno, e c’è il tuo capodanno, che è quello che festeggi dentro di te, da solo, nell’intimo del tuo essere; quello che mi fa dire: ‘Buon principio Luca, ed eccoci qua di nuovo.’ Le ricorrenze. Il capodanno è un po’ come il tuo compleanno. Solo che non è solo tuo, è di tutti! Ognuno sa che anno compirà in questo 2016 … 25 anni, 27, 30 anni 35…. Ognuno ha i suoi, ma si è insieme a celebrare questa entrata, ognuno nella sua particolarità. Nel suo anno.

Ti confesso che spesso questo secondo tipo di capodanno, di cui parlavo prima, lo sentivo appena; forse era a questo che serviva il rombare e il rumore della serata di capodanno. A soffocare questo augurio velato e appena percepibile… questo augurio intimo che faceva un po’ paura. Il fatto è che comunque questo augurio, terribilmente velato, si faceva sentire in ogni caso! Magari non durante la serata, quella era Mia! E io non permettevo a nessun augurio velato di impadronirsi della Mia serata. Però poi solitamente il giorno dopo, quando mi svegliavo, tardi, tutto rintronato (per non dire rincoglionito) e magari ancora un po’ traballante, le mie difese erano abbassate e quella voce mi diceva ‘Buon principio Luca, ed eccoci qua di nuovo.’ E be’ per lo meno io a quella voce inconsciamente spesso rispondevo: ‘Buon principio un c***! Speriamo solo che non sia un anno come questo che è passato!’

…e cominci così il tuo anno…

Perché ti dico queste cose? Perché io in queste due serate di capodanno ad Assisi (questa e quella dell’anno scorso) ho riscoperto una cosa importante di questa festa, importanza che mi avevano fatto dimenticare…. importanza che era diluita e annegata nel mare dei festeggiamenti fini a sé stessi, delle ricorrenze che arrivano e ci colgono impreparati…

È stato un passaggio dal mero festeggiare la fine dell’anno sperando che i giorni del nuovo anno siano un po’ migliori, al celebrare l’inizio di un anno nuovo ringraziando per quello che di bello c’è stato in quello appena trascorso.

E in tutto questo c’entra Dio, perché è solo guardando a un Padre comune che puoi veramente augurarti e augurare che sia un anno bello e importante, a persone che riconosci essere tuoi fratelli. A persone che percorreranno insieme a te, che tu lo voglia o no, questo tratto di strada, che è questo anno.

Ecco perché il capodanno ad Assisi: c’è la cena, c’è un festeggiare, c’è un ballare ci sono i cin-­‐ cin, c’è uno stare insieme… ma tutto fa da cornice alla celebrazione nell’Eucarestia dell’inizio di una tappa di cammino lunga un anno, e comune a tutti. A TUTTI. A chi camminerà con noi, a chi s’incontrerà, a chi ci perdonerà, a chi ci lascerà e sarà con noi in altro modo, a chi ci indicherà una direzione… Gioia Dolore Entusiasmo Inquietudini Serenità Perdono…ci saranno anche loro a camminare con noi!

Ma quella voce che ti visita e ti sussurra ‘Buon anno! Eccoci qua di nuovo!’ nel tuo intimo, non soffocarla… tanto prima o dopo torna fuori! Non fare finta di niente e ascolta cosa fa risuonare, perché quella è la strada!

Be’ ecco. Questo è stato il mio capodanno quest’anno. Un Capodanno che apre a un anno Al Settimo Cielo. Questo era il titolo e l’augurio di Assisi per quest’anno.

Vorrei quindi salutarti ricordando queste parole: pensa a un momento in cui ti è sembrato di toccare il cielo con un dito… Ecco. Il sogno di Dio è di non farti solo toccare il Cielo con un dito, perché sarebbe riduttivo, e poi finisce! Il suo desiderio è di farti abitare in questa Dimensione! Io questo voglio, questo desidero per quest’anno! E lo voglio anche per Te! Abitare lì, abitare il Settimo Cielo, abitare il Cuore di Dio! E l’unica porta attraverso cui arrivare al cuore di Dio, lo ricordava nostro fratello Pietro nell’omelia, è fissare lo sguardo sull’amore materno e dolcissimo di Maria, che custodisce il Cuore di Dio, che è suo Figlio, che è il Gesù, il Dio che Salva, L’Emmanuele, il Dio con noi!

E allora buon anno sorella mia, buon anno fratello mio! Nel nome dell’Amore che vince e ogni morte, perché già morto e tornato a vivere una volta e per sempre, un buon anno nello Spirito Santo, che mai abbandona chi lo chiede!

Shalom

Luca

Capodanno 2015 “Qui e Ora: Ora è Qui” – VIDEO

La catechesi di fra Francesco Piloni in Basilica

Scarica da qui il testo della catechesi Capodanno 2015 Qui e ora. Ora è qui

I video mostrati durante la festa in Palestra

Il video introduzione dell’ospite presente

L’omelia della messa della vigilia in Basilica

Capodanno 2015 “Qui e Ora: Ora è Qui” – FOTO

Ecco le foto della serata di Capodanno!

Capodanno 2015 “Qui e Ora: Ora è Qui”

Qui e Ora, Ora è Qui” è stato questo il tema del Capodanno dei Giovani 2015 festeggiato ad Assisi con i Frati Minori della Porziuncola e le suore che vi collaborano. Dopo la catechesi iniziale del tardo pomeriggio davanti alla Porziuncola, si è svolta la festa al Palasir di Santa Maria degli Angeli dove il Signore ha dato appuntamento a circa 1500 giovani.

Durante la festa, che si è svolta all’insegna di balli e canti, sono stati proiettati alcuni video di persone che testimoniavano la capacità di saper cogliere l’attimo e di sapersi donare in modo gratuito.

La vera protagonista, però, è stata la gioia, dono che manifesta la presenza dell’Emmanuele, del Dio-con-noi: per Davide Cerullo, invitato speciale della serata, è stata questa a portarlo alla conversione a Cristo. Il capodanno poi non poteva che continuare in Basilica con la Celebrazione dell’Eucaristia alle 23.30, dove radunati dal Risorto, si è aspettato il nuovo anno sotto lo sguardo di Dio misericordioso e in comunione con tutta la Chiesa per ringraziarLo per i tanti doni ricevuti nel 2014 e mettere nelle Sue sicure mani le nostre buone intenzioni di seguirLo nell’anno nuovo.

“Cosa posso dirvi ancora dopo tutto ciò che già avete ascoltato questa sera?”

Guarda i VIDEO del Capodanno

Guarda le FOTO del Capodanno

Capodanno 2014 “Ti riGuarda”

CATECHESI DEL POMERIGGIO IN BASILICA

FESTA E MESSA DELLA NOTTE

Intervista di Radio Vaticana a p. Francesco Piloni

Comunicato Stampa

Capodanno in Assisi 2013-2014 - Frati Minori Assisi